Quello che i film di DUNE non dicono: La Prova del Gom Jabbar
- Giuseppe Calzatini

- 18 ore fa
- Tempo di lettura: 6 min
In vista dell’arrivo del terzo film di DUNE, in uscita il prossimo 18 dicembre al cinema, continuiamo a portarvi curiosità e nozioni su questo universo narrativo che non sono molto approfondite nei film.
Se nei precedenti articoli abbiamo parlato dei Mentat e della spezia, oggi approfondiremo qualcosa di molto più specifico, una delle scene più iconiche dell’intero immaginario di DUNE: la prova del Gom Jabbar. Le domande che ci poniamo oggi per spulciare in questo dettagliatissimo universo sono: da dove nasce questa prova? Cos’è realmente? Perché spetta alle Bene Gesserit condurla?
La scatola del Dolore
Entrata in scena nelle prime fasi del film DUNE parte 1 e mostrata brevemente in DUNE parte 2, la prova del Gom Jabbar nella Terminologia dell'Imperium è nota come il nemico autoritario. Il termine, come molte parole dell’universo di DUNE, deriva da parole arabe, in questo caso un complesso delle parole Gôm (nemico, avversario) e Jabbâr (persona autoritaria e tirannica). La prova viene vista spesso dai fan dei film come un test di maturità.
Composto da una scatola che crea una sensazione estrema di dolore stimolando i nervi della mano senza mai toccarli e un ago ricoperto in punta di veleno meta-cianuro, il suo scopo è molto più oscuro e soprattutto antico di quel che sembra. Come la reverenda madre Gaius Helen Mohiam dice a Paul Atreides durante la sua prova: il Gom Jabbar serve a separare gli umani dagli animali.
Le origini della prova
Come tutto quel che riguarda l’universo di DUNE, la prova del Gom Jabbar risale ai tempi della guerra alle macchine pensanti. Come raccontato nella serie di romanzi prequel di Brian Herbert e Kevin J. Anderson, l'umanità non era soltanto schiava delle macchine pensanti. Queste ultime allevavano anche esseri umani selezionati geneticamente per essere docili, obbedienti e incapaci di ribellarsi. Esteriormente, questi erano indistinguibili da qualsiasi altra persona: parlavano, lavoravano e vivevano come tutti gli altri. Ciò che li rendeva diversi era il modo in cui reagivano alle situazioni estreme. Le Bene Gesserit li definivano "animali da lavoro non intelligenti", perché incapaci di dominare i propri istinti e sacrificare il presente per un obiettivo futuro.

Ma gli “animali” sono esseri i cui istinti prevalgono contro la ragione, citando la madre superiora Gaius Helen Mohiam: un animale preso in trappola si staccherà la zampa a morsi per scappare. Un essere umano, invece, è disposto a sopportare il dolore, pianificare e attendere il momento giusto. È proprio questa capacità di controllare i propri impulsi che il Gom Jabbar mette alla prova. Dunque, la razza allevata dalle macchine non può superare la prova a tutti gli effetti.
Alla fine della Jihad Butleriana, la sorellanza Bene Gesserit aveva un grosso problema: le macchine furono bandite ma i loro servi erano ancora in mezzo alle persone. Di conseguenza, le Bene Gesserit crearono la scatola del dolore per poter purificare l’umanità dagli animali, testando il loro sistema nervoso e uccidendoli nel momento in cui fallissero la prova. La resa pubblica della prova da parte della sorellanza portò una scossa al neonato Impero: i cittadini erano stanchi di sapere che la razza di falsi umani si nascondeva in mezzo a loro, talmente tanto che lasciarono alle Bene Gesserit il compito di setacciare le persone, arbitrando sulla loro natura umana o animale.
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I film di Denis Villeneuve scelgono volutamente di non approfondire questo aspetto. Lo spettatore comprende che il Gom Jabbar serve a distinguere gli "umani" dagli "animali", ma il significato storico di questa distinzione e il suo legame con la Jihad Butleriana vengono lasciati quasi completamente fuori dal film, facendo passare la prova più come un rito iniziatico che altro.
Il protocollo Bene Gesserit
La prima cosa che ogni accolita del Bene Gesserit apprende è una frase da otto semplici parole: l’umano non deve mai sottomettersi all’animale. Questa espressione, vista con occhio disattento, potrebbe passare per una metafora di purezza. In realtà è un protocollo portato avanti da diecimila anni dalle stesse donne che setacciano il genoma umano cercando tracce della razza schiava delle macchine.

