Recensione: People of Note, il gioco di ruolo incontra i musical
- Edy Ferrone
- 7 ore fa
- Tempo di lettura: 9 min
Nella nuova pubblicazione di Annapurna Interactive, People of Note, sviluppato da Iridium Studios, musica ed RPG a turni si fondono. Abbiamo giocato il gioco nella sua interezza e questo è il nostro verdetto sull’esperimento.
L’ala della pubblicazione di Annapurna Interactive ci ha abituati, nell’ultimo decennio, ad aspettarci sempre qualcosa di unico ed originale. Che si tratti di un esperimento riuscito solo in parte, come nel caso di Twelve Minutes, di una creazione che arriva subito al cuore come Stray, o di un prodotto che viene rivalutato nel tempo fino a diventare un must videoludico, come What Remains of Edith Finch, ciò che è certo, quando ci troviamo dinanzi a questo publisher, è che ci ritroveremo dinanzi ad un videogioco dalla personalità distinta, che non cerca di inseguire ma di dettare, che punta non a ricevere soltanto stimoli dall’esterno, ma di dare personalmente la spinta verso il pubblico con qualcosa che nasce da dentro.
Non dovrebbe quindi sorprendere se, anche oggi, abbiamo tra le mani un videogioco che tenta di emergere con una forte personalità, sia nello stile, sia nell’idea. Questa volta, infatti, il publisher accompagna la creazione di Iridium Studios, che abbraccia la formula già parzialmente sperimentata in Before The Echo, per dare vita ad un RPG a turni immerso in un fantastico mondo musicale, accompagnato da una narrazione visiva ed interamente doppiata.
Rilasciato il 7 aprile, People of Note si trova accidentalmente sulle onde del successo dei turni interattivi e ritmati di Clair Obscur Expedition 33 e le visual e concept di K-Pop Demon Hunters, una premessa che serve solo a dimostrare che gli sviluppatori di certo, in questi anni, hanno saputo leggere l’ambiente e le necessità con la propria idea, incastrandosi con tempismo perfetto nel contesto attuale di ciò che è popolare e anticipandone il successo durante gli anni dello sviluppo.

Abbiamo giocato questo RPG dalle tinte musicali nella sua interezza e siamo pronti a darvi un verdetto nella nostra recensione di People of Note!
Una ragazza, un sogno e… una serie di imprevisti
Il viaggio di People of Note comincia nella maniera più appropriata per una storia la cui protagonista viene dalla città del pop, Chordia, e cioè nel nome di un sogno. Cadence, una giovane carismatica e determinata a raggiungere la fama con la sua canzone, pecca di quella che è l’ingenuità caratteristica di tutte le ragazze che hanno sognato di farcela ed ignora che, soprattutto dietro il mondo del pop pubblico si nasconde una realtà privata dove anche il più prestigioso dei premi cammina su binari già costruiti da qualcun altro.

Nonostante ciò, la nostra eroina riesce a ritagliarsi uno spazio ed ottenere la chance della sua vita, ma qualcosa manca. Il suo brano sembra incompleto, la sua musica semplicemente pop non può distinguersi dagli altri in una realtà in cui ogni regno è associato ad un semplice genere musicale e, nella sua città, tutti fanno più o meno quello che propone anche lei. Comincia così la missione di Cadence alla ricerca di musicisti per la band che l’aiuterà a fondere generi musicali e creare qualcosa che si distingua. Accidentalmente, questo viaggio la porterà alla scoperta di un complotto le cui conseguenze potrebbero essere potenzialmente distruttive. People of Note non è solo una storia di carriera, di musica, ma è una storia di crescita. Coinvolta in qualcosa di più grande di lei, Cadence è una protagonista non banale, che è divisa tra il proprio sogno e ciò che è giusto; che dimostra sì, la sua bontà d’animo, ma anche la sua giovane età, con i capricci e la spregiudicatezza che dovrebbero caratterizzarla.
In questo passaggio, il titolo è molto conservativo e rispettoso della formula degli RPG, poiché l’avventura si presenta come una missione di tipo personale e si sposta verso un obiettivo di tipo macroscopico. Allo stesso mondo, nello sperimentare questa bizzarra fusione di generi, People of Note ricalca anche alcuni degli schemi tipici del musical, soprattutto perché questa trasposizione micro-macro viene accompagnata da un passaggio dalla voce singola di Cadence ad un timbro corale, ed anzi possiamo dire che questa stessa trasformazione sia al cuore stesso dell’opera.
Una sola star, ma non una star sola
In questo viaggio, Cadence è accompagnata da un buon cast di supporto, con personaggi che si distinguono e riescono a rendersi memorabili, anche nelle loro forme caricaturali che, soprattutto per alcuni, sottolineano in pieno i difetti di uno show business che trasforma la professione in ossigeno e la carriera in sopravvivenza. È difficile portare a compimento questo gioco di ruolo senza provare affetto per i personaggi, non solo quelli che compongono il team di gioco, ma anche il resto di coloro che compongono il cast, perfino i vari rivali e nemici che ci ostacolano in ogni regno del mondo di Note. Ognuna delle persone coinvolte ha una sua storia, una sua motivazione, un suo obiettivo, e questo rende più semplice l’immedesimazione, un elemento fondamentale per un gioco di ruolo (soprattutto uno che è privo di scelte e conseguenza). Resta un solo personaggio sul quale probabilmente sarebbe stato meglio approfondire e fornire delle risposte al giocatore.

