Godzilla: la metafora della bomba atomica e come si è evoluta nel tempo
- Giuseppe Calzatini

- 9 ore fa
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Cosa si cela dietro il celebre kaiju Godzilla? Non siamo davanti ad un semplice mostro fantascientifico, ma ad una metafora profonda che si è evoluta nel tempo e che cambia in base al narratore.
Godzilla (o Gojira che dir si voglia) è il più celebre dei kaiju del cinema, ma è anche un simbolo dai diversi significati. Nato nel Giappone del dopoguerra, rappresentava inizialmente il trauma e le conseguenze della distruzione provocata dagli Stati Uniti in Giappone. Con il passare dei decenni, tuttavia, la sua immagine ha avuto una metamorfosi: da forza distruttiva a deterrente, fino a diventare in alcune versioni un vero e proprio eroe.
L’evoluzione di Godzilla riflette così l’idea di come è vista e come è stata rappresentata l’arma atomica tra Oriente e Occidente negli ultimi settant’anni.
Il Re dei mostri

Godzilla, il re dei mostri, il Kaiju per eccellenza; eroe, antieroe e villain dalla sua nascita ad oggi. Il gigantesco mostro nato dal cinema giapponese non è semplicemente un dinosauro troppo cresciuto. Godzilla è un simbolo o una metafora della natura umana, un odierno mostro di Frankenstein, nato dalla paura degli uomini dopo che Prometeo ha preso il fuoco.
Le origini
Tutto inizia con il film Gojira, diretto da Ishirō Honda. Nel 1954, in un Giappone ancora profondamente segnato dagli effetti della bomba atomica, uscì questo film. I film sui mostri preistorici all’epoca non erano qualcosa di nuovo, ma qualcosa di ben apprezzato come dimostrano Il mondo perduto del 1925, King Kong del 1933 e Il risveglio del dinosauro del 1953. Questi ultimi due giocarono un ruolo di fondamentale ispirazione per la nascita di Godzilla.

Ma il Re dei mostri è profondamente diverso, dove gli altri rappresentavano la voglia di scoperta dell’uomo dei territori sconosciuti e la paura di ciò che non si conosce, Godzilla è la paura delle conseguenze dell’opera umana incarnata nella forma di un enorme dinosauro radioattivo.
Quando uscì il primo film su Godzilla nel 1954, infatti, il pubblico giapponese riconobbe immediatamente il significato simbolico della creatura. Godzilla non era un mostro gigantesco che distruggeva Tokyo. Era la personificazione della paura della bomba atomica, un’incarnazione vivente della distruzione nucleare portata dagli americani nel 1945. Nel film, infatti, Godzilla viene risvegliato e mutato dalle radiazioni dei test nucleari nel Pacifico. Questo dettaglio è tutt’altro che casuale. Il mostro rappresenta una forza che l’umanità ha creato senza comprenderne veramente le conseguenze. In più, pochi mesi prima dell’uscita del film a marzo del 1954, avvenne il test nucleare americano noto come Castle Bravo nuclear test. Durante questo test una barca da pesca giapponese, la Daigo Fukuryū Maru, venne contaminata dalle ricadute radioattive dell’esplosione. L’incidente provocò una crisi diplomatica e riportò al centro del dibattito pubblico giapponese il pericolo delle armi nucleari. Il trauma era quindi ancora vivo quando Godzilla apparve sullo schermo.
Nel film del 1954, le scene di distruzione sono volutamente costruite per ricordare le immagini delle città devastate dalla guerra. Gli edifici crollano a pezzi, le persone fuggono, gli ospedali sono pieni di feriti e bambini ustionati. In alcune sequenze il pubblico vede chiaramente persone con bende e segni di radiazione, un riferimento diretto ai sopravvissuti delle bombe atomiche chiamati appunto hibakusha (letteralmente traducibile come persone colpite dalla bomba).

Godzilla è un avvertimento metaforico contro le bombe atomiche e la guerra. È la tragedia inevitabile, la forza distruttiva che non può essere fermata. Godzilla è la devastazione atomica.
L’arrivo in Occidente
La situazione cambia radicalmente quando il film arriva negli Stati Uniti. Nel 1956 la pellicola viene adattata e distribuita con il titolo Godzilla, King of the Monsters! Questa versione non è una semplice traduzione del film originale: è un vero e proprio rimontaggio. Molte scene vengono tagliate o modificate, e vengono aggiunte nuove sequenze con l’attore americano Raymond Burr, che interpreta un giornalista presente durante gli eventi del film.
Questo cambiamento non è solo tecnico o commerciale. È anche culturale e politico. Negli Stati Uniti degli anni Cinquanta la bomba atomica aveva un significato completamente diverso rispetto al Giappone. Per gli americani l’arma nucleare era stata lo strumento che aveva contribuito a porre fine alla guerra e a consolidare la posizione degli Stati Uniti come superpotenza globale. L’atomica era certamente vista con timore, soprattutto durante la Guerra Fredda, ma non rappresentava lo stesso trauma nazionale che esisteva in Giappone.
Per questo motivo molti elementi critici nei confronti dell’energia nucleare vengono attenuati nella versione americana. Il risultato è che Godzilla diventa soprattutto un mostro spettacolare, una creatura da film di fantascienza simile a quelle che come già citato popolavano il cinema americano degli anni Cinquanta. In quel periodo Hollywood produceva numerosi film in cui creature giganti mutanti, spesso causate da radiazioni, minacciavano le città.