La prova inoltre assume un significato ancora più importante se collegata al progetto genetico delle Bene Gesserit. Per migliaia di anni la sorellanza ha incrociato le grandi casate nobiliari nel tentativo di creare il Kwisatz Haderach, un individuo capace di vedere dove nessun'altra mente può arrivare. Il Gom Jabbar in tempi più recenti, però, non è una prova che ogni cittadino dell'Imperium deve affrontare. Nel corso dei millenni la sorellanza ha riservato il test soprattutto a individui considerati eccezionali, pericolosi o strategicamente importanti. Il fatto stesso che Paul venga sottoposto alla prova dimostra quanto le Bene Gesserit lo considerassero cruciale per i propri piani. Se egli non fosse stato in grado di superare il Gom Jabbar, avrebbe dimostrato di essere inadatto al ruolo che la sorellanza sperava di vedere emergere dal proprio programma genetico.
Per le Bene Gesserit un candidato inadatto è più pericoloso di un candidato morto. Un potere assoluto nelle mani di qualcuno incapace di controllare i propri istinti rappresenterebbe il fallimento stesso della loro missione.
Le differenze tra film e libro riguardo il Gom Jabbar sono diverse, ma le principali sono due. Nel primo film ciò che gli spettatori non vedono è la reazione di Gaius Helen Mohiam dopo la prova. La Reverenda Madre si aspetta fin dall’inizio che il ragazzo fallisca o almeno ceda in parte al dolore. Quando invece resiste fino alla fine, si trova davanti a qualcosa che non riesce a classificare completamente, ovvero un giovane che potrebbe essere molto più vicino al Kwisatz Haderach di quanto la sorellanza avesse previsto.
Questa possibilità è resa ancora più concreta dai fattori di cui abbiamo parlato nel precedente articolo di approfondimento dedicato a Paul. La seconda differenza si trova in DUNE – Parte 2 e riguarda Feyd-Rautha Harkonnen. Denis Villeneuve sceglie di mostrare anche lui alle prese con il Gom Jabbar, rafforzando il parallelismo con Paul Atreides. Nei romanzi originali, invece, questo episodio non compare: Feyd-Rautha è sì una pedina fondamentale del programma genetico delle Bene Gesserit, ma il lettore non assiste mai a una sua prova del Gom Jabbar.

Il significato filosofico e simbolico del Gom Jabbar
Naturalmente dal punto di vista dello scrittore Frank Herbert il test è a tutti gli effetti una metafora del controllo di sé e del sacrificio. Per Herbert, il Gom Jabbar rappresenta una domanda che attraversa tutta la saga: cosa distingue realmente un essere umano da una creatura guidata esclusivamente dagli impulsi? L'autore suggerisce che la differenza non risieda nell'intelligenza, nella forza o nella cultura, ma nella capacità di dominare i propri istinti e scegliere consapevolmente il proprio destino.
Il significato simbolico della prova è qualcosa di particolarmente affascinante. In quanto la mano è ciò che l'essere umano usa per costruire, creare e manipolare il mondo. Nella prova del Gom Jabbar la mano viene simbolicamente "sacrificata". Paul accetta persino la possibilità di perdere la mano pur di non cedere all'istinto. In termini simbolici, Herbert sta mostrando un individuo disposto a sacrificare una parte di sé per preservare qualcosa di più importante: la propria umanità.

Paul Atreides rappresenta perfettamente sia il simbolismo della prova che la sua filosofia, in quanto supera due volte sia l’idea del controllo di sé sia il sacrificio: la prima contro la scatola, perché non reagisce come un animale intrappolato che tenta di sfuggire alla sofferenza immediata, ma come un essere umano disposto a sopportarla per garantirsi un futuro; e la seconda volta, quando dopo esser diventato effettivamente il Kwisatz Haderach sceglie un destino che lo vede come un tiranno, ma allo stesso tempo ne rifiuta uno ben peggiore. In entrambi i casi, Paul dimostra una forte disciplina, controllo di sé e come sia disposto al sacrificio pur di mantenere la sua umanità.
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Ed è proprio questo il cuore della prova del Gom Jabbar. Non misurare quanto dolore una persona sia in grado di sopportare, ma scoprire se di fronte alla sofferenza, resterà padrona di sé stessa. Per le Bene Gesserit questa è la differenza tra un animale e un essere umano, un protocollo messo in atto per più di diecimila anni e anche nei successivi cinquemila dopo le vicende di Paul Atreides. Nei libri anche i discendenti di casa Atreides vi si sottopongono, ma è tutto in quei capitoli della saga che, purtroppo, difficilmente vedremo sul grande schermo.
In DUNE esiste una profonda ironia nel significato del Gom Jabbar. Per migliaia di anni le Bene Gesserit hanno utilizzato la prova per individuare individui capaci di dominare i propri istinti. Quando finalmente il loro programma genetico produce Paul Atreides, scoprono che un essere umano libero e disciplinato non è disposto a obbedire a chi lo ha creato, portando di conseguenza a verità l’insegnamento fondamentale della Jihad Butleriana stessa: un essere umano non è definito dalla forza, dall'intelligenza o dal potere che possiede, ma dalla capacità di restare padrone di sé stesso quando tutto il resto cerca di controllarlo.






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