I dialoghi sono raramente complessi ed è certo che qualche ora in più dedicata ai singoli personaggi avrebbe potuto rendere il quadro complessivo più sofisticato, ma è anche vero che esiste una sottile linea lungo la quale il gioco cammina per tutta la sua durata che affascina per il risultato finale. People of Note, infatti, riesce a trovare uno strambo equilibrio tra il ridicolo e la suggestione di un messaggio celato che rende addirittura anche i momenti ‘cringe’ spassosi. L’umorismo di cui si tinge il titolo non è fine a se stesso, ma parla anche attraverso parole non pronunciate, soprattutto alle generazioni che hanno vissuto i bizzarri anni Duemila del panorama musicale mondiale e che sanno riconoscerne le criticità.
In questo modo, il gioco riesce a strappare sempre un sorriso dove comunemente avremmo probabilmente alzato gli occhi al cielo. Ciò che arriva al giocatore sulla base della trama e dei personaggi che riempiono il mondo di gioco è che siamo davanti ad un prodotto creato col cuore che, seppur non perfetto, riesce a compensare i difetti con una genuinità che riscalda.
Una lotta senza sconti di note
L’arduo compito di People of Note è quello di fondere musical e combattimento a turni con un twist interattivo. La componente musicale durante i combattimenti è caratterizzata da una sessione interattiva e ritmica di qualche secondo in cui premere i tasti a tempo fornisce un bonus al valore base dell’abilità. Nessuna fase ritmica è prevista per l’attacco base. I personaggi sfruttano dei BP che vengono ricaricati attraverso il nuovo turno (+1BP) oppure stando fermi per un turno e sfruttando il Riposo (+2BP). La fase ritmica è ridotta all’osso e, probabilmente, una versione più complessa della stessa avrebbe contribuito in maniera significativa alla fusione del genere RPG col musical. Da questo punto di vista, si poteva fare uno sforzo maggiore.
Questo non significa però che la musica non sia ben integrata all’interno del combat system di People of Note. Dove il gioco risplende, infatti, è nell’originale contestualizzazione musicale del combattimento. La battaglia è organizzata in strofe, ognuna delle quali ha un preciso tempo, che può essere alterato attraverso le abilità. I personaggi agiscono all’interno dei segmenti della strofa, distribuendo i turni in base al tempo della stessa. Ad esempio, in una strofa in quattro quinti, avremo quattro turni a disposizione del nostro team e cinque turni per gli avversari.
L’interfaccia di combattimento è chiara e ci consente di tenere sott’occhio tutti gli elementi utili allo scontro, da BP a barra mash up, da tempo a genere della strofa. È possibile visualizzare già le abilità o gli attacchi programmati dai nemici, il che ci consente di sfruttare un approccio più strategico al combattimento. Il combat system, nel complesso, è risultato molto gradevole, soprattutto negli scontri contro i boss dove combinare le gemme melodiche che consentono di sfruttare le abilità si è rivelato fondamentale. Nella difficoltà base, abbiamo incontrato un buon livello di sfida in questi scontri.

Va specificato che non esiste un sistema di battaglie casuali, ma piuttosto potremmo parlare di battaglie invocate. Attraverso un tasto nelle aree in cui è consentito lo scontro, è possibile infatti invocare in qualsiasi momento una battaglia al fine di guadagnare EXP oppure Groove e vinili, ossia le valute di gioco necessarie ad acquistare equipaggiamento e gemme melodiche. In questo modo, il gioco consente al giocatore di gestire il proprio grinding in base alle necessità, permettendogli di salire di livello quando ritiene di averne bisogno, ma senza tediare la sua partita con continue battaglie randomiche.
Il gameplay dal punto di vista del combattimento e dello sviluppo funziona ed è soddisfacente quando non si abusa degli scontri invocabili, oltre ad essere assolutamente originale nel modo in cui si presenta e fonde gli elementi musicali al contesto di gioco. Qualche problema, sorge, invece per quanto riguarda l’esplorazione e la progressione all’interno delle mappe.
Non solo combattimenti nel mondo di Note
Per farci procedere nel mondo di Note, il gioco sfrutta in quasi tutte le aree di gioco alcuni enigmi ambientali. Questi puzzle, che partono come una meccanica ben inserita e gradevole, diventano col tempo uno dei problemi principali del titolo. Man mano che procediamo nella nostra avventura, infatti, noteremo che gli enigmi propongono uno schema ripetitivo, che offre semplicemente la stessa formula ma ne aumenta la difficoltà. C’è una fase molto avanzata del gioco in cui vengono riprodotti in versione sintetica tutti gli ambienti esplorati con le stesse formule di puzzle di quelle zone stesse. Purtroppo ciò ha contribuito ad un senso di esasperazione. Arrivati a quel punto del gioco, agli sgoccioli della trama, venire accolti dalle stesse tipologie di enigmi che avevamo affrontato oltre venti ore addietro, è stato più che sgradevole.

