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La VideoGame Therapy: cos'è e come funziona

Per molto tempo abbiamo guardato ai videogiochi con sospetto, etichettandoli come potenziali fonti di isolamento e aggressività. Eppure, negli ultimi anni la scienza ha cambiato questa versione: le ricerche hanno dimostrato che I videogiochi possono curare, dando vita a quella che oggi viene chiamata Videogame Therapy (VGT).

Per decenni il mondo del gaming è stato al centro di un acceso dibattito mediatico e sociale, spesso finendo sul banco degli imputati. Dalle preoccupazioni per la sedentarietà agli allarmismi sui presunti legami tra mondi virtuali e componenti violenti, i videogiochi sono stati a lungo percepiti come un “pericolo” per i più giovani, capaci di alienare l’individuo dalla realtà. Questa visione, frenata da pregiudizi e da una scarsa conoscenza, ha ignorato per anni lo straordinario potenziale cognitivo ed emotivo che si cela dietro uno schermo.

 

Per lungo tempo i media hanno confuso la causa con l’effetto, dipingendo il videogiocatore come un individuo fragile o asociale proprio a causa della sua passione. In realtà la psicologia suggerisce una lettura opposta: per molti il videogioco non è fonte di malessere ma una forma di cura. Intere generazioni di gamer hanno utilizzato il gioco come uno strumento per regolare le proprie emozioni, intuendo il loro potenziale molto prima che la medicina lo riconoscesse. È proprio partendo da questa osservazione che la scienza ha compiuto un decisivo passo avanti. La nascita della VGT rappresenta il passaggio da una cura cercata per istinto, ad una terapia clinica; in questo scenario l’intuizione del giocatore viene finalmente riconosciuta, il videogioco smette di essere un luogo di rifugio per diventare uno strumento terapeutico capace di trasformare l’esperienza videoludica in un percorso di guarigione.

animal crossing new horizons
Uno dei giochi con maggiore impatto emotivo e psicologico durante l'isolamento causato dal Covid-19, Animal Crossing New Horizons

La VGT è una frontiera consolidata della psicologia e della riabilitazione. Non consiste semplicemente nel giocare, ma nell’utilizzo consapevole e guidato dei videogiochi all’interno di un percorso terapeutico. Il videogioco funziona come mediatore, uno spazio sicuro dove il giocatore può sperimentare emozioni, affrontare paure e allenare abilità cognitive senza le conseguenze della realtà; vediamo insieme come funziona.

 

Il centro della VGT risiede nella capacità del videogioco di indurre lo stato di flow, introdotto in uno studio introdotto dallo psicologo Mihàly Csìkszentmihàly. In questo stato, il paziente è talmente assorto nell’attività da perdere la cognizione del tempo e/o dei propri limiti fisici o psicologici.


Che cos'è lo stato di flow?


Vi è mai capitato di immergervi in una partita e accorgervi che sono volate ore mentre a voi sembravano passati solo pochi minuti? È quella strana, quasi magica sensazione, in cui il rumore intorno si spegne, le preoccupazioni della giornata svaniscono e persino la percezione del corpo sembra farsi più leggera. In questi momenti non stiamo semplicemente eseguendo dei comandi, siamo diventati tutt’uno con l’azione: i riflessi sono fulminei, le dita si muovono da sole e ogni sfida sembra perfettamente alla tua portata, come se fossimo in uno stato di grazia dove tutto scorre senza sforzo.

 

Molti di noi conoscono perfettamente questa condizione, ma pochi sanno che la psicologia le ha dato un nome specifico: Stato di Flow. Si tratta di una condizione psicologica di massima efficienza dove mente e corpo si muovono in perfetta armonia, non è semplice concentrazione ma una vera fusione tra l’individuo e l’azione che sta compiendo. Il segreto di questa esperienza risiede in un equilibrio sottilissimo tra la difficoltà della sfida e il livello delle nostre abilità personali: se il compito è troppo semplice la mente divaga nella noia, se è troppo complesso invece rimaniamo bloccati. Il flow si attiva in quella zona del nostro cervello che stimola le nostre capacità, rendendo il compito stimolante ma mai frustrante. In questo senso, il flow non è solo una questione di produttività ma rappresenta una forma di felicità: l’attività stessa diventa il premio, smetti di pensare al traguardo e ti godi ogni istante di quello che stai facendo.

sea of solitude

Casi pratici: non tutti i giochi curano allo stesso modo


Entrando più nello specifico, scopriamo che la VGT è una medicina di precisione che utilizza titoli specifici per scopi diversi. Un caso emblematico è EndeavorOTC, il primo videogioco per l’ADHD: attraverso meccaniche di gioco che richiedono attenzione costante, questo titolo stimola le aree del cervello responsabili della concentrazione, agendo in maniera mirata; insomma, grazie a compiti di multitasking frenetico, il gioco costringe il cervello a filtrare le distrazioni, allenando la concentrazione proprio come un muscolo in palestra.

