Recensione - Planet of Lana II: Children of the Leaf, l’eco delle macchine in un mondo che resiste
- Luigi Cinquegrana

- 5 minuti fa
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Abbiamo giocato e ci siamo emozionati con il secondo capitolo di Planet Of Lana di Wishfully e di seguito troverete la nostra recensione ufficiale.
Ci sono ritorni che nel panorama videoludico non rappresentano soltanto un nuovo capitolo, ma la conferma di un’identità artistica ben precisa. Alcune opere, pur lontane dai riflettori delle grandi produzioni tripla A, riescono a incidere nel cuore dei giocatori grazie a una visione chiara e coerente, dove estetica, gameplay e narrazione si intrecciano in modo armonioso. È il caso di Planet of Lana, sviluppato da Wishfully e pubblicato da Thunderful Publishing.
Al suo debutto nel 2023, il titolo si è presentato come un platform 2D a forte componente puzzle e narrativa, distinguendosi immediatamente per una direzione artistica di grande impatto, caratterizzata da scenari dipinti a mano e da un uso del colore capace di trasmettere emozioni ancora prima delle parole.

Ma non è solo l’estetica a sostenere l’esperienza. Il gameplay, costruito su enigmi ambientali e su una progressione fluida e mai frustrante, accompagna il giocatore in un viaggio che alterna contemplazione e tensione. La narrazione, volutamente essenziale nei dialoghi, trova forza nella messa in scena e nel linguaggio visivo, lasciando spazio all’interpretazione e al coinvolgimento emotivo. Fondamentale anche il comparto sonoro: musiche evocative e un sound design curato nei minimi dettagli amplificano l’immersione, dando personalità al mondo di gioco. Un successo che ha portato Wishfully a sviluppare un secondo capitolo nominato Planet of Lana II: Children of the Leaf, in uscita il 5 marzo su tutte le console e su PC.
Un sequel inaspettato?
Planet of Lana era nato come un titolo indipendente, una storia autonoma e compiuta, capace di emozionare senza bisogno di ulteriori capitoli. Eppure, il successo ottenuto e l’affetto dimostrato dalla community hanno acceso qualcosa di più grande. Non è un semplice seguito, ma la volontà di espandere quell’universo narrativo con maggiore consapevolezza e ambizione.
Il direttore creativo Adam Stjärnljus aveva già espresso il desiderio di offrire ai giocatori un’esperienza definitiva: un’opera in grado di approfondire la crescita di Lana, esplorare il passato della Terra e indagare con maggiore maturità il delicato equilibrio tra esseri umani e macchine. L’idea alla base del sequel non è quindi quella di replicare il successo del primo capitolo, ma di ampliarlo e raffinarlo. Un prodotto più longevo, strutturalmente più ricco e narrativamente più stratificato, capace di dare ulteriore spessore ai temi appena accennati in precedenza. Il rapporto tra la popolazione e le macchine diventa più centrale e sfaccettato, superando la semplice contrapposizione per interrogarsi su convivenza, evoluzione e memoria del passato.
Al centro rimane però il legame emotivo tra Lana e Mui, la tenera creatura che accompagna la protagonista sin dal primo capitolo. La loro sinergia si evolve, diventando non solo elemento narrativo ma anche meccanica di gameplay più profonda, con enigmi più maturi, situazioni che richiedono maggiore coordinazione e una progressione che riflette la crescita interiore dei personaggi. Il risultato ambisce a essere una versione più completa e consapevole dell’esperienza originale: non solo un ritorno, ma un passo avanti deciso verso una forma più compiuta e definitiva dell’universo di Planet of Lana.
Dove eravamo rimasti?
A due anni dagli eventi del primo Planet of Lana, il nuovo capitolo sceglie una direzione narrativa più ambiziosa e consapevole. Le macchine non rappresentano più una minaccia immediata e indistinta, ma una presenza ormai radicata nell’equilibrio sociale del pianeta. Il conflitto si sposta così su un piano più complesso: non più semplice sopravvivenza, bensì analisi delle conseguenze. Convivenza, gestione del potere tecnologico e sfruttamento delle risorse diventano i cardini di un racconto che guarda al futuro con toni più maturi e meno concilianti. Il sequel amplia il discorso sul rapporto tra uomo e macchina, esplorandone le derive e gli abusi. Il progresso, inizialmente percepito come opportunità, si trasforma in strumento di dominio quando privo di controllo. In questo contesto emerge la società di Dijinghala, un società organizzata che ha scelto di utilizzare la tecnologia per sfruttare indiscriminatamente le risorse naturali del pianeta Novo, generando una crisi ambientale di vaste proporzioni.

