Recensione: The Legend of Heroes: Trails Beyond the Horizon - il ritorno degli eroi
- Luigi Cinquegrana

- 2 giorni fa
- Tempo di lettura: 10 min
The Legend of Heroes, la saga sviluppata da Nihon Falcom ritorna con il suo capitolo definitivo, Trails Beyond the Horizon. Noi lo abbiamo giocato e recensito per voi!
Quando si nomina NIS America, l’associazione con il genere JRPG è pressoché immediata, soprattutto pensando alle numerose pubblicazioni di Jrpg come Ys e The Legend of Heroes.
Nata alla fine degli anni Ottanta come parte del franchise Dragon Slayer, la serie sviluppata da Nihon Falcom si è evoluta nel corso degli anni in un universo narrativo estremamente articolato, composto da una storyline interconnessa che si estende per oltre un decennio e comprende diciassette titoli, suddivisi in diverse sottosaghe. A partire dal 2004, tutti i giochi del franchise rientrano nella sottoserie Trails, vero e proprio fulcro narrativo dell’intera saga. Ogni arco narrativo espande e approfondisce il mondo di gioco, intrecciando personaggi, eventi politici e conflitti su scala sempre più ampia, rendendo la serie un punto di riferimento per gli appassionati del genere.
Trails Beyond the Horizon è stato pubblicato inizialmente in Giappone su PlayStation 4 e PlayStation 5 nel settembre 2024. La versione localizzata in inglese, curata da NIS America, sarà disponibile a partire da oggi 15 gennaio 2026 ed approderà su un ampio ventaglio di piattaforme: PlayStation 5, Xbox Series X|S, PC, Nintendo Switch e Nintendo Switch 2. Il presidente di Nihon Falcom, Toshihiro Kondo, ha definito questo capitolo come il prodotto definitivo della serie, pensato come un punto di convergenza tra l’eredità narrativa costruita nel corso degli anni e un rinnovamento strutturale del gameplay. Un equilibrio tra tradizione e innovazione, arricchito dall’introduzione di nuove meccaniche che andremo ad analizzare nel dettaglio nel corso di questa recensione ufficiale.
La versione è analizzata è quella su Nintendo Switch 2.
Collocazione temporale
Trails Beyond the Horizon fa parte della serie Trails ed è il sequel diretto di Trails Through Daybreak II. Il titolo rappresenta, di fatto, il proseguo iniziato con l’undicesimo capitolo della saga, inserendosi all’interno dell’arco narrativo ambientato nella Repubblica di Calvard. L’arco di Trails Through Daybreak segue le vicende di Van Arkride, una figura a metà tra detective privato e cacciatore di taglie, noto con il titolo di Spriggan, e della studentessa delle superiori Agnes Claudel, che si rivolge a Van per ritrovare otto misteriosi artefatti legati a un enigma dalle potenziali conseguenze apocalittiche. Questa ricerca chefunge da filo conduttore per eventi sempre più complessi, che intrecciano trame politiche, conflitti ideologici e segreti che affondano le radici nella storia del continente.

