The Witcher: la centralità di Geralt e Ciri tra Sangue Antico e amore paterno
- Katia Makenna Campagnaro

- 7 ore fa
- Tempo di lettura: 8 min
In vista del nuovo titolo di CD Projekt, The Witcher IV, esploreremo la verità dei romanzi: dove la Legge della Sorpresa non è un gioco del caso ma un destino segnato, dove il legame tra Geralt e Yennefer sfida ogni incantesimo. In questo contesto, Ciri è soltanto un personaggio o qualcosa di molto, molto più profondo?
La trilogia originale di The Witcher sviluppata da CD Projekt ha consacrato Geralt come una delle icone più amate della storia dei videogiochi, trasformando i romanzi di Sapkowski in un fenomeno globale. Con la conclusione di The Witcher III: Wild Hunt, però, la storia del nostro Strigo ha raggiunto il suo epilogo, aprendo le porte ad una nuova leva.
È stato confermato che Geralt non sarà più il protagonista principale, il ruolo passerà a Ciri che nel primo trailer è stata mostrata con il medaglione della nuova scuola della Lince. Sebbene sia a tutti gli effetti una Witcher per addestramento e stile di vita, è importante ricordare che lei non ha mai eseguito la Prova delle Erbe; la sua incredibile forza non deriva dalle mutazioni genetiche come per gli altri Witcher, ma dal suo potere come portatrice del Sangue Antico, che le permette di viaggiare attraverso lo spazio e il tempo.

Il nuovo titolo non sarà un capitolo isolato ma l’inizio di una nuova saga che esplorerà il mondo attraverso gli occhi di Ciri, con Geralt che apparirà in veste di mentore, un pò come è stato Vesemir fu per lui. Questa consapevolezza rende ancora più affascinante analizzare quanto Ciri sia stata centrale per Geralt: lui l'ha protetta affinché lei potesse, un giorno, diventare la protagonista del proprio destino.
Nota: l'articolo conterrà spoiler, in particolare dalla saga di libri di Sapkowski.
Il rifiuto e la scelta
Per comprendere come Ciri sia perennemente presente nella vita di Geralt, non si può partire dal loro primo incontro, ma da un debito contratto nel sangue, molto prima della nascita di lei. Nei libri la Legge della Sorpresa non è un semplice espediente narrativo, è una forza mistica che lega due persone attraverso l’ignoto. Si basa sul presupposto che il destino riservi sempre qualcosa di inaspettato. Quando un Witcher salva la vita a qualcuno e quest’ultimo non può pagare, il salvatore può invocare la Legge della Sorpresa pronunciando una delle due varianti:
“Mi darai la prima cosa che ti verrà incontro quando tornerai a casa” (spesso un cane, un cavallo o appunto un figlio)
“Mi darai ciò che già possiedi ma che ancora non sai di avere” (qualcosa di inaspettato).
Nei libri viene spiegato che i Witcher non sono sterili solo per un “errore” delle mutazioni ma anche per la trama intessuta nel destino. Non potendo avere figli propri, la Legge della Sorpresa era l’unico modo (oltre a rapimenti e adozioni) per trovare nuovi candidati per la prova delle erbe. Si credeva che un bambino “scelto dal destino” avesse più probabilità di sopravvivere alle mutazioni letali rispetto ad un bambino comune. Il nostro Strigo si trova ad invocare questa legge quasi per sfida durante un banchetto a Cintra, dopo aver salvato la vita a Duny (il futuro Imperatore Emhyr, padre di Ciri). In quel momento Geralt sta cercando di dimostrare che il Destino è un concetto vuoto, chiedendo come pagamento “ciò che possiedi ma che ancora non sai di avere” ma il Witcher non sa che Pavetta, figlia della Regina e compagna di Duny, è incinta.

