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Neon Genesis Evangelion - La tesi dell’Angelo Crudele

Evitando di affrontare in maniera banale il tema della depressione, Neon Genesis Evangelion esplora il rapporto tra sofferenza, trascendenza e desiderio dell’uomo di superare i propri limiti.

Trentuno anni fa in Giappone un uomo di nome Hideaki Anno, dopo il fallimento commerciale del suo prodotto allora migliore Nadia: The Secret of Blue Water e, soprattutto, dopo la crisi legata al suo studio d’Animazione, Studio GAINAX, attraversò un periodo psicologicamente molto difficile. 


Per la creazione di Neon Genesis Evangelion Hideaki Anno stesso ammise che non partì semplicemente da una storia che voleva raccontare, ma partì dalla propria condizione mentale. È da questa premessa che si propone una particolare chiave di lettura dell'opera: la Tesi dell'Angelo Crudele.


!! Attenzione: Spoiler sulla trama principale. Sconsigliamo la lettura a chi volesse evitarli.


Trascendenza e identità degli Angeli


Ramiel angelo

Con il termine ‘Angelo Crudele’ s’intende una figura filosofico-narrativa capace di rappresentare uno dei paradossi fondamentali di Neon Genesis Evangelion: il desiderio dell'essere umano di trascendere i propri limiti può arrivare al punto di distruggere proprio quelle caratteristiche che lo rendono umano. L'Angelo Crudele non deve quindi essere necessariamente interpretato come un'entità specifica, ma è, prima di tutto, la possibilità di superare la condizione umana.


E proprio per questo è “crudele”.


L'angelo come figura della trascendenza


L'angelo occupa una posizione particolare nell'immaginario umano. Non è completamente umano, ma non è neppure completamente divino. È un intermediario, un essere capace di collegare il mondo umano con una realtà superiore e, in quanto tale, è quindi, per sua stessa natura simbolica, una figura della trascendenza.


In Neon Genesis Evangelion, gli Angeli assumono una funzione ambigua. Sono una minaccia concreta per la sopravvivenza dell'umanità, ma contemporaneamente rappresentano forme di esistenza differenti da quella umana. La loro stessa presenza mette in discussione l'idea che l'uomo sia necessariamente il punto più alto dell'evoluzione. Il conflitto, quindi, non riguarda soltanto la sopravvivenza ma la natura stessa dell'essere umano. Che cosa significa essere umani se esistono forme di vita che potrebbero rappresentare una possibilità diversa dell'esistenza? È a questo punto che entra in gioco Shinji Ikari. Non perché Shinji sia necessariamente un Angelo, ma perché diventa il personaggio attraverso il quale la possibilità della trascendenza viene portata alla sua conclusione estrema.


La crudeltà della salvezza


La crudeltà dell'Angelo non consiste necessariamente nella violenza. Può manifestarsi attraverso la salvezza. 


Ora, immaginiamo un'entità capace di osservare l'umanità e riconoscere le principali fonti della sua sofferenza: la malattia, la morte, la solitudine, il rifiuto e la paura. Se questa entità possedesse la capacità di eliminare tutto ciò? Dal punto di vista puramente utilitaristico, la soluzione sembrerebbe perfetta. Ma qui emerge una domanda molto più difficile: quanto dell'essere umano può essere rimosso prima che l'essere umano stesso scompaia?


Se eliminiamo il dolore, cambiamo il modo in cui attribuiamo valore alle esperienze. Se eliminiamo la solitudine, eliminiamo anche la distanza che separa un individuo dall'altro. Se eliminiamo il rifiuto, eliminiamo anche la possibilità che l'altro possa scegliere. Se eliminiamo la morte, modifichiamo radicalmente il significato del tempo e dell'esistenza. E se eliminiamo completamente la separazione tra le coscienze per eliminare la solitudine, eliminiamo anche l'individualità.


shinji gendo ikari

È esattamente il paradosso del perfezionamento dell'uomo. L'unificazione delle coscienze può essere interpretata come una soluzione definitiva alla sofferenza prodotta dalla separazione. Se non esiste più un confine tra i singoli, non si può più essere realmente rifiutati, ma non si può nemmeno essere realmente distinti. La soluzione al problema della solitudine diventa quindi la distruzione della solitudine attraverso la distruzione della separazione.


