Anteprima: The Eternal Life of Goldman - un progetto di cuore
- Edy Ferrone

- 26 feb
- Tempo di lettura: 7 min
Siamo stati invitati a provare la demo di The Eternal Life of Goldman. Dopo due ore di gioco, c’è già davvero moltissimo da dire su questo gioco, anche più del previsto. Scopriamolo nella nostra anteprima.
Cosa succede quando un gruppo di persone decide di imboccare una strada tortuosa in nome di un tributo di genere originale senza prendere scorciatoie che ormai sono fin troppo abituali nel settore videoludico e lo fa con passione? Succede che anni di lavoro vedono nascere dai semi piantati un frutto come The Eternal Life of Goldman.
Questa avventura platform in 2D con protagonista un insolito eroe, che ci appare come un semplice anziano con bastone, è completamente disegnata a mano e cerca di catturare in maniera palese il giocatore con meraviglia, desiderio di scoperta e curiosità. L’ambizioso progetto di Weappy, dopo anni di meticoloso lavoro, si prepara ad essere accolto dai videogiocatori e lo fa presentando al pubblico una demo durante lo Steam Fest 2026.

Abbiamo giocato questa demo nella sua interezza e vogliamo parlarvi di The Eternal Life of Goldman.
Nota: La demo non era localizzata in italiano, ma il gioco finale lo sarà.
La cura nel dettaglio: un gioco che non si trascura
Per la creazione di questo titolo, Weappy non ha concesso a se stesso sconti in termini di creatività: The Eternal Life of Goldman è un platform 2D completamente disegnato e colorato a mano, che, almeno nelle parti provate, non lasciava un centimetro di spazio trascurato nelle sue ambientazioni. Con un level design che parte dal semplice ma ricco di dettagli da assorbire con stupore e piacere, il gioco si sposta già nella prima ora e mezzo di gioco verso una struttura più complessa, che metta in difficoltà il giocatore, stuzzicando la curiosità di scoprire fino a dove si spingerà il platforming del titolo nelle fasi avanzate di gioco.

La demo si è già presentata con un buon bilanciamento in termini di narrativa, esplorazione e combattimento, ponendoci dinanzi a due boss fight, diversi personaggi che ci hanno dato dettagli più o meno vaghi sulla missione principale e una affascinante trama di cornice, che esiste all’esterno del mondo di Goldman e che ci ha intriganti ancora più rispetto all’originale premessa dell’avventura del nostro protagonista. Tutto questo è avvenuto in circa 90-120 minuti di gioco, quindi ci viene naturale affermare con certezza che le basi per un titolo indimenticabile ci siano e come.
Una trama nella trama
Vestiremo i panni di Goldman, un peculiare protagonista, che si ritroverà incaricato di una missione tutt’altro che semplice: uccidere la Divinità, una creatura mistica sulla quale riusciamo ad avere pochissime informazioni. Questa missione, che all’apparenza ci sembra quasi la premessa di qualsiasi videogioco abbiamo mai giocato, è in realtà un innesco che ci lancia nell’Arcipelago e ci pone dinanzi una catena di eventi ed interazioni collegate che ci portano a scoprire il mondo di gioco e i personaggi.
A Goldman non è ancora dato sapere per quale motivo sia stato scelto per questo compito, né esattamente cosa sia questa ‘Divinità’, ma è difficile provare frustrazione dinanzi a questa mancanza di informazioni quando gli intrecci sottostanti sono così intriganti. Lo stimolo a proseguire non è dato soltanto dalla meraviglia scenica o il desiderio di portare a compimento la missione principale; il gioco ricama una fitta rete di eventi collegati che ci coinvolgono e incuriosiscono su tutti coloro che ne fanno parte, sui miti dell’Arcipelago, le leggende e le creature che lo popolano.