Allo stesso modo, alcune missioni secondarie che possono essere affrontate tra i Capitoli 8 e 9 commettono lo stesso errore. Ad aggravare questa problematica c’è il fatto che alcuni di questi enigmi forniscono degli indizi davvero poco chiari, tant’è che ci siamo trovati ad arrivare ad una soluzione senza capire a fondo il puzzle in qualche occasione.
Gli enigmi ambientali possono essere disattivati dal menù di accessibilità, ed è più probabile che il giocatore sia tentato dal ricorrere a questa funzione per stanchezza piuttosto che per una esasperazione dovuta alla difficoltà dell’indovinello.
Uno degli elementi di valore del gioco, invece, è costituito dalle performance musicali. Riflettendo il desiderio di fondere il gioco di ruolo al mondo dei musical, infatti, gli sviluppatori hanno inserito all’interno del gioco diversi brani, interpretati in maniera magistrale dal cast. I personaggi utilizzano la performance di diversi generi per esprimersi, lanciandosi in maniera improvvisa in esibizioni canore proprio come è caratteristico del musical. Le canzoni sono apprezzabili (in alcuni casi diremmo irresistibili) ed è probabile che vi troviate a canticchiarle anche dopo esservi separati dal gioco, una prova del fatto che questo elemento del titolo ha decisamente lasciato il segno.
Alcuni dei brani sono attualmente disponibili sul canale YouTube del publisher Annapurna Interactive.
Un RPG diverso, che vale la pena vivere
Con le sue circa trenta ore di gioco, People of Note giunge al giocatore come un progetto di cuore ben espresso. Il mondo di gioco e i personaggi si distinguono per la loro originalità, persino senza essere eccessivamente esplorati, e riescono a conquistare. L’umorismo funziona, tra giochi di parole a tema musicale e caricature di artisti di genere, e strappa molti sorrisi anche nei momenti in cui non brilla per genialità. È uno di quei casi in cui la semplicità funziona perfettamente e permette al gioco di arrivare in maniera così diretta che si tende ad accantonare il fatto che ci fosse spazio per miglioramenti.

Sul fronte del combattimento, la musica viene integrata perfettamente nel contesto di gioco, regalandoci una struttura in cui ogni elemento dell’interfaccia è connesso a questo mondo. Il combat system è divertente ed intrigante sul fronte della pianificazione delle strofe, anche se resta un po’ debole per quanto riguarda la componente ritmica. Tediosi sono invece gli enigmi, che stancano presto poiché propongono semplicemente versioni più complesse dei puzzle precedenti con l’aggravante che non sempre gli indizi sono chiari.
People of Note è un gioco piccolo, che sfrutta magistralmente semplificazioni e riduzioni di volume per offrire al giocatore un’avventura duratura ad un prezzo molto moderato. Servendosi di escamotage intelligenti e ripetizioni, il titolo riesce a costruire un’esperienza di gioco significativa al netto dei limiti dello sviluppo che vale la pena giocare se si vuole provare qualcosa di diverso, divertente e musicalmente apprezzabile.
Si segnala inoltre la presenza di alcuni bug. Nella nostra esperienza di gioco su Nintendo Switch 2, ne abbiamo riscontrati soltanto due e, se è vero che uno poteva essere risolto tramite back-up del salvataggio - automatico all’interno del gioco – che riporta semplicemente alla stanza precedente, uno di questi invece ha mandato in crash il gioco, costringendoci a ripetere una boss fight.
Il verdetto
PRO | CONTRO |
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Seppur non esente da difetti, People of Note è un RPG musicale che si distingue non soltanto per l’originalità dell’idea ma anche per l’esecuzione. Con la sua semplicità il gioco propone un’avventura di circa trenta ore in cui affezionarsi ai personaggi e al mondo di gioco è inevitabile. L’umorismo spontaneo del titolo riesce a strappare sorrisi anche nei suoi momenti più semplici, tracciando anche una silenziosa e velata critica soprattutto al mondo dell’industria pop e lodando invece la contaminazione musicale (e non solo). Apprezzabile dal punto di vista del combat system che, pur non sfruttando a pieno la componente ritmica, contestualizza perfettamente il gameplay nella tematica musicale, il gioco pecca invece sugli enigmi ambientali che, alla lunga, risultano ripetitivi. Nel complesso, questo modesto gioco di ruolo è un’esperienza da non perdersi se si cerca qualcosa di diverso all’interno del genere. Non è esente da difetti, ma conquista a discapito di questi. |
La versione giocata ai fini della recensione è quella Nintendo Switch 2.


