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CRUDELIA: quando l'abito non fa il monaco

Diamo uno sguardo al nuovo "origin movie" targato Disney, questa volta avente come protagonista uno dei cattivi più cattivi dell'intero cinema d'animazione: Crudelia De Mon.



Nata dalla penna di Dodie Smith, autrice del romanzo "La carica dei 101", Crudelia De Mon è riconosciuta universalmente come la cattiva per antonomasia. Il personaggio, portato al successo mondiale grazie alla trasposizione animata a marchio Disney del libro, nasce senza sfumature: Crudelia è cattiva, è senz'anima.

Il suo stesso nome, Crudelia De Mon, sottolinea quanto malvagia sia la sua natura, giocando con le parole crudeltà e demonio e lo stesso vale per il nome originale, "Cruella De Vil", che rimarca gli stessi concetti: De Vil infatti non è che un gioco di parole della parola inglese "devil", diavolo.

Nella storia originale e nell'adattamento Disney, la donna, narcisista ed egoista, ha un solo scopo: rapire i cuccioli di cane dalmata della coppia di sposini Rudy e Anita, per poterne fare una pelliccia. Parliamo di un cattivo monodimensionale, senza umanità, utile allo scopo della narrazione classica, che è quello di contrapporsi agli "eroi" della storia.

Perché fare questa premessa? Tutti conoscono Crudelia De Mon, per cui a che pro fare un "ripasso" di tutto ciò che è e rappresenta il personaggio? Il motivo è presto detto: il nuovo film Cruella vuole narrare della genesi di un villain, dimenticandosi sul finale di ciò che questo comporta. Crudelia è il male, e nel film non ve n'è traccia. Ma andiamo con ordine.


Il film Disney di Craig Gillespie segue lo standard classico di quella che possiamo definire una "origin story": la protagonista e voce narrante Estella (Emma Stone) racconta la propria storia partendo dall'inizio: la nascita, l'infanzia turbolenta dovuta a quel suo lato caratteriale un po' maligno, il soprannome Cruella datole dalla madre, la discriminazione dovuta ai suoi peculiari capelli bianchi e neri, la grande passione per la moda. Rimasta orfana sia di padre che di madre, vivrà una vita da ladra, dopo aver conosciuto Jasper (Joel Fry) e Horace (Paul Walter Hauser), due ragazzini di strada, finchè l'occasione fortunata non le bussa alla porta. Dopo 10 anni di convivenza coi due ragazzi, proprio grazie ad una serie di eventi scaturita dall'aiuto di Jasper, Estella andrà a lavorare per la perfida e senza scrupoli Baronessa (Emma Thompson), la stilista più importante della Londra degli anni '70. Estella, venuta a conoscenza della verità sulla morte della madre di cui tanto si incolpava, comincerà a pianificare una vendetta in grande stile ai danni della Baronessa, cercando in ogni modo di rubarle la scena col suo talento.


La narrazione, dal ritmo serrato, non si permette quasi mai momenti di silenzio e mescola sapientemente dialoghi ben costruiti a musiche tipiche degli anni '70, alternando la classe della Baronessa ad uno stile più glam rock e punk di Estella/Cruella. Giusta anche la dose di ironia, incarnata soprattutto dai personaggi spalla come Jasper e Horace.

Non mancano strizzatine d'occhio alla storia originale, tramite omaggi e sorpresine di vario genere.

Visivamente e musicalmente, questo film è una gioia per i sensi, ma oltre a questo c'è ben poco di memorabile. Sicuramente a causa di una sceneggiatura non proprio brillante che non osa, il film tende un po' a scivolare sul finale, non portando a termine lo scopo che si era prefissato, ossia completare la metamorfosi di Cruella da persona buona a malvagia. In effetti, nonostante la bravura della Stone, è l'altra Emma, la Baronessa, a rubare la scena ogni qual volta appare sullo schermo. Affascinante e col cuore di pietra, la vera cattiva risulta essere proprio lei.


Come in ogni storia classica, ad ogni protagonista che ricopre il ruolo di "eroe" si contrappone un antagonista, un villain, e questo fa sì che noi pubblico finiamo per parteggiare per quel protagonista, perché normalmente le sue intenzioni sono giuste.


Ecco dove questo tipo di film non funziona più.

Ecco il principale problema di queste operazioni commerciali della Disney.


Come nel caso di Maleficent, assistiamo ad una storia che vuole umanizzare, e con cui il pubblico possa empatizzare, di personaggi nati per essere cattivi, senza vie di mezzo. L'idea alla base è buona, perché dà spessore ad uno stereotipo di cattivo che altrimenti è tale per il gusto di esserlo. Conoscere i motivi che stanno alla base della sua cattiveria, raccontarne i drammi personali, le vicende e i trascorsi sono tutti ottimi modi per comprendere ed avvicinarsi emotivamente a questa figura. Il problema è che quando si arriva al punto di dover mettere in atto la trasformazione e far diventare il cattivo ciò che dovrebbe essere, ci si tira indietro.

A che scopo prendere un personaggio negativo, metterlo a nudo, renderlo umano, se poi non lo si finisce di raccontare?

L'idea della Disney del "film per tutti" finisce per far collassare su sé stessa questa idea, perché non ci si può permettere per davvero di raccontare i lati più tetri e oscuri del personaggio in questione. Perché il protagonista, in questa tipologia di film per tutti, deve rimanere in qualche modo una figura positiva per accontentare ogni tipo di pubblico (e dicendo questo guardo ai più piccini).

Mi immagino questa conversazione ai vertici Disney:

"Vogliamo fare un film per grandi e bambini su di una spregevole donna che vuole accoppare dei cuccioli di cane solo per ricavarne una pelliccia, facendola passare per buona e nel giusto?"

"Ma sei impazzito??! Che esempio daremmo!?"

Ne risulta qualcosa di riuscito a metà. Nel caso di Cruella, di una promessa della moda che riesce a realizzare il proprio sogno, ovvero quello di diventare una stilista di successo, risultando a volte nel processo un po' antipatica e sgradevole. E niente di più.


Al bene si contrappone il male, è un archetipo della narrazione. I cattivi sono funzionali alle storie, perché esaltano gli eroi. Per cui, Disney, perché non la finiamo di togliere a questi cattivi quel poco di dignità che rimane loro, e vediamo magari di utilizzare altri soggetti per raccontare storie?

O forse serviva solo di utilizzare un nome così importante e conosciuto come quello di Crudelia De Mon per trascinarci al cinema, poiché di un film che parla di un'anonima ragazza che cerca di diventare stilista non sarebbe importato niente a nessuno? Chissà.


Voto: 7

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