Da quel momento Ciri entra nella vita di Geralt come un peso morale che lui cercherà di ignorare per quasi un decennio. Nei libri questo rifiuto è cruciale: Geralt non vuole un bambino del destino. Sa benissimo cosa significa essendolo a sua volta, conosce il dolore delle mutazioni e la vita da Witcher. Il Destino però si manifesta con coincidenze impossibili: quando Geralt si inoltra nella foresta druida di Brokilon incontra per caso (e per la prima volta) una bambina smarrita, la nostra Ciri. In quel momento il loro legame si palesa nella forma più pura, l’uno riconosce l’altra in maniera quasi viscerale, come se un filo li collegasse.
La profezia di Itlina
Itlina era una guaritrice e astrologa elfica, facente parte dei Aen Saevherne, una casta elfica dotata di poteri di preveggenza e quindi una vasta conoscenza su passato e futuro. La profezia riguardo il Bianco Gelo recita:
“In verità vi dico, ecco giungere l’era della verità e della scure, l’era del gelo lupino. Giunge il tempo del Bianco Gelo e della Bianca Luce, il Tempo della follia e il Tempo del disprezzo: Tedd Deireàdh, il Tempo della fine. Il mondo morirà tra i ghiacci e rinascerà con il nuovo sole. Rinascerà dal Sangue Antico, da Hen Ichaer, dal seme germogliato. Un seme che non germoglierà ma divamperà in fiamme.”
Nei libri, il Bianco Gelo non è un’entità malvagia o un mostro da abbattere con la spada, ma un mutamento climatico astronomico che spazzerà via la civiltà in circa tremila anni. Ciri non può fermare il gelo con i suoi poteri. Il suo ruolo, come portatrice del Sangue Antico, è quello di essere la “chiave” per sopravvivere. Nei romanzi, la profezia di Itlina è usata da quasi tutte le fazioni per giustificare le loro atrocità:
La Loggia delle Maghe: vuole controllare la discendenza di Ciri per guidare l’umanità verso la salvezza ma sotto il proprio controllo;
Nilfgaard: l’Imperatore Emhyr crede che il suo discendente (che vuole procreare con Ciri) sarà colui che governerà il nuovo mondo dopo la catastrofe;
I segugi della Caccia Selvaggia: inseguono Ciri per riconquistare il potere di viaggiare tra I mondi che gli elfi hanno perso secoli prima.
Il rapporto con Yennefer
Se Ciri è il centro della vita di Geralt, Yennefer di Vergenberg ne è l’orbita necessaria. Nei libri il loro amore è molto più tormentato: non è solo magia, è un legame tra due persone spezzate, entrambe sterili, che trovano in Ciri la figlia che non hanno mai potuto avere. La loro crescita come nucleo familiare è il vero motore della storia, molto più della caccia ai mostri.
Il legame tra Geralt e Yenna è il cuore pulsante dei libri di Sapkowski ed è molto più complesso e maturo di quanto appaia nei giochi o nella serie tv. Per capirlo bisogna partire proprio dall’evento che ha legato le loro vite: l’incontro con il Djinn nel racconto “L’ultimo desiderio”. Nel libro Yennefer sta cercando di catturare un Djinn (un essere molto simile ad un genio della lampada) per curare la propria sterilità, ma la creatura è troppo potente e sta per ucciderla. Geralt, che ha ancora un desiderio a disposizione, capisce che l’unico modo per salvarla è formulare un desiderio che impedisca al Djinn di colpirla. Il testo esatto del desiderio pronunciato da Geralt non viene svelato ma si deduce che abbia chiesto di “legare i propri destini insieme”. Poiché il Djinn non può uccidere il suo padrone, legando il proprio destino a quello di Yennefer, il mostro non può uccidere lei senza uccidere anche lui. Questo ultimo desiderio fa affiorare il grande dilemma che attraversa tutti i romanzi della saga: il loro amore è reale o è solo la magia del Djinn? Questo dubbio rende il loro rapporto instabile, fatto di fughe, tradimenti e riconciliazioni dolorose.

