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Speciale: 5 giochi che hanno reso mainstream un genere

Ci sono giochi capaci di rompere qualsiasi barriera, perfino quella dei pregiudizi sul genere videoludico di appartenenza. Oggi vogliamo proporvi proprio cinque giochi così, fenomeni che sono riusciti a spezzare le catene che trattenevano i loro simili e a coinvolgere un pubblico al di fuori delle aspettative.

Una volta su cento capita uno di quei giochi; in un’occasione su tante arriva quel titolo che riesce – per originalità, per amore per il dettaglio, per innovazione o per qualsiasi altra caratteristica fuori scala – a rompere il pregiudizio del videogiocatore su di un genere, frantumando la parete della propria categoria ed addirittura espandendo le mura per accogliere nuovi giocatori. Non parliamo di un videogioco che è diventato tra i più popolari nel suo genere, no. Parliamo di un videogioco che ha sconfinato fuori dal proprio giardino a tal punto che i vicini hanno dipinto la propria casa a immagine e somiglianza della sua già a partire dal giorno successivo.


I videogiochi che vi proporremo oggi sono dei titoli che sono riusciti in qualche modo a convincere perfino chi era più ostile al loro genere di appartenenza, trasformandosi non solo in fenomeni di massa, ma in portatori di bandiera che hanno contribuito ad espandere la popolarità del genere stesso, diventando quasi sinonimo della macrocategoria alla quale appartengono.


Vi presentiamo cinque giochi che hanno reso mainstream un genere.


Hollow Knight


Una volta che ci si tuffa nel mondo di Nidosacro, è difficile restarvi indifferenti. È attraverso le sue atmosfere, la sua ambientazione parzialmente gotica, i suoi equilibri di gioco che Hollow Knight, pur non modificando in maniera estrema il genere di appartenenza, i metroidvania, è riuscito a conquistare una fetta di pubblico ben più ampia di quella che si potesse immaginare. Il muto Cavaliere, protagonista di questa punitiva avventura, è partito da un Kickstarter per diventare, milioni di copie vendute dopo, una delle più riconoscibili icone moderne dei videogiochi. Hollow Knight è riuscito tra vendite ed abbonamenti a finire bene o male nella libreria di tutti, dove è raramente stato un semplice gioco in raccolta. Coloro che gli hanno dato una chance ne sono rimasti incantati grazie a suoni suggestivi, musiche impeccabili, un livello di sfida elevato ed una gestione degli Amuleti che fa davvero sentire al giocatore cosa significhi sacrificare qualcosa.


hollow knight metroidvania
Hollow Knight, partendo da niente, ridona vita al genere dei metroidvania con una personalità elegante e silenziosa

Anzi, forse è proprio grazie alla sua fedeltà al genere che questo titolo è riuscito ad aprire la porta ai videogiocatori verso altri titoli. Hollow Knight non stravolge la formula, ma piuttosto la inserisce in un contesto abbastanza accattivante da appassionare il giocatore al punto da far sorvolare perfino su di una difficoltà che, da non conoscitore del genere, potrebbe essere un grosso ostacolo. Capace di stregare e lasciare con una fame di contenuti simili da soddisfare, Hollow Knight è stato un perfetto alleato del metroidvania, spalancando le porte a chi al tempo non sapeva neanche dell’esistenza di questa categoria di videogiochi.


Hades


Anni fa, molti giocatori avrebbero considerato tediosa l’idea di morire, morire e morire ancora in un loop in cui la sazietà del progresso viene percepita a minuscoli bocconi. Nonostante i roguelike abbiano radici risalenti ad oltre quarant’anni, è negli ultimi anni che questo genere è stato nuovamente apprezzato e si è addirittura assestato come uno dei più richiesti. Sicuramente tra i fautori di questo successo c’è Hades, in early access dal 2018, lanciato nel 2020 e seguito, l’anno scorso, da un secondo capitolo d’impeccabile esecuzione. La formula di Hades funziona perfettamente anche per il giocatore meno convinto: l'impareggiabile cast di personaggi tratti dalla mitologia greca - e ctonia nello specifico - offrono assaggi di lore, rivelazioni, dialoghi che approfondiscono i legami del protagonista Zagreus, figlio di Ade e tentatore di fughe dagli Inferi, ad ogni run.