A rapire la nostra attenzione è stata poi subito la presenza di una trama di cornice a quello che è il racconto di Goldman. Due voci fuori campo che sembrano essere quella di una donna e di un bambino, infatti, ci mettono dinanzi a qualcosa che potrebbe essere ben più complesso dell’uccidere una Divinità: il complicato rapporto tra un genitore ed un figlio, tra un adulto e un bambino, con tutte le difficoltà nel nascono sulla linea di confine tra ‘è troppo piccolo per comprendere qualcosa di così complesso’ e ‘è abbastanza grande da cominciare a capire da solo e porre domande alle quali neanche un adulto sa rispondere’. Questa dinamica si sviluppa, inoltre, in un evidente rapporto di affetto e conflitto, di precedenti che vengono accennati e mai apertamente citati nella prima ora e mezzo di gioco. Iva, la voce femminile, narra le avventure di Goldman, e Alter, come un bambino farebbe, aggiunge dettagli sfiziosi ma non necessari, e pone domande talvolta difficili per un adulto da gestire.
Entrambe le componenti narrative lasciano il giocatore con un profondo bisogno di scoprire di più e i due intrecci, nel modo in cui si sovrappongono, funzionano alla perfezione, alternandosi con i giusti tempi, non consentendoci mai di distrarci interamente dall’uno o dall’altro. Questa trama nella trama arricchisce il gioco e si inserisce perfettamente nel contesto di un mondo ispirato da leggende e fiabe, che scopriamo essere un racconto a propria volta. Nel complesso, questo esperimento funziona e pone basi solide per una narrativa che lascia il segno, chiaramente da verificare nella versione finale del gioco.
Un bastone che risolve tutto
The Eternal Life of Goldman si presenta, come abbiamo già accennato, come un platform 2D. Elemento centrale della meccanica di gioco è il bastone di Goldman: questi, infatti, è lo strumento utilizzato sia per l’esplorazione, sia per il combattimento. L’anziano protagonista può utilizzare il bastone per rimbalzare e saltare, il che ci consentirà di attraversare gli ambienti ma anche di colpire dall’alto i nemici che incontreremo.
L’utilizzo di questo strumento è arricchito da un sistema di simil-crafting che ci permette in qualsiasi momento di montare e smontare le parti del bastone che troviamo in giro per ottenere risultati diversi quando lo utilizziamo: in alcune aree potrebbe essere necessario saltare più in alto e quindi modificheremo la parte centrale del bastone, mentre in altre saltare troppo in alto potrebbe schiantarci contro degli spuntoni e costringerci a tornare indietro. All’interno della demo, abbiamo avuto la possibilità di modificare con pochi pezzi il bastone, traendo effetti diversi soprattutto dalla modifica del pomello e dell’asta. Dover ricorrere a queste modifiche ha comunque creato un piacevole stimolo e la curiosità di scoprire quante volte dovremmo sostituire le parti nel gioco finale e quali effetti le modifiche non presenti nella demo potrebbero avere.

Ciò che è certo è che la meccanica del bastone richiede qualche minuto di adeguamento, giacché non sono molti i platform in cui possiamo colpire i nemici soltanto dall’alto, in salto. Se non siamo di fronte a nulla di mai visto prima (insomma, l’ormai videoludicamente anziano Mario è famoso per il suo attacco micidiale, il Salto), l’elemento del rimbalzo aggiunge un tocco di originalità, che ci costringe a prendere familiarità con il bastone prima di poterci muovere liberamente. Nel complesso, la dinamica del rimbalzo funziona molto bene sia nell’esplorazione che nel combattimento, mostrando il lato più crudele di sé nelle boss fight, dove ci sono molti elementi a schermo che tentano di colpirci e il rimbalzo ci impedisce di ricorrere a movimenti umanamente naturali. In questo caso parliamo di una rigidità positiva e contestualizzata che costituisce una sfida in più per il giocatore senza mai essere frustrante o punitiva.
Attraverso la ricerca e l’esplorazione è possibile migliorare i parametri in maniera definitiva, uno stimolo che spinge a raggiungere le aree che richiedono un maggior impegno in termini di tempismo e concentrazione. È presumibile, da quanto visto nella demo, inoltre, che ci sia una buona dose di backtracking disponibile: sbloccheremo molto presto nel gioco dei mezzi per muoverci liberamente tra le isole della splendida mappa dell’Arcipelago, e diversi sono i punti in cui ci siamo trovati dinanzi a sentieri che non erano accessibili con le nostre abilità attuali e che ci davano tacitamente appuntamento al momento della scoperta di nuovi poteri o parti del bastone.

