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Recensione Orpheus To Hell and Back, nostalgia a 8-bit tra gli inferi

Abbiamo giocato e conquistato gli inferi nell'ultima avventura di Orpheus To Hell and Back, titolo in 8 bit sviluppato da Alunite inc, Kibous Enternaiment e Studio Loading che richiama il mito di Orfeo.

Mitologia e retrogaming: un binomio che continua a riservare grandi sorprese. Il fascino del retrogaming mantiene un'attrazione fortissima su una fetta enorme di appassionati, e i progetti che scelgono di riprendere lo stile a 8-bit sono sempre numerosi. Ma la cosa davvero interessante è che spesso non ci si trova davanti a semplici "operazioni nostalgia": molti di questi titoli possiedono un'identità forte e indipendente, capace di brillare di luce propria.


È esattamente da queste premesse che prende vita Orpheus To Hell and Back. L'opera non si limita a scimmiottare l'estetica dei vecchi giochi portatili, ma va ben oltre: lo sviluppo curato da una collaborazione tutta italiana tra Kibou Entertainment, StudioLoading e Alunite Inc.  ha rispettato alla lettera i veri limiti tecnici del Game Boy Color. Il gioco è stato infatti programmato per girare direttamente sull'hardware originale tramite la sua ROM dedicata. Alunite Inc. ne ha curato anche la pubblicazione, dimostrando una visione artistica chiarissima: creare un'avventura tascabile, diretta e senza fronzoli, capace di rievocare i grandi classici portatili del passato.

orpheus to hell and back

Debuttato inizialmente sotto forma di cartuccia fisica per Game Boy, il titolo è sbarcato su Steam lo scorso 13 luglio al prezzo accessibile di 2,99€. Si tratta di un'avventura rompicapo a 8-bit che fonde esplorazione, enigmi e combattimenti per riproporre, in chiave fresca e originale, il celebre mito di Orfeo ed Euridice. Il risultato è un piccolo gioiello "made in Italy" da avere assolutamente in collezione, perfetto per chiunque ami la storia dei videogiochi e le sue reinterpretazioni moderne.


Il mito di Orfeo ed Euridice


Sul piano narrativo, il titolo ripercorre in modo fedele il mito di Orfeo, chiamato a scendere negli Inferi per strappare la sua amata Euridice alla morte. Il tutto prende forma attraverso una struttura di gioco che richiama da vicino le produzioni degli anni '80, ricordando chiaramente l'impostazione dei primissimi capitoli di The Legend of Zelda. Per farsi strada nell'Oltretomba, Orfeo non impugna la solita spada, ma usa la sua fida lira. Questo strumento diventa l'elemento centrale per risolvere enigmi ambientali e sconfiggere spietati boss mitologici.


orpheus to hell and back
Euridice io ti trovero e ti salverò!

Ci troviamo di fronte a un canovaccio essenziale che non sente il bisogno di avventurarsi in intrecci inutilmente complessi: una scelta narrativa coerente con la filosofia minimalista del progetto. I dialoghi, infatti, sono ridotti al minimo e i toni risultano decisamente più leggeri rispetto alla classica tragedia greca. Questa leggerezza non stona, ma anzi offre al giocatore il giusto pretesto per concentrarsi sul gameplay e intraprendere il proprio viaggio negli Inferi.


Una musica può fare ...


Il titolo si basa su una struttura classica e smaccatamente retro. Ogni sezione è composta da piccoli enigmi ambientali e brevi scontri con i nemici decisamente accessibili, che si risolvono spesso imparando il move set degli avversari e studiando l'area circostante. La progressione è scandita da porte che, una volta aperte tramite chiavi o marchingegni, conducono alla sezione successiva.


Il sistema di combattimento ruota interamente attorno alla musica: trattandosi di un'avventura musicale, l'azione passa attraverso l'uso della lira. Tramite questo strumento si possono eseguire tre diverse melodie: il Canto del Fascino, che attira temporaneamente le creature verso Orfeo; il Canto del Sonno, che le immobilizza nella posizione occupata; e il Canto della Paura, che le costringe ad allontanarsi. Questi tre canti si rivelano fondamentali per superare gli ostacoli, i nemici e le trappole presenti nelle varie stanze. In diversi contesti l'approccio può essere personalizzato: un nemico, ad esempio, può essere attirato verso Orfeo facendogli attraversare il fuoco con il Canto del Fascino, oppure spinto a bruciarvi dentro col Canto della Paura. Si tratta di una meccanica che abbiamo apprezzato molto per la sua atipicità, capace di discostarsi dai classici schemi basati sul semplice alternarsi di attacco e difesa.


Orpheus to hell and back
Enigmi e melodie saranno il focus del titolo


L'utilizzo dei tre canti è legato a una barra della stamina ben visibile a schermo, un elemento che impone di dosare con cura ogni mossa durante l'azione. Sul fronte della sopravvivenza, Orpheus fa affidamento su una classica barra vitale composta da cuori, dove un singolo errore di valutazione può condurre rapidamente al Game Over. Proprio in merito alla gestione della sconfitta e in perfetto spirito retro' gaming, il gioco rinuncia ai salvataggi tradizionali per adottare una struttura organizzata a sottopiani: una volta abbattuto un boss si accede a nuove sezioni e aree inedite. In caso di morte, non si viene rispediti all'inizio dell'avventura, bensì si ricomincia dalla prima area successiva al boss appena superato. Tale soluzione rende l'esperienza tutto sommato accessibile, pur continuando a richiedere una buona dose di tempo e un impegno costante per arrivare fino in fondo.


orpheus to hell and back
Uno dei primi boss che non richiederà grossi sforzi.

