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Metropolis: il cinema del passato forgia il nostro futuro

Metropolis, capolavoro del cinema muto tra Futurismo e Art Déco, rappresenta una società divisa e il progresso come promessa e minaccia. Il film ha influenzato profondamente la fantascienza moderna riflettendo a specchio gli anni Venti. Scopriamo perché tutt’oggi rimane attuale nel raccontare i conflitti umani, avendo anticipato le dinamiche del nostro presente.

Metropolis, amato, acclamato odiato. Uno dei film muti più famosi di sempre, andò perduto nella sua forma originale per via dei vari tagli e modifiche varie fatte nelle diverse versioni. Ad oggi, dopo il ritrovamento a Buenos Aires di un pezzo che si credeva perduto e trovato, è possibile visionare la versione più integrale e completa del film.


Ma di cosa parla Metropolis? Nei prossimi paragrafi di questo breve speciale andremo a scoprire, perché questo capolavoro merita di essere guardato a quasi cento anni dalla sua uscita.


metropolis

Metropolis: Il cinema muto che influenza l’arte moderna


Nel 1927 usciva nelle sale un film destinato a diventare uno dei pilastri dell’immaginario moderno: Metropolis di Fritz Lang. All’epoca fu considerato un’opera monumentale e visionaria, ma anche eccessiva secondo alcuni. Film dall’idea molto particolare che insieme alle complicazioni di registrazione (un insieme di nuove tecniche tra cui effetto Schüfftan e il passo uno) e il fallimento della casa produttrice, portò Lang a odiare quello che da molti viene visto come il suo capolavoro. H. G. Wells, genio della letteratura non ché uno dei padri della fantascienza, lo definì un film sciocco; Buñuel, altro sceneggiatore e regista di una certa fama, lo definì banale e retorico. Queste critiche, sommate alle lodi di Adolf Hitler, che reputava Metropolis uno dei suoi film preferiti, portarono non poco astio nel cuore di Lang che era ebreo da parte di madre.


Oggi invece, a quasi cento anni dalla sua uscita al cinema, Metropolis, capolavoro odiato dal suo stesso creatore, viene visto come una delle rappresentazioni più lucide e simboliche dello spirito degli anni Venti e una delle visioni metaforiche più vicine al nostro futuro.


metropolis

Metropolis non è soltanto il film di fantascienza da cui le più grandi menti hanno preso spunto. Da Ridley Scott con Blade Runner, James Cameron con Terminator e Luc Besson con il suo Quinto Elemento, passando e arrivando persino a Guerre Stellari di George Lucas. Metropolis è il punto d’incontro tra le tre grandi tensioni culturali dell’epoca degli anni Venti: il Futurismo, l’estetica Art Déco e il senso di ricca decadenza. In altre parole, Metropolis è di fatto il ritratto su celluloide di un’intera era.


La fede nella purezza della macchina


Per comprendere la natura di Metropolis dobbiamo per prima cosa parlare del Futurismo, uno dei movimenti che meglio rappresenta l’ottimismo radicale verso le tecnologie e il futuro. Nato nei primi anni del secolo grazie al manifesto pubblicato da Filippo Tommaso Marinetti nel 1909. I futuristi esaltavano la velocità, le macchine, l’industria, la città moderna e la guerra come “pulizia”. L’automobile, l’aeroplano e il treno diventavano simboli di una nuova umanità che voleva liberarsi dal peso del passato. Non a caso nel film sono presenti delle Rumpler Tropfenwagen (le prime automobili ad avere una forma a goccia e pensate per l’aereodinamica) che incarnano l’idea futurista di automobile.


La città industriale dove il ricco si conforma e il povero si copre di sporco si trasforma così in un nuovo sogno per il futuro. Metropoli gigantesche di acciaio e cemento, linee ferroviarie rialzate, fabbriche e fili elettrici ovunque non erano soltanto elementi della vita quotidiana ma diventavano simboli di una civiltà che si stava reinventando ed evolvendo. Il cuore del film è la città omonima di Metropolis, una megalopoli verticale fatta di grattacieli, ponti sospesi, autostrade sopraelevate e macchine gigantesche, che dall’estetica sembra quasi una New York del futuro. E in ciò noi vediamo un’idea geniale che spesso non si nota subito nel film: Metropolis è un organismo vivente.


metropolis freder fredersen

Lang porta all’estremo l’idea della città futuristica, creando la sua città all’apparenza perfetta, glorificando la modernità e l’ingegno umano. Ma esattamente come ogni macchina e ogni organismo vivente, più è bella la superficie, più sarà oscuro il funzionamento di quello che sta sotto. Il tutto si mostra attraverso i cittadini: in superficie vivono i ricchi, tra cui il protagonista maschile Freder Fredersen, immersi nel lusso e nei giardini artificiali popolati di giovane donne attraenti e alla moda (una bellissima superficie); nel sottosuolo, invece, vive Maria, protagonista femminile che mostrerà a Freder dove lavorano le migliaia di operai che mantengono in funzione le macchine e di conseguenza la città (l’oscuro funzionamento). La modernità futurista da Lang viene mostrata sia come una promessa di splendore ma allo stesso tempo come una minaccia, perché lo splendore sarebbe stato per pochi.