Proprio per la forte continuità narrativa, Trails Beyond the Horizon è un titolo consigliato principalmente a chi conosce già bene la serie e ha giocato i precedenti capitoli dello stesso filone. In questo episodio fanno infatti il loro ritorno numerosi volti noti, e gran parte dei dialoghi e dei riferimenti a eventi passati rischia di perdere forza e significato se affrontata senza un’adeguata conoscenza dell’universo narrativo di The Legend of Heroes.
Una Reunion per salvare Zemuria
Siamo nell’anno 1209 del calendario di Zemuria, un’epoca che si avvicina a una fine annunciata da un’antica profezia. Il giocatore viene immediatamente calato nei panni di Van Arkride, protagonista dell’arco narrativo Daybreak, senza particolari preamboli o introduzioni dilatate. Fin dalle prime battute, il titolo ci mette di fronte a una fase di test pensata per farci familiarizzare con il sistema di combattimento, attraverso una serie di scontri iniziali che fungono da vero e proprio tutorial integrato. Questa fase si svolge all’interno di un dungeon, nel quale vengono spiegate in modo graduale le meccaniche di base del combat system.
Ben presto, tuttavia, ci rendiamo conto di non essere soli: il controllo passa anche a Rean Schwarzer, storico protagonista di The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel. Durante questa simulazione è possibile alternare entrambi i personaggi, un espediente ludico che anticipa il ruolo centrale che avranno all’interno della storia. Il test include inoltre la presenza di altri volti ben noti ai fan della saga, come Altina Orion, Kevin Graham e Crow Armbrust, trasformando questa sezione iniziale in una vera e propria reunion dei personaggi più iconici. Questa scelta rafforza il legame con i capitoli precedenti, ma allo stesso tempo rende evidente come una conoscenza approfondita della saga sia fondamentale per cogliere riferimenti, dinamiche e implicazioni narrative.
La simulazione è organizzata dall’Agenzia Marduk, che invita i protagonisti a partecipare per testare e valutare i loro poteri. L’obiettivo finale va ben oltre una semplice prova di forza: il titolo introduce infatti uno dei temi più ambiziosi dell’intera serie, ovvero il superamento di un antico tabù di Zemuria, quello di andare oltre l’orizzonte e raggiungere lo spazio attraverso l’utilizzo di satelliti.
Si viene così a creare una forte contrapposizione morale e concettuale tra la profezia che incombe sul destino del continente e la volontà dell’umanità di superare i propri limiti, abbattendo barriere fisiche e ideologiche che hanno dominato i capitoli precedenti. Spetterà ai nostri eroi comprendere l’origine della minaccia incombente e trovare un modo per affrontarla e sconfiggerla.
Un sistema di combattimento ibrido
Il sistema di combattimento, in linea con quanto visto nel dodicesimo capitolo della serie, è costruito attorno a una struttura ibrida che consente al giocatore di alternare liberamente tra azione in tempo reale e combattimento a turni. Questa duplice impostazione permette di adattare l’approccio agli scontri in base alla situazione, offrendo una flessibilità che valorizza entrambe le filosofie di gioco. L’azione in tempo reale, se utilizzata in maniera efficace, consente di ottenere un vantaggio tattico nel momento in cui si effettua il passaggio alla modalità a turni, ad esempio indebolendo i nemici o migliorando la propria posizione sul campo di battaglia.

Al contrario, qualora ci si trovi in una situazione di evidente svantaggio, il gioco prevede una conversione automatica al combattimento a turni, garantendo un maggiore controllo strategico e una gestione più ragionata delle risorse. Questa impostazione ibrida dimostra come non sia sempre necessario scegliere tra un sistema di combattimento puramente a turni o uno completamente action. Trails Beyond the Horizon propone invece una sintesi efficace tra i due approcci, offrendo una possibile risposta alla storica contrapposizione tra questi stili all’interno del genere dei giochi di ruolo, senza sacrificare profondità strategica né dinamismo.
Nel combattimento a turni, il campo di battaglia consente ai personaggi di spostarsi lungo il perimetro dell’area di scontro, rendendo l’azione sensibilmente più strategica. Il posizionamento diventa infatti un elemento chiave, poiché è necessario valutare con attenzione sia il raggio di efficacia degli attacchi sia la disposizione dei nemici sul campo. In base alla posizione del proprio personaggio e a quella degli avversari, il giocatore può quindi scegliere le arti e le abilità più adatte, sfruttandone al meglio il raggio d’azione e l’area d’effetto. Questa meccanica incentiva una pianificazione più ragionata di ogni turno.