Nel contesto americano Godzilla perde quindi il suo significato diventando di fatto un elemento spettacolare. Non rappresenta più il dolore di una nazione ferita dalla guerra, ma un pericolo fantastico da affrontare con coraggio e ingegno scientifico.
La guerra tra kaiju come metafora della guerra fredda
Con il passare degli anni, tuttavia, anche il cinema giapponese inizia a trasformare la figura del mostro. A partire dagli anni Sessanta la saga di Godzilla cambia progressivamente tono. Film come Ghidorah, the Three-Headed Monster introducono nuovi mostri e trasformano Godzilla da distruttore assoluto ad arma di contenimento, rappresentando effettivamente il rapporto tra bomba atomica e guerra fredda. Invece di essere la principale minaccia per l’umanità, Godzilla diventa spesso la creatura che combatte altri mostri, diventa un deterrente per evitare altra distruzione.
Questa trasformazione ha diverse spiegazioni. Da un lato il pubblico dei film diventa progressivamente più giovane, e i produttori vogliono creare storie più avventurose e meno cupe. Dall’altro lato, con il passare del tempo, il trauma diretto della guerra si allontana nella memoria collettiva. Le nuove generazioni come già detto devono far conto con la guerra fredda e i nuovi Kaiju dimostrano ciò fungendo da metafora. Nessuno attaccava l’America per paura della bomba atomica e di conseguenza nei film nessun Kaiju vince contro Godzilla che ne è l’incarnazione.
In questa fase Godzilla è ancora visto come pericoloso e imprevedibile, ma non è più semplicemente il simbolo di distruzione di massa, è il simbolo della minaccia che può ribaltare le sorti.
Nuovo millennio, nuovo Godzilla
Ora passiamo alla nota dolente. Godzilla 1998, visto come uno dei peggiori remake mai creati, talmente tanto brutto che la Toho lo denominò semplicemente Zilla ritenendo che la TriStar avesse fatto cadere il prefisso "God" nel raffigurarlo come un semplice dinosauro. Di conseguenza, per distinguerlo dal vero Godzilla, crearono di fatto un Kaiju a sé che si vedrà poi in Gojira - Final Wars del 2004.

Il mostro di questo film non rappresenta nessuna metafora, nessuna paura. È solo un enorme lucertolone che cavalca l’onda di Jurassic Park del 1993. Infatti, le somiglianze con quest’ultimo si notano facilmente. Zilla non è possente, minaccioso o altro, è slanciato, è un T-rex creato dall’energia atomica mentre i suoi cuccioli sono dei Velociraptor, per mimare appunto il rapporto predatore grande e predatore piccolo presente in Jurassic Park.
La dualità moderna del Re dei mostri
Arriviamo comunque ai nostri tempi. Godzilla ha principalmente due interpretazioni ad oggi. Curioso notare come il cosiddetto MonsterVerse prodotto dalla Legendary Entertainment, inaugurato dal film Godzilla del 2014 e proseguito con titoli come Godzilla vs. Kong, la creatura assume un ruolo da eroe rispecchiando a tutti gli effetti l’idea della bomba atomica com’è percepita in occidente oggi, ovvero un’arma potente in difesa dei buoni. In queste storie Godzilla è rappresentato come un “titano”, una creatura primordiale che mantiene l’equilibrio naturale del pianeta. Non è più una metafora della distruzione, ma una sorta di guardiano quasi mitologico.
In queste storie, l’energia nucleare non è neppure una minaccia per Godzilla. Al contrario, diventa una fonte di potere e nutrimento. E ciò mostra l’effettiva concezione occidentale di Godzilla.
D’altra parte, l’evoluzione giapponese del re dei mostri lo ha riportato per certi versi alle origini. Con film come Godzilla Minus One e Shin Godzilla abbiamo una rappresentazione di un ritorno alla dimensione più minacciosa della creatura. In questi film il mostro non è un eroe né un protettore. Torna ad essere una forza devastante che incarna di nuovo la paura dell’energia atomica, ma più che la paura della bomba si tratta della paura del fallimento dei reattori e delle centrali nucleari, mostrando come la paura si evolve ma non sparisce mai.Questo ritorno alle radici della versione orientale dimostra come Godzilla sia simbolo della memoria storica di una nazione e delle paure legate all’era nucleare.

Alla fine, la differenza tra la rappresentazione occidentale e orientale racconta due modi diversi di ricordare lo stesso periodo storico. Per il Giappone Godzilla è nato come la paura della guerra, una creatura che porta con sé il peso della distruzione atomica. Per gli Stati Uniti, invece, è l’eroe che salva vite, che mette fine alle guerre.
Questa multipla identità è ciò che rende Godzilla una figura unica nel suo genere e nella storia del cinema. Pochi personaggi riescono a rappresentare allo stesso tempo un eroe, un antieroe e cattivo, e rimanere impressi nella memoria della collettività.






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