La narrazione si fa quindi anche riflessione ecologica e politica, inserendo tematiche contemporanee in una struttura da fiaba sci-fantasy. Parallelamente, il senso di scoperta rimane centrale: il passato di Novo e le sue radici continuano a essere indagate, arricchendo la mitologia dell’universo narrativo e fornendo nuove chiavi di lettura sugli eventi presenti. Sopravvivenza e memoria si intrecciano in un percorso che amplia la portata del racconto rispetto al primo capitolo.
Al centro della scena c’è una Lana profondamente cambiata. Più adulta, più determinata e meno ingenua, la protagonista si trova a fronteggiare non solo una crisi sistemica ma anche un dramma personale: il rapimento e l’avvelenamento della nipote. Un elemento che introduce urgenza emotiva e rafforza il coinvolgimento del giocatore, affiancando alla dimensione collettiva quella intima. il risultato è una trama stratificata, che unisce tematiche naturalistiche, riflessione storica e analisi sociale, senza rinunciare alla componente avventurosa. Un doppio salvataggio del pianeta e della famiglia che segna il passaggio definitivo a un racconto più maturo, capace di ampliare l’universo narrativo e consolidarne l’identità.
La parola d'ordine è sinergia!
A un primo sguardo, il nuovo capitolo di Planet of Lana non sembra discostarsi in modo radicale dalla formula originale. L’impianto resta quello di un platform 2.5D con una forte componente puzzle ambientale, una struttura che richiama inevitabilmente esperienze come Limbo, puntando su ritmo cadenzato, osservazione e interazione con lo scenario. Sono tutti elementi che i giocatori avevano già apprezzato nel primo episodio. Tuttavia, è proprio nella rifinitura e nell’evoluzione delle meccaniche che il sequel trova la sua identità.
Due sono gli aspetti su cui si concentra maggiormente l’esperienza. Il primo riguarda la sinergia tra Lana e Mui. Il loro rapporto, già centrale in precedenza, viene qui approfondito sia sul piano narrativo sia su quello ludico. I due personaggi interagiscono molto più spesso e in maniera complementare, diventando simbolo di un legame cresciuto e consolidato nel tempo. La cooperazione non è più soltanto funzionale alla progressione, ma parte integrante della costruzione emotiva del racconto. Il secondo elemento chiave è l’introduzione più strutturata delle macchine nel gameplay. Non solo presenza narrativa, ma strumenti attivi nella risoluzione degli enigmi. Lana può hackerare e guidare determinati dispositivi, trasformandoli in risorse strategiche per superare ostacoli ambientali. Questa meccanica amplia sensibilmente la varietà delle situazioni, creando puzzle più dinamici e stratificati.

Gli enigmi richiedono spesso di alternare con precisione Lana e Mui, sfruttandone le abilità specifiche. Lana può immergersi sott’acqua e arrampicarsi, espandendo la verticalità e l’esplorazione degli scenari. Mui, invece, direzionabile separatamente, è in grado di fornire energia elettrica o mandare in tilt determinati circuiti, aprendo passaggi o disattivando minacce. Il tempismo nell’utilizzo combinato delle loro capacità diventa fondamentale, aumentando il livello di sfida senza snaturare l’accessibilità dell’esperienza.
A questo si aggiunge una maggiore varietà nelle tipologie di macchine utilizzabili. Non si tratta di strumenti generici, ma di dispositivi con movimenti e abilità specifiche, pensati in funzione dell’enigma da risolvere. Ogni macchina presenta una propria “mossa” peculiare, che si tratti di spostare carichi, attivare meccanismi o modificare l’ambiente circostante, e comprenderne il funzionamento diventa parte integrante del processo logico. Il risultato è un gameplay che, pur mantenendo la sua natura contemplativa e narrativa, si arricchisce di nuove possibilità, dimostrando una volontà chiara: non rivoluzionare la formula, ma farla evolvere con coerenza, maggiore profondità e una più marcata varietà situazionale.

