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La storia del videogioco: la prima in casa

Aggiornamento: 27 feb 2021


Dopo aver parlato del pioniere dei videogiochi Bertie the Brain (se ti sei perso l’articolo, puoi leggerlo qui ), parleremo della prima console casalinga mai creata!


Facciamo un piccolo passo indietro e partiamo dal 1967, quando un ingegnere, Ralph H. Baer, e un tecnico elettronico, Bill Harrison crearono il primo videogioco multigiocatore visualizzabile su televisore!

Stiamo parlando di Bucket Filling Game! Il gioco era nientepopodimeno che uno schermo diviso in due, nero sopra (il vuoto) e blu sotto (l’acqua), con una pellicola adesiva da applicare sulla TV a forma di secchio: il gioco era molto semplice, i due giocatori avevano un pulsante a testa in mano e, premendolo sempre più veloce, dovevano svuotare o riempire il secchio (in base al colore del tasto in mano). La prima partita fu giocata proprio dai due sviluppatori il 15 maggio 1967.



Poco tempo dopo, gli stessi Bill e Ralph diedero vita ad un prototipo avanzato di videogioco chiamato “Brown Box”, oggi conosciuta come MAGNAVOX ODYSSEY! Tra la fine degli anni 60 e l’inizio degli anni 70, il prototipo venne rivisto per essere prodotto su larga scala e venne presentato il 24 maggio 1972 per essere commercializzata l’agosto dello stesso anno (e pensare che ora presentano le console anni prima della loro uscita..). Sebbene molti collezionisti reputano la console analogica (data l’aggiunta di un circuito analogico per il controllo di gioco), Baer sosteneva che la console fosse digitale. Il sistema era alimentato a batterie e mancava di capacità audio. La dotazione originale comprendeva 6 schede con all’interno 12 giochi in totale e grazie al cambio di pellicola posizionata sul vetro della televisione, la stessa scheda poteva essere utilizzata per più giochi. In seguito furono rilasciate una pistola ottica e altre pellicole che permettevano di espandere ulteriormente il parco giochi della console.


Dopo l’introduzione sul mercato di PONG, Magnavox denunciò Atari Inc per la violazione di brevetto, dato che il gioco dalle due barre e una palla era quasi identico al gioco di tennis dell’Odyssey, vincendo il patteggiamento. Inoltre, durante gli anni 80, entrò in causa anche con grandi società come Coleco, Activision, Seeburg e Mattel, vincendo o patteggiando in ognuno dei casi! Nella metà degli anni 80 Nintendo citò Magnavox e cercò di invalidare i brevetti sui videogiochi di Baer sostenendo che il primo videogioco fosse “Tennis for Two” costruito nel ’58 da William Higinbotham, ma la corte decise che questo gioco non utilizzava un segnale video e che quindi non poteva essere categorizzato come videogame. Quindi Nintendo perse la causa e continuò a pagare i diritti alla Sander Associates!


Nonostante i buoni propositi, l’Odyssey non ebbe il successo sperato e questo fu dovuto a diversi fattori: la console era venduta solo in negozi Magnavox, ci fu una scarsissima campagna pubblicitaria e molte persone credevano che la console funzionasse solo ed esclusivamente con televisori Magnavox. Successivamente venne applicato un bollino sulle confezioni dei giochi che riportava “work on any television set, black and white or color”(funziona su ogni televisore, bianco e nero o a colori). Il prezzo di vendita era piuttosto alto (100 dollari per la versione base con 6 cartucce e 12 giochi e altri 25 dollari per l’acquisto del fucile ottico che serviva per alcuni giochi inclusi), ma nonostante ciò la Magnavox vendette 330'000 unità con un comparto di 27 giochi e 12 schede (di cui la n. 11 fu annullata).


 

Vi siete persi "l'inizio"? Lo potete trovare qui!


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