 

Anche i giochi che troviamo nei semplici negozi possono avere effetti terapeutici se usati con metodo.

 

tetris

Pensiamo a Tetris: sembra un semplice rompicapo, ma le ricerche dell’Università di Oxford hanno dimostrato che incastrare i mattoncini colorati può aiutare a prevenire traumi visivi in chi ha vissuto certi tipi di shock. Per i bambini nello spettro autistico, Minecraft rappresenta invece una vera e propria palestra sociale. Grazie ai suoi mondi composti da blocchi prevedibili e logici, offre un ambiente privo dell'imprevedibilità stressante del mondo reale. Qui, i ragazzi possono sperimentare la collaborazione per costruire grandi strutture, imparando a negoziare spazi e ruoli con gli altri in un contesto dove si sentono finalmente sicuri e in controllo.

 

La narrazione, poi, gioca un ruolo cruciale nell'esplorazione dell'io. Titoli come Sea of Solitude Hellblade: Senua’s Sacrifice non si limitano a raccontare una storia, ma immergono il giocatore in metafore visive della psicosi o della depressione. In Hellblade, ad esempio, l'uso dell'audio binaurale permette di percepire le "voci" vissute dalla protagonista, offrendo al paziente (o ai suoi familiari) uno strumento straordinario per dare un nome e una forma a sofferenze altrimenti invisibili.


Infine, l'efficacia di titoli sereni come Animal Crossing risiede nella loro capacità di agire sui ritmi circadiani e sulla stabilità emotiva. Durante l'isolamento forzato causato dalla pandemia Covid-19, la sua routine fatta di compiti semplici e relazioni gentili ha offerto a milioni di persone un "ancoraggio" psicologico. Prendersi cura di un'isola virtuale e interagire con vicini amichevoli ha colmato il vuoto della solitudine, dimostrando che il gioco può essere un rifugio sicuro per ritrovare serenità e senso di comunità.


Le fasi della VGT


Come avviene quindi in concreto una seduta di Videogame Therapy? Bisogna innanzitutto comprendere che non ci si trova di fronte ad una semplice partita tra amici, ma di un intervento clinico strutturato.

 

Il percorso inizia con una fase detta Check-in, durante la quale terapeuta e paziente discutono dello stato d’animo attuale e stabiliscono l’obiettivo della sessione. Che si tratti di imparare a gestire la rabbia o di allentare la soglia di attenzione, questa fase prepara il campo emotivo prima di passare alla pratica.

 

Continua poi con la fase 2, il Gameplay. Il terapeuta può essere un semplice osservatore o un co-giocatore; in titoli di cooperazione come It Takes Two, il medico e il paziente devono coordinarsi: se non comunicano, non avanzano, e sono quindi costretti a forgiare un’alleanza.


it takes two
It Takes Two, vincitore del premio gioco dell'anno 2021, richiede spesso perfetta sincronia tra i due giocatori

 

La fase finale si chiama Processing o Debriefing, che è il momento più importante. Si riflette su cosa è successo nel gioco: perché hai scelto di aiutare quel personaggio? Cosa hai provato quando hai perso in quel livello? L’esperienza vissuta viene quindi trasformata in consapevolezza.


Giocare per guarire: una nuova frontiera del benessere

 

In Italia la VGT sta vivendo una fase di transizione affascinante, sospesa tra un passato di forte scetticismo e un futuro di grande apertura scientifica. Il nostro paese ha faticato a scardinare il pregiudizio del videogioco come attività perditempo o causa di isolamento sociale, ma negli ultimi anni fortunatamente le cose stanno cambiando. Psicologi e ricercatori hanno iniziato a dimostrare che I videogiochi sono strumenti preziosi per curare le persone, non più semplici passatempi. Nonostante questi passi avanti, resta ancora della strada da fare per quanto riguarda la formazione e la regolamentazione.


minecraft

 

Grazie alla divulgazione però molti genitori e insegnanti stanno iniziando a capire che il controller, se usato bene, non serve a scappare dalla realtà ma ad affrontarla meglio.

 

L’obiettivo futuro è far diventare il videogioco il più possibile uno strumento medico, unendo l’esperienza degli psicologi alle nuove tecnologie.

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