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Hades riesce a fondere l'epicità della mitologia all'ironia sulla stessa, divertendo senza mai trasformare i personaggi in mere caricature (tranne forse Teseo, ma a noi piace così)

Attraverso un universo che fonde il racconto mitologico nella sua accezione più epica con l’ironia di moderna interpretazione su questi personaggi, Hades tiene incollati, fornendo attività da svolgere, relazioni da sviluppare, migliorie ad armi e abilità da implementare run dopo run. I ritmi sono perfetti, sia per quanto riguarda gli scontri, sia per quanto riguarda la narrazione: è questo un equilibrio che il genere esprime nella sua forma più alta attraverso questo gioco che, non a caso, è tra i candidati (e vincitori in alcuni casi) di moltissimi premi nel suo anni di uscita. Attraverso l’esplosiva creatività che permea ogni angolo di questo videogioco, il roguelike rinasce, conquistandosi una nuova fetta di pubblico, decisamente più grande rispetto al passato.


Elden Ring


Da un certo punto di vista, potremmo dividere il percorso della popolarità dei Souls in diverse tappe. Demon’s Souls per primo ha tra il 2009 e il 2010 aperto le porte, creando un genere unico a sé e, di conseguenza, un pubblico specifico già grande a sufficienza da non poter essere considerato ‘di nicchia’. Poi è stato il turno di Bloodborne, che con la sua unicità d’atmosfera e il suo mantello fiero di esclusiva, ha incuriosito molti che ancora erano scettici verso il genere. Sembrerà dunque forse paradossale che ci troviamo qui a parlare di Elden Ring come gioco che ha reso mainstream un genere. Eppure, in parte è così. Poiché la formula dei Souls di FromSoftware, e dei soulslike che li hanno seguiti, è ostile verso il nuovo giocatore, che in tempi moderni è abituato non solo ad un livello di difficoltà più gentile, ma anche ad esplorazioni guidate, questi giochi continuano ad avere una forte barriera all’ingresso per i neofiti. Con Elden Ring, qualcosa cambia.


elden ring
Elden Ring dà ai giocatori una possibilità di gestire i propri tempi e spazi in più rispetto agli altri Souls, grazie alla formula open world

Il fatto che per la prima volta un Souls abbracci la formula dell’open world, ricamando sul successo della stessa nell’ultimo decennio e prendendo quanto di buono c’è in altre produzioni nipponiche, come Zelda Breath of the Wild, incuriosisce e fornisce ai nuovi giocatori un equilibrio più gradevole. Se prima coloro che non erano esperti si trovavano costretti a ripercorrere le stesse aree avanti e indietro per livellare, Elden Ring aggiunge una componente esplorativa superiore a tutti i titoli precedenti, così che, curiosando nell’enorme mappa, il giocatore non si senta mai come se stesse soltanto ‘perdendo tempo a livellare’. Nonostante la mappa, inoltre, non vi è mai la certezza di cosa si troverà dietro l’angolo, se un tesoro, un boss nascosto o un dungeon; tutti elementi che donano ai giocatori un nuovo equilibrio nel genere, accogliendoli a braccia aperte in un mondo sì, ostile, ma troppo stuzzicante per resistere alla sua chiamata.


