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Recensione: The Perfect Pencil, un metroidvania intimo e personale

Con uno sguardo inquietantemente introspettivo, in contrasto con i suoi colori pastello e le sue ambientazioni apparentemente accoglienti, The Perfect Pencil si propone di raccontare quello che a volte le persone si rifiutano di vedere. Scopriamo questo metroidvania nella nostra recensione.

Nel nostro contesto sociale, innumerevoli sono le persone sopraffatte da un mostro, un qualcosa che non riescono ad identificare, sia perché non è facile farlo dall’interno, sia perché non esiste una vera e propria cultura sulla salute mentale degna della magnitudo con cui la problematica sta scuotendo l’essere umano. All’interno di questo scenario, nel quale in molti siamo invischiati o semplicemente a contatto diretto tutti i giorni, The Perfect Pencil, progetto indipendente italiano, si propone come un interprete interessante.


Nel lanciarci in un duro scontro diretto con una realtà che spesso non vogliamo vedere, Studio Cima sceglie un genere perfetto, quello del metroidvania, all’interno del quale esiste, come sappiamo una meccanica di trial and error che è forse fin troppo inquietantemente simile all’avventura interiore che potremmo essere costretti ad affrontare nella vita reale. Rialzarsi, sì, certo. Rialzarsi è fondamentale per poter andare avanti. Si cade, si perde. Si respawna? Quando si cade troppe volte e si viene invischiati nella ‘muffa’, rialzarsi diventa difficile, la vergogna ci copre. Quando si muore più e più volte in un videogioco, diventa difficile riprovarci. 


the perfect pencil

Al banco di prova, ove noi siamo il Giudice e The Perfect Pencil diventa John, come se la cava quest’avventura d’azione nata nel nostro Paese?


John alla ricerca di una ‘via di fuga’


In The Perfect Pencil, vestiamo il mantello di John, un eroe decapitato e lanciato nel mondo di gioco che si avventura in bizzarre aree colme di individui apparentemente strambi e minacciate da tre ‘mostri’ allo scopo di trovare una via d’uscita. Gli avvertimenti ce lo rendono palese dal momento dell’avvio del gioco, ma ci basterebbe comunque poco per comprendere che non siamo davanti ad un banale viaggio. Infatti, se è vero che spesso l’avventura nei metroidvania assume un valore simbolico, in questo gioco la metafora è molto reale e molto cruda.


I soggetti strambi e le ‘bestie’ con cui John si trova a confrontarsi sono delle rappresentazioni inquietantemente reali degli stati espressivi delle malattie mentali. Il percorso di John è fatto di scelte e direzioni, con risultati diversi nelle interazioni e nel modo in cui decidiamo di affrontare gli stati d’animo che lo consumano e il suo bisogno di rapportarsi agli altri per definire se stesso. L’aspetto narrativo di The Perfect Pencil lo contraddistingue nel genere perché, senza espandere eccessivamente, riesce a farci arrivare in maniera semplice, efficace e spesso disarmante ciò che sta cercando di dire.


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Non è solo il gameplay ad intimorire: tutto nel gioco ricorda a John che potrebbe non farcela

È una realtà dura da digerire soprattutto per coloro che, per esperienza personale, riescono ad afferrare a pieno i concetti: la muffa, la vergogna che ci ricopre; il costante paragone con gli altri come necessità per definire la nostra identità e tantissimi altri non sono solo elementi di gioco, sono elementi della nostra vita che vediamo rappresentati con una semplicità tale da trasformarsi in schiaffi in pieno volto. A volte, dire poco è sufficiente a narrare qualcosa di rilevante, e The Perfect Pencil lo dimostra a pieno.


Fedele al genere metroidvania, sì, ma in un nuovo contesto


Nella maggior parte dell’impostazione di gameplay, The Perfect Pencil ricalca fedelmente quelli che sono i canoni dei più noti metroidvania ma, nella sua semplicità, riesce comunque a distinguerli grazie alla contestualizzazione delle azioni di gioco. Questa mossa è di certo astuta, poiché consente al giocatore che è familiare col genere di sentirsi a casa, a coloro che sono nuovi di inserirsi perfettamente nelle meccaniche non troppo complesse, e allo stesso tempo dà un tocco di originalità rinfrescante. 