Ogni personaggio dispone delle Arts, abilità potenziate e uniche, studiate per rifletterne lo stile di combattimento, affiancate da un set di magie personali. Queste ultime possono essere assegnate a un singolo attacco rapido, eseguibile in tempo reale, garantendo immediatezza e varietà all’azione. Il sistema introduce inoltre l’utilizzo dei cristalli, inseribili in appositi slot e spendibili durante il combattimento per ottenere bonus temporanei, come l’aumento dell’attacco o il recupero di una porzione di energia vitale.
Tuttavia, il cuore strategico dell’esperienza risiede nella gestione di queste risorse: i cristalli funzionano come veri e propri punti azione che aumentano nel corso dello scontro e che, se accumulati, permettono di concatenare più Arts e magie in rapida successione. Spesso, quindi, la scelta più efficace non è consumarli per potenziamenti immediati, ma conservarli per scatenare sequenze offensive più devastanti.
Un’ulteriore novità è rappresentata dalla possibilità, per alcuni personaggi, di potenziarsi durante le battaglie in tempo reale grazie alla modalità Awakening. Van può, ad esempio, accedere alla forma di Grendel, mentre Rean sfrutta la sua abilità speciale di Spirit Unification, e così via. In stato di risveglio, gli attacchi risultano sensibilmente più potenti e diventa possibile utilizzare anche le Dual Arts, tecniche avanzate che combinano due elementi per sferrare colpi particolarmente devastanti. A questo si aggiunge un’altra introduzione significativa: lo Z.O.C., un sistema che consente di manipolare il flusso del tempo, rallentando le azioni dei nemici e, al contempo, aumentando attacco e danni Break. Questo meccanismo rende più agevole infrangere le difese avversarie e portare i nemici in stato di Stun, ampliando ulteriormente le possibilità strategiche durante gli scontri.

ll sistema di combattimento introduce gli AT Bonus, qui denominati BLTZ, che permettono ai membri del gruppo di unirsi in attacchi concatenati, capaci di infliggere ingenti danni anche ai nemici più resistenti. Questa meccanica è fortemente legata alla sinergia del party e valorizza il lavoro di squadra durante gli scontri. L’efficacia dei BLTZ dipende infatti dal livello di affinità tra i personaggi, che può essere sviluppato attraverso specifiche attività di gioco, come eventi dedicati e missioni secondarie denominate missioni di affinità. Queste non solo approfondiscono i rapporti tra i membri del team a livello narrativo, ma sbloccano anche nuove possibilità strategiche in combattimento, rendendo la cooperazione tra i personaggi un elemento chiave dell’esperienza.
Per il resto, le meccaniche rimangono in larga parte fedeli ai capitoli precedenti, con la possibilità di schivare e contrattaccare i nemici eseguendo le manovre con il giusto tempismo. Tornano inoltre le dinamiche più classiche della serie, come la progressione dei personaggi attraverso l’equipaggiamento di nuove armi e accessori, che consentono di affinare ulteriormente statistiche e stile di gioco.
Una struttura narrativa con un po' di esplorazione
Non ci troviamo di fronte a un open world puro, ma a un sistema di esplorazione che si basa principalmente sullo spostamento rapido tra una città e l’altra, supportato da una mappa ricca di punti di interesse. In ogni area urbana è possibile portare avanti la trama principale, affrontare missioni secondarie e partecipare a sub-eventi, mentre l’esplorazione resta circoscritta a zone specifiche, seppur con un raggio d’azione leggermente più ampio rispetto ai capitoli precedenti. Le missioni secondarie risultano particolarmente varie: si passa da incarichi leggeri e quasi ironici, come ritrovare un gattino smarrito o scoprire chi ha lasciato una recensione pubblica negativa nei bagni cittadini, fino a missioni più articolate che culminano in vere e proprie boss battle. Ogni incarico richiede al giocatore di compiere scelte narrative che influenzano l’orientamento del gruppo secondo tre approcci distinti:
Law – Scelte che rispettano la legge, l’ordine e le istituzioni
Gray – Decisioni più pragmatiche e neutrali, spesso moralmente ambigue
Chaos – Azioni spregiudicate, che ignorano o infrangono le regole per raggiungere un obiettivo
L’orientamento scelto va a definire il rapporto con gli NPC, il modo in cui il gruppo viene percepito e lo sviluppo di alcuni eventi secondari. All’interno delle città sono presenti numerosi punti di interesse, tra cui negozi dove è possibile acquistare armi, oggetti e accessori. Ogni volta che un venditore rende disponibile un nuovo articolo, questo viene segnalato sulla mappa con un punto esclamativo, facilitando l’individuazione delle novità e rendendo la gestione dell’equipaggiamento più immediata e intuitiva.