L’aspetto artistico: comparto visivo e audio
Dal punto di vista estetico, The Eternal Life of Goldman è un prezioso dono. Abbiamo già menzionato che il gioco è completamente disegnato e colorato a mano, ma anche nel gusto estetico e nella meraviglia di ogni schermata che compone l’ambientazione, il titolo coccola lo sguardo del giocatore in ogni angolo e lo fa con scenari ben diversificati già nella prima ora e mezza di gioco. Dai menù di gioco alle mappe e ai tutorial, ogni dettaglio è curato con un amore che parte dagli sviluppatori e arriva al pubblico in modo diretto, percepibile semplicemente giocando al videogioco. Non c’è mai, pad alla mano, la percezione che un singolo istante di quanto provato sia stato realizzato in maniera superficiale per giungere celermente al risultato. Sembra che sia sempre stata scelta la strada difficile ad ogni bivio, ma questo impegno è stato di certo premiato da un risultato dinanzi al quale è facile restare incantati. Questa percezione arriva nei primi secondi dall’avvio del gioco, quando riceviamo il benvenuto grazie a una introduzione animata estremamente curata e memorabile.
La stessa cura è stata dedicata al mondi di gioco, una mappa di isole colme di miti e leggende da indagare, in cui ogni personaggio col quale interagiamo ha qualcosa di interessante, affascinante o semplicemente divertente da dire (non senza qualche spunto di riflessione un po’ più cupo in qualche occasione). Il momento in cui la mappa si rivela al giocatore lascia meravigliati ed ansiosi di vedere tutto.

Questa visione estetica ed artistica è accompagnata da una colonna sonora che lascia di stucco già dai primi minuti, con una theme principale composta da Kevin Penkin (Mady in Abyss), ma che accompagna per tutto il tempo, promettendo un’esperienza complessivamente indimenticabile dal punto di vista del sonoro.
Nel complesso, è indubbio che sul fronte artistico siamo davanti ad un lavoro che è stato portato avanti per anni con la più totale dedizione e passione, senza tralasciare alcun elemento. Si tratta di uno di quei prodotti che, a contatto con il consumatore, sa lasciare immediatamente un segno in termini di riconoscibilità e sa farsi amare come un qualcosa di nato genuinamente dal cuore umano con lo scopo della creazione stessa e nessun altro fine ‘inquinante’.
The Eternal Life of Goldman si presenta come un platform 2D ricco da tutti i punti di vista. Con un gameplay equilibrato e stimolante, che richiede poco tempo per abituarsi alle meccaniche creative seppur non completamente originali, il gioco porta sempre alla schermata successiva, mantenendo una sfida bilanciata ma crescente già nell’ora e mezzo della demo. E se il gameplay sprona già di suo, il contesto narrativo, che offre due livelli - l’avventura epica di Goldman come storia narrata ad un bambino in un contesto relazionale complesso - lascia con il bisogno di scoprire cosa si cela realmente sotto entrambi i filoni. Artisticamente, il gioco appare già come un prezioso dono, completamente disegnato a mano, ricco da ambientazioni distintive ed accompagnato da una colonna sonora potenzialmente memorabile. Questo primo contatto con The Eternal Life of Goldman è una promessa di alta qualità che ha ottime chance di concretizzarsi. |
Vi invitiamo a provare la demo pubblica su Steam personalmente.






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