Non mancano, naturalmente, le fasi stealth, che aggiungono tensione e varietà al gameplay. In questi momenti, la coordinazione tra Lana e Mui diventa fondamentale: muoversi con cautela è indispensabile per non essere scoperti o, peggio, finire carbonizzati dalle macchine addestrate a reagire come minacce. La sfida non è quindi solo evitare il contatto, ma farlo sfruttando le abilità complementari dei due personaggi e interagendo con l’ambiente circostante, che spesso funge da vero e proprio enigma da risolvere in tempo reale.
Accanto alle fasi stealth, il gioco alterna momenti di fuga frenetica, in cui precisione e rapidità diventano la chiave per sopravvivere. Questi segmenti rompono il ritmo contemplativo del platform, generando adrenalina e senso di urgenza, e si integrano perfettamente con le meccaniche di puzzle e cooperazione tra Lana e Mui. La combinazione di stealth, fuga e puzzle contribuisce così a rendere l’esperienza più dinamica, variegata e immersiva, senza mai tradire la natura riflessiva e narrativa che contraddistingue il titolo.

L’interazione e l’esplorazione restano gli elementi cardine dell’esperienza in Planet of Lana. Ogni area invita il giocatore a osservare attentamente l’ambiente circostante, a sfruttare la logica e il colpo d’occhio per decifrare gli enigmi e avanzare nel percorso. Rispetto al predecessore, i puzzle risultano leggermente più impegnativi, richiedendo una combinazione più consapevole delle abilità di Lana e Mui e un uso strategico delle macchine presenti nello scenario, senza però diventare frustranti o ripetitivi. Questa attenzione alla progettazione degli enigmi contribuisce a creare un’esperienza gratificante, in cui esplorazione, osservazione e problem solving si intrecciano in modo armonioso, confermando la natura riflessiva e contemplativa del gioco, pur introducendo un livello di sfida più maturo e stimolante.
Un linguaggio silenzioso
Come nel primo capitolo di Planet of Lana la narrazione si distingue per una scelta stilistica audace: il gioco rinuncia a un linguaggio verbale tradizionale e ai sottotitoli, affidandosi invece a un linguaggio fatto di segni, gesti, ambienti e interfaccia. Questa decisione potrebbe sembrare a prima vista una limitazione, ma in realtà rappresenta una delle scelte espressive più riuscite del titolo. Anziché raccontare la storia tramite dialoghi o testi esplicativi, Planet of Lana 2 comunica attraverso l’osservazione, lo sguardo e l’esperienza diretta del giocatore. Ogni azione, ogni movimento e ogni interazione diventano strumenti narrativi: è il mondo stesso a parlare, con la sua atmosfera, i suoi colori e la sua dinamica visiva. In questo senso, il linguaggio di segni non è un espediente tecnico, ma un vero e proprio mezzo di espressione artistica. Questa forma di narrazione non convenzionale non sacrifica la chiarezza emotiva o la coerenza del filo narrativo. Al contrario, in molte fasi della storia il gioco riesce ad arrivare dritto al cuore.
La trama si sviluppa con naturalezza attraverso gli eventi, i cambiamenti di scenario e le reazioni dei personaggi, creando un percorso emotivo che il giocatore percepisce in prima persona. Non è necessario “leggere” per capire: si sente.
Il merito di Planet of Lana 2 sta proprio in questa capacità di trasformare una narrazione non verbale in un’esperienza profondamente toccante e coinvolgente. In un’epoca in cui molte produzioni puntano su sceneggiature complesse, dialoghi estesi e cinematiche ricche di testo, dimostra che le grandi storie non richiedono necessariamente parole. Il linguaggio dei gesti, delle immagini e dei suoni può essere altrettanto potente nel trasmettere emozioni, intenzioni e significati. Chi ha detto, dopotutto, che per raccontare una grande storia serva un’epopea letteraria? Planet of Lana 2 risponde a questa domanda con eleganza: la narrazione può essere silenziosa, minimale, quasi sussurrata, eppure capace di restare impressa nello spettatore molto dopo aver spento la console.
L'uomo e il suo rapporto con la tecnologia
Se nel primo capitolo di Planet of Lana il tema dominante era la contrapposizione tra l’uomo e le macchine, viste come una minaccia costante, nel secondo capitolo i ruoli si ribaltano in modo sorprendente. Le macchine non sono più antagoniste: diventano alleate, strumenti preziosi per la vita quotidiana e per la sopravvivenza delle diverse fazioni del pianeta. La vera minaccia non proviene più dalla tecnologia, ma dall’uomo stesso, guidato dall’avidità e dal desiderio di appropriarsi di tutte le risorse disponibili. Questo cambio di prospettiva non è solo una scelta narrativa interessante, ma anche una riflessione profonda sul rapporto tra uomo e tecnologia nella vita reale. Nel gioco, l’equilibrio tra le fazioni e la natura è fragile: l’intervento umano sconsiderato può compromettere ecosistemi, comunità e armonia sociale. Le macchine, invece, dimostrano che un’interazione rispettosa e collaborativa con l’ambiente può rafforzare la vita e la coesistenza.
Luoghi che vi toglieranno il fiato!
Grafica e direzione artistica rimangono senza dubbio uno dei punti di forza di Planet of Lana 2. Il secondo capitolo mantiene lo stesso colpo d’occhio spettacolare che aveva caratterizzato il debutto della serie, trasportando il giocatore in luoghi fantastici e variegati: montagne imponenti, foreste lussureggianti, paludi misteriose e grotte sotterranee che lasciano senza fiato. Ogni ambientazione è curata nei minimi dettagli, con colori vibranti e paesaggi mozzafiato che trasformano ogni scena in un’esperienza visiva unica.