Nei libri il loro legame non è sdolcinato, è fatto di scontri feroci a causa della loro incapacità di gestire le emozioni. Yennefer nasconde la sua fragilità dietro una maschera di freddezza e crudeltà, mentre Geralt la nasconde dietro il codice del Witcher e il cinismo. La vera svolta nel loro rapporto non è la magia del Djinn, ma Ciri: prima di lei, Geralt e Yennefer erano due amanti che non riuscivano a stare insieme. Con l’arrivo della bambina diventano una famiglia: Yenna diventa la madre adottiva di Ciri insegnandole la magia, mentre Geralt accetta il suo ruolo di padre. Il rapporto tra loro due viene descritto come un filo che li riporta sempre l’uno verso l’altra nonostante guerre, amanti e complotti politici. La loro è una tragedia romantica: due persone che il mondo etichetta come mostri ma che lottano per restare umani attraverso l’amore.
La Hansa di Geralt
Geralt non viaggia solo con Rutilia: verso la fine della saga è alla guida di un gruppo di “reietti”. Il momento in cui Ciri scompare, rapita dalle forze oscure e dai portali dimensionali, segna l’inizio della fase più eroica e tragica per Geralt. È qui che nasce la “Hansa”, un gruppo di compagni di viaggio che incarna il concetto di lealtà assoluta. Il nostro Strigo, che per tutta la sua lunga vita si è nascosto dietro il dogma della “neutralità del Witcher”, getta la maschera. Non gli importa più dei Re, delle guerre tra Nilfgaard e i Regni del Nord, o dei mostri che infestano le foreste. Il suo unico obiettivo è Ciri.
In questa ricerca disperata non è solo, attorno a lui si aggregano individui che, come lui, non hanno un posto nel mondo:
Milva (Maria Barring): una cacciatrice umana cresciuta tra gli elfi di Brokilon. Il suo arco salva la vita alla compagnia innumerevoli volte, ma il suo vero cruccio riguarda il sacrificio e il conflitto d’identità (non si definisce né umana né elfa)
Emriel Regis Rohellec Terzieff-Godefray (Regis): un vampiro superiore che ha smesso di bere sangue (si definisce astemio). È intellettuale del gruppo, un medico e filosofo che mette costantemente in discussione I pregiudizi che Geralt ha sui mostri che incontra. Il suo legame con lo Strigo è una delle amicizie più profonde dell’intera saga.
Cahir Aep Ceallach: Il cavaliere nilfgaardiano dall’elmo alato che perseguitava Ciri nei suoi incubi. L’uomo mandato a catturare Ciri diventa colui che è pronto a morire per salvarla, non per dovere verso l’Imperatore ma per amore verso la ragazza.
Angoulême: una giovane criminale che Geralt salva dall’esecuzione. Vede in Geralt e Milva le figure genitoriali che non ha mai avuto. Porta ironia e spensieratezza nel gruppo.
Ranuncolo (Dandelion): Il bardo, l’amico di una vita. Sebbene sia spesso la spalla comica, nei libri la sua fedeltà a Geralt è incrollabile. È lui che mette per iscritto le gesta della Hansa, trasformando la loro missione in leggenda.
Sapkowski non concede sconti ai suoi eroi: nell’epico e disperato assalto finale per ricongiungere la sua famiglia, il legame della Hansa viene messo alla prova nella maniera più crudele. La loro dedizione diventa la testimonianza suprema di quanto Ciri sia diventata importante: non è solo la figlia di Geralt, ma una speranza vivente per la quale ogni sacrificio acquista un senso profondo.

Ciri: la ragione per cui Geralt è diventato un uomo
La costante presenza di Ciri nella vita di Geralt culmina in un finale che è allo stesso tempo tragico e sublime. Dopo aver perso quasi tutto e aver affrontato i mostri più oscuri (sia umani che non), Geralt arriva alla fine del suo viaggio.
L’epilogo dei libri ci mostra uno Strigo che ha compiuto il suo destino, non quello di cacciatore di mostri solitario ma quello di uomo che ha imparato ad amare. Nel finale di La Signora del Lago (Geralt ha circa 95 anni, Ciri 16) il legame tra loro si manifesta in un ricongiungimento mistico. In conclusione, esaminare il rapporto tra Geralt e Ciri attraverso i libri di Sapkowski significa analizzare un uomo plasmato dall’amore per una figlia che non ha generato, ma che ha scelto ogni giorno di amare.
Ciri non è solo un personaggio in una saga, è la ragione per cui Geralt di Rivia ha smesso di essere un mutante senz’anima ed è diventato, infine, un uomo.






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