Gli scontri con i boss richiedono a loro volta l'uso combinato della lira, anche se il livello d'ispirazione e di sfida varia da uno scontro all'altro. Lo stesso discorso vale per l'esplorazione generale: alcune sezioni scorrono via in modo quasi accessorio e lineare, mentre altre si rivelano decisamente più impegnative. Nel complesso, il titolo riesce a rimanere sempre accessibile, ma senza concedersi troppe leggerezze: al giocatore viene comunque chiesta una presenza costante e pochissime distrazioni per non finire al tappeto.


Il peso del Game Boy: quando la rigidità è coerenza artistica


Delle nostre ore con Orpheus: To Hell and Back, i punti dove abbiamo incontrato più resistenza sono stati fondamentalmente due: le brevi sezioni esplorative e la risposta ai comandi di Orfeo. I movimenti restano legnosi, persino un po' spigolosi se analizzati con la sensibilità di oggi, ed è innegabile che al primo impatto possano far storcere il naso a chi è abituato alle fluidità contemporanee. Eppure, a essere del tutto onesti, non ce la sentiamo di bollare questa rigidità come un errore o un difetto di programmazione. Andando a fondo nell'esperienza si capisce chiaramente che tutto fa parte di un disegno ben preciso. C'è una coerenza di fondo con la direzione artistica che lega tutto insieme.


Non siamo di fronte a un titolo che cerca di farsi largo negli scaffali digitali moderni scimmiottando i criteri odierni: parliamo di un'opera pensata fin dal principio attorno alla filosofia (e ai limiti) del Game Boy. Pretendere un sistema di controllo reattivo o "morbido" secondo gli standard attuali non solo sarebbe un'aspettativa fuori luogo, ma andrebbe proprio a snaturare l'operazione. In definitiva, la legnosità del gameplay e il peso dei comandi non sono sbavature, ma tessere di un mosaico retrò ben ponderato. Valutare questo gioco mettendolo a paragone con un prodotto moderno non avrebbe semplicemente senso, finirebbe per misurare il titolo con un metro che non gli è mai appartenuto.


Comparto audio e visivo


Graficamente parlando, la scelta stilistica spacca: siamo in pieno territorio Game Boy / Game Boy Color, ma con quella strizzatina d'occhio chiarissima agli anime anni '80. Vedere gli Inferi popolati da personaggi chibi — con quei testoni enormi e i corpicini piccoli — fa un effetto strano ma azzeccatissimo, dà un tocco nostalgico e persino un po' "puccioso" a una discesa all'inferno. Le mappe dall'alto e in isometrica vanno dritte al punto: poca fuffa, tanti dettagli utili e una pulizia visiva che ti fa capire al volo dove mettere le mani per risolvere i puzzle o come evitare un nemico.


Sul sonoro, però, la sensazione è un po' ambivalente. La colonna sonora in chiptune è una bomba: i pezzi funzionano, hanno personalità e ti fanno capire subito quale melodia della lira stai suonando. Dove casca un po' il palco è sugli effetti audio delle azioni. Quando tiri un colpo o interagisci con l'ambiente, il feedback sonoro è davvero ridotto all'osso, quasi sommesso. Niente che rompa l'esperienza, sia chiaro, ma un po' più di "pancia" e di impatto sonoro nei colpi avrebbe dato tutta un'altra carica ai momenti più concitati.


Verdetto Finale

PRO

CONTRO

  • Stile chibi ispirato agli anime anni '80

  • I 3 canti della lira rendono enigmi e scontri freschi e strategici

  • Un gioiello "made in Italy" imperdibile a soli 2,99€

  • Il feedback sonoro dei colpi è troppo sottotono.

  • Alcuni boss ed aree esplorative sono meno ispirati di altri.

Alla fine della fiera, Orpheus: To Hell and Back non va preso per quello che sembra a un primo sguardo superficiale, ma per quello che è: un gioco fatto e finito per Game Boy Color, programmato rispettando al millimetro l'hardware originale dell'epoca e portato su Steam così com'è, senza annacquare la sua natura.È proprio questo il suo più grande pregio. Non ci troviamo davanti a una di quelle solite operazioni nostalgia patinate che scimmiottano la pixel art per strizzare l'occhio al mercato di oggi; qui si respira l'aria di una cartuccia vera, con tutte le sue rigidità, i comandi legnosi e quell'impostazione d'altri tempi che oggi può far strano ma che ha una coerenza interna invidiabile. Certo, un feedback sonoro un po' più graffiante e qualche movimento meno spigoloso avrebbero reso tutto un pelo più morbido, ma pretese del genere finirebbero solo per snaturare il lavoro fatto da Kibou Entertainment, StudioLoading e Alunite Inc. Per i pochissimi euro a cui viene venduto, è un piccolo pezzo di artigianato nostalgico che merita assolutamente uno spazio in libreria. Un'avventura sincera, tascabile e con una personalità fortissima, perfetta per chi vuole riscoprire la magia di un vero titolo per Game Boy Color senza dover tirare fuori la vecchia console dal cassetto.

Nota: Il titolo non presenta localizzazione dei testi in italiano


Voto Finale: 7.5 / 10







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