Il Grim Garten
Una delle novità più interessanti introdotte in questo capitolo è il Grim Garten, una sorta di dungeon opzionale pensato per permettere al giocatore di allenarsi, sperimentare il sistema di combattimento e trascorrere molte ore di gioco per rafforzare il proprio party.
All’interno del Grim Garten sono presenti numerosi Realms, sbloccabili in base a specifici eventi e al progresso della storia. I Realms si strutturano come una serie di battaglie affrontate muovendo il personaggio su una griglia, nella quale il giocatore sceglie di volta in volta la casella su cui avanzare fino a raggiungere il boss finale, che sancisce la conclusione del Realm. Ogni casella può nascondere oggetti o tesori, perfino veri e propri dungeon presenti nei Realms che richiedono il completamento di obiettivi specifici per essere portati a termine: può trattarsi, ad esempio, di eliminare un certo numero di nemici, attivare un quantitativo definito di piattaforme o completare obiettivi secondari che aumentano la ricompensa finale. Come anticipato, ogni Realm termina una volta sconfitto il boss conclusivo. Il consiglio è quello di affrontare tutti i Realms non appena diventano disponibili, poiché proseguendo con la trama principale potrebbero non essere più accessibili, rendendo il Grim Garten un contenuto da non trascurare per la progressione complessiva.

Tre punti di vista
Saremo chiamati a guidare tre gruppi differenti: quelli di Van, di Rean e di Kevin/Rufus. Questo approccio permette di vivere i capitoli della storia da tre punti di vista diversi, offrendo una prospettiva più ampia sugli eventi. Durante l’avventura sarà possibile visitare numerosi luoghi della Repubblica di Calvard, alcuni già familiari ai fan della serie e altri completamente inediti, arricchendo l’esplorazione e la narrazione con nuove ambientazioni e scenari.
Comparto visivo e audio
Dal punto di vista grafico, il titolo si presenta definito e fluido, con modelli poligonali dei personaggi molto curati e dettagliati. Le animazioni, sebbene risultino ancora leggermente legnose, non compromettono l’esperienza complessiva. Le texture hanno subito un netto miglioramento rispetto ai capitoli precedenti, anche se rimangono talvolta il punto debole, soprattutto in alcuni scenari più complessi.
Su Switch 2, il risultato è complessivamente molto soddisfacente. Il gioco offre due modalità grafiche, disponibili sia in modalità dock sia in handheld, con la possibilità di scegliere tra 30 FPS fissi (opzione segnalata nel menu di gioco, utile per risparmiare batteria) oppure una modalità a framerate variabile che oscilla tra i 60 e i 120 FPS, decisamente più impegnativa in termini di autonomia della console.
Anche il comparto audio contribuisce all’immersività: il doppiaggio giapponese resta di ottimo livello, mentre la colonna sonora si conferma una vera e propria ciliegina sulla torta, arricchendo l’atmosfera e accompagnando perfettamente le battaglie e le scene narrative.
Verdetto Finale
PRO | CONTRO |
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Trails Beyond the Horizon si conferma il capitolo più completo della serie, capace di richiamare con successo i precedenti giochi, ma al contempo di introdurre elementi innovativi che ne arricchiscono l’esperienza. Non si tratta di un titolo pensato per chi si avvicina per la prima volta alla saga o per chi cerca un’esperienza più casual: resta invece un gioco fondamentale per i fan della serie e per chi attende con entusiasmo il suo prosieguo. Dal punto di vista tecnico, il titolo si mostra più solido rispetto ai predecessori, mentre la sua longevità garantisce ore di gioco senza rischiare momenti di noia. In definitiva, Trails Beyond the Horizon rappresenta un punto di riferimento per la saga, capace di combinare fedeltà alla tradizione e rinnovamento in modo convincente. |
Il gioco non è localizzato in italiano.
Voto Finale: 8.8/10
Ringraziamo Keymailer per averci fornito la chiave per recensire questo titolo.











Finalmente in Italia qualcuno si è ricordato che esce questa perla. Inoltre tra le poche recensioni italiane,questa mi sembra la più esaustiva.