L’estetica del progresso


Il Futurismo rappresentava l’ideologia della modernità. Di conseguenza serviva uno stile adeguato a questo futuro. E nell’ormai lontano 1927 questo stile nacque ufficialmente, con l’Exposition Internationale des Arts Décoratifs et Industriels Modernes del1927. Questo stile unico e d’avanguardia che univa eleganza e tecnologia, geometria e lusso venne chiamato Art Déco.


la torre di babele

L’architettura e le scenografie del film incarnano perfettamente lo stile dell’Art Déco, che proprio negli anni Venti stava trasformando il volto delle grandi metropoli come New York, dove trovò una delle sue massime espressioni nel nostro mondo con il grattacielo chiamato Chrysler Building, creato appunto su questo stile artistico. L’art Decò è notabile nelle sue geometrie e nella sua estetica, oltre che all’acciaio che ne costituisce la cima, con i quattro gargoyle a forma di testa d’aquila d’acciaio vicino ad essa, il tutto finemente decorato nello stesso stile. Linee pulite, forme simmetriche, materiali moderni come acciaio e vetro, l’Art Déco rappresentava l’idea che il progresso industriale potesse essere anche esteticamente bello. Grattacieli, locomotive, automobili e persino elettrodomestici venivano progettati come oggetti estetici oltre che funzionali.


Metropolis anticipa questa ideologia estetica della funzionalità e la amplifica: le torri della città sembrano gigantesche sculture - basta pensare alla torre di Babele centrale della città per averne esempio - mentre il traffico aereo e automobilistico disegna una coreografia di movimento continuo, veloce e irrefrenabile. È un mondo in cui la macchina diventa la forma stessa della civiltà.


Il lusso e la decadenza


Accanto all’entusiasmo tecnologico, gli anni Venti svilupparono anche un forte senso di precarietà. Le feste, il jazz e il lusso sembravano mascherare un vuoto morale e sociale. E proprio come la storia di quei tempi, sotto la superficie lucente del film di Lang si nasconde anche un’ombra etica.


La fiducia nel progresso scientifico era stata scossa dal fatto che proprio la tecnologia aveva reso possibile una distruzione su scala mondiale mai vista prima. In questo contesto, molti artisti iniziarono a rappresentare la modernità con toni più ambigui e inquietanti.


metropolis androide

Nel film di Lang, le macchine assumono spesso un carattere quasi mostruoso. In una delle scene più famose, il protagonista Freder vede una centrale industriale trasformarsi in una divinità pagana che divora gli operai. La tecnologia che avrebbe dovuto liberare l’umanità diventa invece una forza che la consuma.


Inoltre, Metropolis introduce anche uno dei primi grandi archetipi della fantascienza moderna non ché una realtà attuale tra qualche anno, l’androide. Il robot femminile creato dallo scienziato Rotwang con le sembianze di Maria rappresenta il lato più inquietante della tecnologia. Non è soltanto una macchina, ma una copia artificiale dell’essere umano, capace di manipolare le masse e provocare caos.


Questa idea di tecnologia che imita e sostituisce l’uomo ispirerà gran parte della cultura di genere del XX e XXI secolo. Dai film di fantascienza ai romanzi cyberpunk fino alla tecnologia del mondo reale, l’ombra di Metropolis continua a riaffiorare di volta in volta sempre più potente e ad oggi quasi reale.


Metropolis lo specchio del presente


A quasi un secolo dalla sua uscita, l’influenza del film è come già detto è sempre più presente e porta anche timore. Molti degli elementi visivi e narrativi introdotti da Lang sono diventati parte integrante dell’immaginario contemporaneo, con città futuristiche ed enormi, società divise tra élite e lavoratori, macchine e strutture industriali che dominano il paesaggio urbano… quasi come se stessimo descrivendo il mondo attuale invece che l’immaginario di un uomo.


Persino l’estetica di opere moderne come la saga di BioShock deve molto alla visione della modernità sviluppata negli anni Venti da Lang. Sì, la trama è basata sul romanzo di Ayn Rand Atlas Shrugged del 1957, ma guardando Rapture è impossibile non vedere Metropolis ma sotto l’oceano. Il tutto a riconfermare che l’architettura Art Déco, il culto del progresso e la successiva decadenza sociale sono temi che riecheggiano chiaramente in quell’universo narrativo.


metropolis

Ciò che rende Metropolis così attuale però è la sua capacità di raccontare i conflitti che non sono mai scomparsi: quello tra tecnologia e umanità; il conflitto tra povero e ricco, caos e ordine, potere e libertà.


Viviamo in un’epoca dominata dalla tecnologia dove l’intelligenza artificiale “cammina” tra noi, l’era delle reti globali e delle città sempre più automatizzate… come Metropolis e Lang avevano profetizzato. Come negli anni Venti, anche oggi il progresso appare allo stesso tempo affascinante, inquietante e l’unica via per il futuro.

Metropolis, film di Fritz Lang non è soltanto un capolavoro maledetto del cinema muto. È la riflessione profetica sul destino della modernità, sulla circolarità della storia che si ripete. Un’opera che, quasi cento anni dopo, continua a ricordarci che ogni grande promessa tecnologica porta con sé una domanda fondamentale: siamo noi a controllare il progresso delle macchine o le macchine a controllare il nostro progresso?

 

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