Baldur's Gate III


Il lavoro che Larian Studios ha svolto su Baldur’s Gate III ha certamente creato un caso di titolo che rompe più di una barriera: non è semplicemente un gioco che riporta in auge gli RPG con visuale isometrica, ma che riesce in qualche modo ad avvicinare il pubblico al gioco di ruolo al di fuori del videogioco. Con la sua campagna basata su Dungeons & Dragons, Baldur’s Gate non si è limitato a testimoniare l’interesse verso questa impostazione videoludica, ma ha anche spinto coloro che ancora erano scettici sul gioco di ruolo in reale a pensare che, forse, forse, quell’esperienza potrebbe poi essere adatta a loro.


baldur's gate iii

A supporto di questa involontaria operazione c’è un cast di personaggi che riesce a camminare in punta di piedi sul limite tra la caricatura e la complessità, generando così, in maniera quasi inquietante, l’impressione di avere a che fare con persone reali. Non ci sono solo dialoghi già scritti per una scena, ma c’è un intero pool di conversazioni influenzate da scelte, affinità, situazioni, che riescono come per incantesimo ad illudere il giocatore di star vivendo una storia dinamica piuttosto che copioni già scritti. Le infinite combinazioni e linee di dialogo che Larian ha inserito in questo gioco, i possibili risultati non sempre prevedibili, riescono a farci sentire come se stessimo giocando una campagna vera e propria, a monte della quale c’è una persona che sta creando, settimana per settimana, una storia apposta per noi ed influenzata da noi. Non è sorprendete che questo gioco abbia raggiunto lo status di fenomeno del web già dal lancio dell’early access su PC.


Clair Obscur Expedition 33


Bisogna fare una premessa. Il genere degli RPG e JRPG a turni non è un genere di nicchia da decenni. I videogiochi di elevato pregio che sono usciti nel corso di questo arco temporale sono così tanti che è veramente difficile considerare questa categoria una categoria non-mainstream. Eppure… esiste un elemento di analisi, più soggettivo che oggettivo, fondato sull’esperienza personale piuttosto che sul mero dato sulla quantità di videogiochi che non possiamo ignorare. Quante volte avrete sentito una persona interessarsi ad un videogioco e poi cambiare quando ha scoperto che il combattimento era a turni? Etichettato come noioso, statico, perfino facile forse da coloro che non conoscono la curva di difficoltà tipica del genere poiché si fermano sempre alle prime ore, il gioco di ruoli a turni è riuscito a subire una stigmatizzazione nonostante la sua popolarità.


clair obscur expedition 33

Nel 2025, però, Clair Obscur Expedition 33 è riuscito a infrangere la barriera del pregiudizio, presentandosi al pubblico con una premessa narrativa troppo accattivante per essere ignorata, un’originalità che colpisce fin da subito ed un bilanciamento del gameplay che, attraverso eventi in real time durante i turni che consentono di schivare, parare e contrattaccare, dà l’illusione che ci sia più azione. Se guardiamo più da vicino, il combattimento in Clair Obscur si trasforma ben presto in un complesso sistema strategico, dove l’originalità del giocatore nel combinare gli effetti attivi e passivi viene premiata con la possibilità di ‘rompere il gioco’ fuori da ogni schema. Eppure, nonostante questo forte focus strategico, Clair Obscur è riuscito a vendersi come un gioco più interattivo, adescando coloro che erano scettici sul turn-based e trascinandoli nel suo mondo indimenticabile e pieno di risvolti. Per la sua profondità narrativa, per la sua colonna sonora impeccabile, per il suo mondo unico, questo gioco ha dimostrato che ci sono giochi a turni che di noioso non hanno neanche un istante a chi magari non ne gioca mai e, dunque, non poteva saperlo.

Tutti questi videogiochi sono stati, a loro mondo, delle pietre miliari per il genere di appartenenza. Non dovrebbe stupire infatti che, ognuno di questi ha ottenuto a modo suo riconoscimenti universali, sia da parte della community, sia attraverso premiazioni ufficiali. Questo è dovuto al fatto che non si tratta semplicemente di bei giochi, ma di videogiochi che hanno saputo lasciare il segno nel e oltre il genere di appartenenza, diventando fenomeni universali che non possono essere ignorati a discapito di ogni pregiudizio.

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