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Recensione: Marathon – tra telai, neon e proiettili

Arrivato da qualche settimana sugli store, Marathon in questo breve periodo di vita è riuscito a stupirci sotto molti punti di vista seppur presentando comunque dei difetti.

Il percorso, quasi l’epopea, di Marathon e di Bungie prima di arrivare negli store è ormai argomento ben noto, tra scandali legati al plagio di alcuni asset grafici di gioco (per fortuna questione risolte in favore dell’artista in questione), una generale “fatica” percepita dagli utenti verso gli extraction shooter ed i game as a service, ed ancora più in generale poca fiducia verso Bungie, leggendaria software house che nel corso di un trentennio ha dato vita ad IP iconiche come Halo e nell’ultimo decennio a quella di Destiny. Questo viaggio è finalmente giunto al termine.


Dopo averne parlato in un nostro precedente articolo in cui esprimevamo le nostre prime impressioni è giunto il momento di iniziare a tirare le somme su Marathon, chiacchierato extraction shooter targato Bungie.

Scopriamo dunque insieme in questa nostra recensione come se l’è cavata Marathon in queste sue prime settimane di vita, o meglio, di corsa!


La UESC Marathon Marathon


Nave-colonia già di centrale importanza nella trilogia originale di Marathon, la UESC Marathon continua ad avere un ruolo centrale anche in questo quarto capitolo della saga. Partita ormai più di 300 anni orsono la nave e la sua colonia sono adesso oggetto di dispute da parte delle fazioni attive sulla terra, ciascuna interessata alle risorse ottenibili proprio sulla Marathon.


Marathon

I protagonisti, i corridori, sono individui assoldati dalle fazioni della terra per delle missioni di recupero di vario genere da effettuare proprio sulla Marathon e la sua colonia e che, utilizzando degli alter-ego robotici, i telai, intraprendono queste missioni da remoto.


Benché questo incipit sia narrativamente molto semplice, quasi un pretesto per farci impugnare un’arma e buttarci nella mischia, procedendo nelle missioni e compiendo le più disparate azioni in gioco ci rendiamo conto quanto invece il mondo di gioco di Marathon sia stratificato a modo suo. Ovviamente non possiamo parlare di una narrativa vera e propria visto che il gioco fa affidamento praticamente al 100% sui “codici” (dei trafiletti contenenti informazioni sul mondo di gioco, per somministrarci elementi di trama e di world-building) ma considerando il tipo di gioco ed il pubblico a cui è rivolto, questa scelta ci sembra decisamente opportuna, soprattutto considerando quanto Bungie sia diventata maestra in questo tipo di narrativa dopo l’esperienza con la saga di Destiny e le sue carte grimorio.


Fatta questa panoramica sulla trama e sulle premesse narrative del titolo, passiamo al vero valore del titolo, ovvero il suo gameplay ed il suo gunplay, visto che parliamo di un extraction shooter.


Cerca, spara, sopravvivi, ripeti


Marathon è nel suo core un extraction shooter, il che significa che appartiene ad un sottogenere ben preciso degli sparatutto, e questa fattore influenza totalmente il suo essere.


Selezionato il nostro Telaio, il nostro avatar cibernetico, potremmo scegliere di partecipare a delle missioni in diverse zone della UESC Marathon in delle partite PVP/PVE della durata massima di 25 minuti. In compagnia di altri due Corridori, altri due giocatori, dovremmo muoverci all’interno di mappe di generose dimensioni per raccogliere risorse utili e portare a termine incarichi personali o di squadra mentre permea la costante minaccia di incrociare gli altri tre giocatori della squadra avversaria o peggio, i nemici controllati dal computer. Sulla questione dei nemici controllati dal computer - secondo noi una minaccia ben peggiore degli altri giocatori - torneremo più avanti.