E qui compare la prima formulazione della Tesi dell'Angelo Crudele. Per salvare l'uomo dalla condizione umana, bisogna eliminare la condizione umana attraverso il suo perfezionamento.


Il paradosso della trascendenza


Il problema affrontato da Shinji durante gli eventi finali della serie e del film The End of Evangelion può essere espresso attraverso una semplice struttura logica: l'uomo desidera superare i propri limiti, ma alcuni dei suoi limiti costituiscono anche le condizioni che permettono all'individuo di esistere come individuo.


Il limite, quindi, è un ostacolo ma anche una condizione. La separazione limita il rapporto con gli altri, ma permette di essere un individuo distinto. Il corpo limita ciò che possiamo fare, ma permette di avere un'esperienza concreta del mondo. La mortalità limita la durata della nostra esistenza, ma attribuisce valore al tempo. Superare completamente questi limiti non significherebbe semplicemente migliorare l'uomo, ma significherebbe modificarne la natura. E se la trasformazione fosse sufficientemente radicale? Non potremmo più parlare di evoluzione dell'uomo, ma di sostituzione dell'umano.


Questa è la crudeltà della trascendenza: l'essere umano può diventare qualcosa di superiore, ma potrebbe non essere più l'essere umano che desiderava diventare superiore.


La crudeltà non è necessariamente malvagità


La distinzione tra crudeltà e malvagità è fondamentale. Una creatura malvagia potrebbe desiderare la distruzione dell'umanità. L'Angelo Crudele come concetto rappresenta invece il desiderio di salvare l'umanità. Questo lo rende inquietante, perché la crudeltà non deriva dall'intenzione ma dal risultato.


Il perfezionamento dell'uomo non deve essere interpretato semplicemente come una punizione inflitta all'umanità da parte di un ragazzino che soffre. È la realizzazione della promessa di eliminare il dolore prodotto dall'esistenza separata.

Shinji, nel momento in cui entra nel processo di perfezionamento, si trova davanti alla possibilità di vivere in un'esistenza nella quale il dolore provocato dagli altri non può più esistere nella stessa forma. La separazione che lo ha sempre fatto soffrire può essere eliminata. Il problema è che la stessa separazione che permette agli esseri umani di ferirsi è anche ciò che permette loro di essere individui.


Shinji e l'Angelo Crudele


A questo punto per evitare fraintendimenti, spieghiamo meglio il ruolo di Shinji.

gendo yui neo genesis evangelion

Lui non è l'artefice del progetto di perfezionamento dell'uomo. Il progetto viene perseguito dalla SEELE, mentre Gendo Ikari, suo padre, persegue un proprio obiettivo, riunirsi a Yui.


Shinji viene trascinato all'interno di questo processo contro voglia, e attraverso la sua condizione psicologica e le circostanze del Third Impact, diventa colui che può determinarne l'esito. Shinji assume la funzione dell'Angelo Crudele, non perché voglia diventare un dio o voglia dominare l'umanità, ma perché gli viene imposta la possibilità di risolvere il problema che lo tormenta maggiormente, la sofferenza prodotta dal rapporto con gli altri. Se nessuno è separato dagli altri, nessuno può più rifiutare Shinji, ma allo stesso tempo se nessuno è separato dagli altri, nessuno può nemmeno scegliere liberamente di avvicinarsi a Shinji. La salvezza, il perfezionamento, diventa quindi indistinguibile dalla perdita dell'individualità.


neo genesis evangelion seele

E quando Shinji si trova davanti alla possibilità di vivere senza dolore, ma scopre che un mondo privo della possibilità di essere feriti è anche un mondo nel quale il rapporto con l'altro perde la propria natura, decide di annullare tutto.


La perfezione come forma di violenza


Evangelion introduce quindi una concezione quasi perversa della perfezione. Un essere perfetto potrebbe non essere necessariamente un essere felice. Un'esistenza priva di sofferenza potrebbe non essere necessariamente un'esistenza desiderabile. La perfezione implica infatti una definizione precisa di ciò che è corretto e il problema sta nello stabilire anche ciò che è sbagliato. Il problema del progetto di perfezionamento dell'uomo non è soltanto che modifica l'umanità ma è che propone una risposta universale a un problema individuale.