Come nella maggior parte dei metroidvania, partiamo con poco a nostra disposizione: la possibilità di camminare, correre e attaccare in maniera basilare. In più, la mancante testa di John viene rimpiazzata da una telecamera che ci consente di scansionare alcune aree d’interesse, rilevate da un radar. Man mano che procediamo nell’avventura sinistra di John, però, abbiamo accesso a nuove abilità e nuovi strumenti. Se è vero che questo gioco indipendente parte con una certa rigidità di movimento, è anche vero che man mano che sblocchiamo le abilità di John, ci troviamo ad aver a che fare con un gameplay sufficientemente dinamico e godibile


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I giocatori che hanno confidenza col genere, troveranno familiarità nell'esplorazione

L’esplorazione si apre gradualmente, spingendoci al backtracking, come è tipico del genere. Aree segrete e collezionabili da sbloccare rientrano nella logica di genere, e chi è familiare con l’ambito, riuscirà facilmente a capire dove deve spulciare per scovare qualcosa di inatteso. In alcuni casi, la ricompensa per il nostro sforzo sarà premiante, in altri casi un po’ meno, ma tutto sommato si rileva comunque piacevole esplorare, giacché il mondo inquietante e fatalista di questo gioco sa lasciare il segno anche nei dettagli che non sono utili al mero gameplay.


The Perfect Pencil ci ha offerto un livello di sfida soddisfacente, che alterna i nemici comuni, che diventano un ostacolo facilmente sormontabile non appena appresi i pattern di attacco, a boss fight memorabili e intense, che a volte non concedono la minima distrazione e richiedono diversi minuti di concentrazione assoluta.


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Ad aggiungersi a questo buon equilibrio c’è il parallelismo inquietante tra questo genere videoludico e il modo in cui l’essere umano spesso risponde ai problemi di salute mentale. In maniera soffocante, infatti, The Perfect Pencil afferra la sensazione di perdere qualsiasi progresso fatto al momento della sconfitta e ricorda amaramente, soprattutto a coloro che l’hanno vissuta, la sensazione devastante che una giornata brutta può causare a chi aveva dignitosamente fatto progressi nell’ambito della propria salute mentale. In maniera simile a quanto accade con la vita reale, abbiamo la percezione, ogni volta che perdiamo, di non aver fatto alcun passo in avanti: ci sentiamo inizialmente scoraggiati, perdenti, scherniti dal gioco, che in questo caso veste i panni della voce nella nostra testa che ci ricorda ad ogni passo falso che non ce la faremo. Eppure, il gioco ci mostra anche che non è così: il fatalismo è una forma di autosabotaggio; il progresso c’è e come, dobbiamo solo avere pazienza e non cascare nel tranello delle voci.


Questa sensazione viene particolarmente amplificata dalla presenza di un Ladro di bulb (bulb, i.e. moneta di gioco, necessaria per migliorare abilità, acquistare oggetti, ecc.) che potrebbe rubare tutti i bulb che abbiamo collezionato e non utilizzato fino a quel momento, costringendoci di fatto a cercarlo nelle zone buie dove si nasconde all’interno della zona prima che moriamo. Penalità del morire prima di ritrovarlo? Perdere tutti i bulb in via definitiva.


Il modo in cui l’esperienza della vita reale si fonde con il genere di scelta per il titolo è sicuramente qualcosa che lascia il segno. Allineati sono i pensieri del giocatore, di John e di tanti altri che sono intrappolati in questo mondo: ha senso andare avanti? Sto davvero ottenendo qualcosa? Sto solo provando e provando senza fare alcun progresso? L’idea del metroidvania per raccontare quello che di prezioso c’è in questo gioco è impeccabile.


Opprimente come pochi, una rivalsa come nient'altro


Se è vero che per tutto il tempo di gioco ci ritroviamo circondati da individui che non fanno altro che sminuirci e deridere i nostri fallimenti, è anche vero che seguendo un corso di scelte positivo ci troviamo davanti ad una rivalsa totale, che si esprime già soprattutto nel gameplay.


Prima di scendere nel dettaglio degli scontri, va precisato che John comincia l’avventura con un attacco base, semplicemente, e un attacco caricato. Quando John ha del Coraggio a disposizione (segnalato dalla matita sotto la Volontà, barra dell’energia vitale, e che si riempie colpendo i nemici), può utilizzare l’attacco caricato, più rischioso di quello base giacché ci espone ai nemici, per ricaricare i propri punti vita. Questo sistema funziona alla perfezione, ricaricarsi e sopravvivere costituisce un buono stimolo e ci spinge quasi sempre a correre il rischio del colpo ricaricato. Procedendo nel gioco, John sbloccherà alcuni strumenti utilizzabili sia in esplorazione che in battaglia, e potrà anche utilizzare i bulb per acquisire nuove abilità per il combattimento.