Concentrandoci invece sul lato PVP del titolo possiamo dire di essere rimasti soddisfatti dell’esperienza. Incontrare altri giocatori della squadra avversaria, infatti, può portare a due conseguenze, lo scontro spietato o la conveniente collaborazione.


Marathon

Infatti, il gioco non ci dice mai esplicitamente di abbattere altri giocatori (a meno che non ci capiti uno specifico incarico), ed il più delle volte lo scontro è opzionale, così tanto opzionale da fornire ai giocatori mezzi per far capire agli altri la non ostilità, come messaggi preimpostati come “Non sono ostile” o simili. Questo strumento, ovviamente, va utilizzato saggiamente e con una buona dose di fiducia reciproca, però è interessante notare che, in virtù di questa possibile collaborazione, Bungie si sia già prodigata per aggiungere delle attività che velatamente richiedono la collaborazione dei membri di entrambe le squadre piuttosto che incentivare scontri fini a se stessi. Chiariamo, nessuno ci impone o ci dice di non ingaggiare gli altri giocatori in scontri trasformando il tutto in delle partite di death-match a squadre, però va sottolineato come questo sia solo uno dei possibili approcci alle partite. D’altronde, chiudere una partita con una sconfitta, ovvero con tutti i membri della squadra abbattuti, comporta la perdita del nostro equipaggiamento; quindi, in linea di massima l’importante è arrivare all’estrazione da vivi piuttosto che massacrare i nostri avversari.


Insomma, gli approcci alle partite possono essere molteplici e a nostra discrezione, l’importante è fare squadra con i nostri compagni per massimizzare le possibilità di uscirne vivi!


Quando parliamo invece di nemici gestiti dal computer, la situazione cambia. A differenza dell’ingaggiare scontri con altri giocatori, infatti, affrontare le AI che Marathon ci lancia contro è brutale. Sono forti, precise ed ineluttabili in tutto quello che fanno, soprattutto i comandanti, che forti di un input quasi esagerato di danno, unito alle nostre limitate risorse per curare la barra della salute e gli scudi, risultano molto spesso in scontri ostici e leggermente sbilanciati. Affrontare un gruppetto di nemici in solitaria, insomma, potrebbe risultare fatale per un giocatore poco esperto.


Marathon

Parlando invece meramente del gunplay del titolo, Marathon risulta in un’esperienza estremamente gradevole, con ciascuna arma dotata di un suo feeling ben preciso, e la loro buona varietà sicuramente permette di soddisfare le esigenze di un’ampia gamma di giocatori. Va detto che da questo punto di vista, comunque, c’erano pochi dubbi sul lavoro di Bungie che, forte di praticamente tre decenni di esperienza in fatto di sparatutto, difficilmente avrebbe deluso dal punto di vista del gunplay.


I Telai, quasi da hero shooter


Oltre che le nostre fedeli armi ed i nostri equipaggiamenti in generale un’altra scelta fondamentale in Marathon è quella del nostro telaio. I telai, i nostri avatar cibernetici, non portano con sé solo evidenti differenze estetiche, ma impattano completamente sulle nostre possibilità di gioco ed in generale sul nostro approccio ad esso. Al momento i telai disponibili sono sei + uno, ciascuno con la sua funzione specifica:


  • Telaio Distruttivo, adatto al combattimento a 360 gradi

  • Telaio Assassino, adatto alle manovre stealth

  • Telaio Soccorso, adatto al supporto medico

  • Telaio Furto, adatto al saccheggio di risorse degli altri corridori

  • Telaio Teppista, adatto a combattimenti veloci e dalla mobilità potenziata


Ed infine c’è il telaio ROOK, utilizzabile esclusivamente in partite in singolo, quando insomma si vuole scendere in campo per raccogliere risorse utili senza troppe preoccupazioni.