La salvezza diventa quindi una forma di violenza perché viene imposta.


Il rifiuto del perfezionamento


Il momento più importante di Evangelion può quindi essere letto non semplicemente come il rifiuto del processo di perfezionamento, ma come il rifiuto della perfezione imposta. Shinji non scopre che la sofferenza è positiva o che il mondo è un luogo meraviglioso. Scopre che la possibilità della sofferenza è inseparabile dalla possibilità della gioia. Se esiste un altro individuo separato da me, quell'individuo può ferirmi, è vero, ma può anche comprendermi, rifiutarmi; può scegliere di accettarmi. Sì, può farmi soffrire, ma può anche amarmi.


L'individualità è quindi contemporaneamente la fonte del dolore e la condizione della relazione. Eliminare l'una significa eliminare anche l'altra. Per questo Shinji sceglie di tornare a un mondo nel quale può essere nuovamente ferito; sceglie la possibilità che qualcosa possa andare male e anche la possibilità che qualcosa possa andare bene.


Neon Genesis Evangelion e la domanda sull'esistenza umana


Per dovere di completezza, dovremmo parlare anche degli Angeli della serie. Essi, da questa prospettiva, non funzionano semplicemente come mostri da sconfiggere usando un robot.


neon genesis evangelion the end of evangelion

La loro presenza introduce continuamente una domanda sull'identità dell'essere umano e sulla possibilità che l'umanità non costituisca la forma definitiva dell'esistenza. La fantascienza di Evangelion permette così di affrontare una domanda che oggi assume un significato ancora più profondo: se l'uomo potesse realmente superare i propri limiti biologici, dovrebbe farlo? E soprattutto esiste un punto oltre il quale migliorare l'uomo significa creare qualcosa che non è più umano?


Questa domanda appartiene anche al dibattito contemporaneo sul transumanesimo.La tecnologia ci permette progressivamente di intervenire sul corpo, sulla mente e sui limiti biologici dell'individuo. Figure contemporanee come Bryan Johnson, il magnate miliardario famoso per i suoi investimenti sul rallentamento dell’invecchiamento, attraverso pratiche di biohacking e ricerca della longevità, rappresentano una delle manifestazioni più visibili di questo desiderio di superamento dei limiti biologici. La possibilità di intervenire sul corpo umano non implica però automaticamente che ogni trasformazione debba essere considerata un miglioramento. Ed è proprio qui che la domanda di Evangelion torna attuale: migliorare l'essere umano significa necessariamente renderlo migliore?

 

Quindi, cos’è la Tesi dell'Angelo Crudele?


L'Angelo Crudele non è necessariamente un essere malvagio. Non è neanche un distruttore, né una creatura. È soltanto una possibilità. La possibilità che l'essere umano possa finalmente liberarsi di tutto ciò che gli provoca sofferenza.


Ma se la liberazione fosse assoluta, potrebbe richiedere la distruzione di ciò che rende possibile l'esistenza umana: la separazione, l'individualità, la vulnerabilità e più di ogni altra cosa, la scelta.


shinji ikari neo genesis evangelion

L'Angelo Crudele rappresenta quindi una contraddizione della trascendenza. L’uomo desidera superare i propri limiti perché soffre a causa di questi, ma alcuni di quei limiti sono proprio ciò che gli permette di essere umano. E Neon Genesis Evangelion porta questa contraddizione fino alla sua conclusione estrema. Shinji riceve la possibilità di vivere in un mondo nel quale la sofferenza prodotta dalla separazione può essere eliminata. Eppure, sceglie di tornare perché comprende che un'esistenza nella quale non è possibile essere feriti è anche un'esistenza nella quale non è possibile scegliere veramente di stare con qualcun altro, ed è priva di qualsiasi significato e non è possibile darglielo.


L'Angelo Crudele è colui che offre all'uomo la possibilità di smettere di essere umano e gli chiede di chiamarla salvezza. E forse è proprio questa la tesi più crudele di tutte: non abbiamo bisogno di essere perfetti per poter vivere, ma abbiamo bisogno di essere liberi di scegliere cosa diventare, anche quando questa libertà significa poter soffrire.

 

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