Lo stile grafico richiama il dipinto a mano, con una cura estetica che ricorda grandi produzioni cinematografiche d’animazione. Le luci, le ombre e la composizione degli ambienti non sono solo un piacere per gli occhi, ma contribuiscono in maniera significativa all’atmosfera narrativa, immergendo il giocatore in un mondo che sembra vivo e pulsante. In Planet of Lana 2, la grafica non è un semplice accompagnamento al gameplay: è parte integrante dell’esperienza, capace di evocare emozioni e meraviglia, rendendo ogni esplorazione un viaggio che combina arte visiva e racconto emozionale in un unico flusso coinvolgente

La colonna sonora di Planet of Lana 2 è curata da Takeshi Furukawa, il compositore dietro le musiche di The Last Guardian. La sua firma musicale torna anche in questo secondo capitolo, garantendo un accompagnamento sonoro profondamente immersivo che amplifica l’atmosfera del gioco. Le composizioni di Furukawa si integrano perfettamente con la grafica pittorica e la narrazione non verbale, esaltando le emozioni dei momenti più delicati e le tensioni dei passaggi più complessi.
Ogni nota sembra pensata per guidare il giocatore attraverso i paesaggi mozzafiato, dalle foreste misteriose alle grotte silenziose, rendendo l’esperienza non solo visiva ma totalmente sensoriale. In questo senso, la colonna sonora diventa un vero e proprio strumento narrativo, capace di trasmettere emozioni, intensificare il coinvolgimento e rafforzare il legame tra il giocatore e il mondo di Lana.
Verdetto Finale
PRO | CONTRO |
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Spiegare perché Planet of Lana 2: Children of Leaf sia un titolo imprescindibile è semplice. Questo action platform 2D si impone con decisione nel suo genere, riprendendo e perfezionando tutto ciò che aveva reso speciale il primo capitolo. Il gioco si presenta in una versione definitiva, con una trama più matura, enigmi più raffinati e una direzione artistica sublime, capace di emozionare e catturare l’attenzione sin dai primi minuti. Ogni elemento, dalla narrazione non verbale, alla grafica pittorica, fino alla colonna sonora immersiva di Takeshi Furukawa, contribuisce a creare un’esperienza completa e coinvolgente. Planet of Lana 2 non è solo un seguito: è una conferma della forza creativa del franchise e un must-have per chi cerca emozioni e bellezza visiva nei videogiochi. Per questo motivo, il secondo capitolo si presenta come uno dei titoli più attesi e da non perdere del mese di marzo. |






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