Marathon


Ma perché il “quasi da hero shooter”? Perché i telai a disposizione non solo sono specializzati in diverse cose come elencato, ma sono equipaggiati con vere e proprie abilità e “super mosse”, ricaricabili tramite dei cooldown, che gli fanno assumere i connotati quasi di personaggi utilizzabili in un qualche hero shooter, anche se per fare un paragone forse più azzeccato potremmo dire che si avvicinano anche alle Classi/Sottoclassi presenti nella saga di Destiny. Come di consueto, il saggio utilizzo di queste abilità al momento giusto potrebbero tirarci fuori da brutte situazioni o addirittura far ribaltare l’esito di uno scontro.


Un gioco che non tende la mano


Un aspetto da non sottovalutare quando ci si approccia a Marathon per la prima volta e nelle prime partite è la sua natura quasi hardcore per il genere di appartenenza. Il gioco, infatti, escluse le indicazioni del primo momento in cui ci spiega un po’ i tasti, sarà poi avido di consigli ed indicazioni. Questo, unito alla generale complessità dei suoi menù (di cui parleremo) ed alla difficoltà negli scontri a fuoco di cui abbiamo parlato poco fa, rende il gioco un’esperienza decisamente impegnativa sia nel primo approccio che per tutto il resto del tempo.


Tante luci al neon


Lo stile grafico e visivo di Marathon è sicuramente uno degli aspetti più divisivi dell’intera produzione. Lo stile scelto, una versione estremizzata del cyberpunk, fatto di luci al neon, colori saturi e forme che passano dallo spigoloso al morbido, il tutto sovrastato da una palette cromatica tendenzialmente fredda, può piacere come non a seconda dei gusti personali, ma è innegabile che tale scelta da parte di Bungie porti con sé punti forti e punti deboli.


Marathon

Un punto forte è sicuramente che con questa veste grafica il titolo possiede una fortissima identità visiva a cui gli amanti del fantascientifico difficilmente possono rimanere indifferenti, ma d’altro canto tali scelte non sono sempre funzionali. Infatti, ci ritroviamo dinanzi a menù di gioco, HUD ed in generale tutto quello che riguarda i testi nel gioco che non sono di facilissima lettura e consultazione. Se consideriamo poi la pienezza di elementi a schermo, soprattutto all’interno dei menù di gioco, diventa facile intuire come la loro semplicità sia stata sacrificata in virtù del puro stile visivo. È infatti un vero peccato, per esempio, doversi sforzare eccessivamente con la vista per poter consultare i Codici, trasposti molto spesso come fossero dei codici su dei vecchi prompt di comando da computer, un po’ alla Matrix.


Da un punto di vista puramente tecnico, invece, il titolo di Bungie si comporta egregiamente, non avendo incontrato mai cali framerate o altre problematiche di natura tecnica in generale.


Verdetto Finale

PRO

CONTRO

  • gunplay solido e di ottima fattura

  • setting di gioco ben scritto e con tanta lore da scoprire

  • i Telai ben si adattano a tutti gli stili di gioco

  • visivamente lascia il segno

  • un po’ squilibrato sotto il punto di vista del PVE

  • le interfacce risultano complesse da consultare e leggere

  • ostico per chi cerca un’esperienza più casual

Giudicare Marathon tenendo conto dell’alone di ostilità che si è venuto a creare sul web stava per rivelarsi fatale. Il gioco, da extraction shooter, fa il suo lavoro più che egregiamente. Pad alla mano il titolo è divertente e soddisfacente, sicuramente con tante nozioni e meccaniche da imparare, ma altrettanto sicuramente con tutti gli elementi del genere al posto giusto. Fiore all’occhiello della produzione è sicuramente il gunplay, profondo ed appagante come ci si aspetta da un titolo Bungie. Lo stile visivo dal canto suo è divisivo da subito ma comunque con una sua personalità ben distinta. Peccato solo per l’eccessiva complessità delle varie interfacce di gioco. Consigliato per gli appassionati di extraction shooter che cercano un’esperienza tosta.


Voto Finale: 8 / 10

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