Giocare a The Perfect Pencil significa confrontarsi con parole che sono emotivamente violente e che, con tutta probabilità, avremo sentito davvero nella vita reale, pronunciate dagli altri o dalla voce nella nostra testa che vuole assicurarsi che crediamo di non farcela. Anche per questo, se il gioco ci presenta con molti nemici che non costituiscono una grande sfida, è anche vero che lo stesso non si può dire riguardo le Boss fight.


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Nel caso dei Boss, infatti, ci vengono presentate delle sfide che appaiono, al nostro protagonista come a noi, insormontabili. All’inizio, questi nemici hanno schemi caotici, e facciamo appena in tempo a memorizzare un attacco, che veniamo sorpresi da quello diverso successivo. Facciamo appena in tempo ad apprendere lo schema di una fase, che il Boss entra in fase 2 e ci complica la vita. Anche in questo, l’ostacolo cresce e quando noi facciamo un passo avanti, lo fa anche il nemico. Crediamo di aver appreso, crediamo di avercela fatta, ma il gioco ci butta di nuovo giù, facendo sembrare ogni nostro progresso futile perché ci chiediamo: se anche superassi questa fase, quale sarebbe la prossima difficoltà? È forse familiare questo pensiero? È reale, quotidiano, opprimente.


Sconfiggere questi nemici, però, ha un valore unico. Conquistate queste battaglie, superate queste aree, il senso di rivalsa ci riempie. Fino alle parti finali del ciclo successivo cominciamo a crederci, ci sentiamo più forti, pronti a rialzarci, capiamo di valere qualcosa e comincia a crescere in noi il pensiero di poter sconfiggere qualsiasi mostro. Questo gioco è un valore che non si limita al divertimento videoludico, ma che trae da qualcosa di profondamente personale e cerca di estrarre qualcosa che sia utile al prossimo. Vuole toccarci e cambiarci, darci la chance che spesso noi non pensiamo di meritare. In questo scambio mutualistico, anche noi diamo una chance a The Perfect Pencil e in cambio ne riceviamo una splendida esperienza, intima e tagliente come poche.


La resa in portatile e non


Abbiamo giocato The Perfect Pencil su Nintendo Switch 2. Il gioco, per il modo in cui è impostato e per il genere, si presta ad una giocabilità in portatile che funziona per la maggior parte delle venti circa ore di gioco che servono a portarlo a semplice compimento. Va specificato, però, che nonostante funzioni, ci sono alcune fasi di gioco – come i boss o parti di stage in cui John è più piccolo per questioni di prospettiva – in cui la portabilità crea qualche problema e richiede uno sforzo maggiore. Abbiamo preferito giocare queste parti in docked e l’esperienza è stata di gran lunga migliore. Dal punto di vista tecnico, il gioco non ha difficoltà in nessuna delle due modalità di gioco.


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Ci sono stati alcuni glitch per cui, interagendo con determinati elementi specifici, John si trasformava nel radar della sua telecamera e il gioco non ci permetteva più di compiere alcuna azione. Ciò è accaduto soltanto in due punti specifici del gioco (purtroppo, in un punto inatteso, dopo una boss fight, il cui progresso abbiamo perso giacché abbiamo dovuto riavviare il gioco), al di fuori dei quali non si è presentata nessuna problematica di natura tecnica.


Nonostante l’avvertimento, vorremmo, inoltre, segnalare che in alcune sequenze, il gioco abusa forse un po’ troppo di flash e segnali luminosi per generare ansia nel videogiocatore. Lo stimolo funziona, ma è davvero eccessivo, e poiché a volte questo avviene poco prima di scontri, in cui è facile morire e dover ripassare per la zona, questo medesimo stimolo diviene a volte stressante per l’occhio e per il cervello. 


Una creazione italiana di valore


The Perfect Pencil si presenta come un videogioco di valore, che vale la pena giocare soprattutto se si è appassionati del genere. Sia dal punto di vista del contenuto narrativo, che si propone una tematica impegnata, attuale e perfino spaventosa, sia dal punto di vista del mero gioco, poiché se è vero che il titolo è tematicamente opprimente, esso è anche estremamente divertente e stimolante da giocare. 


Con il suo livello di sfida altalenante offre ai videogiocatori momenti di esplorazione che, seppur mai esenti da rischio, consentono di rilassarsi tra uno scontro tosto ed un altro. Il sistema di missioni secondarie non è mai banale, poiché ci richiede di prestare attenzione e memorizzare alcuni elementi che non verranno segnalati sulla mappa o di ricordare di riaprire frequentemente l'inventario. I dialoghi di John con i personaggi sono particolarmente esilaranti, ma lo sono sempre in modo cupo, riuscendo a tenere il giocatore sospeso tra la risata e lo spunto di riflessione. C’è una comicità alla base del gioco che potrebbe sembrare demenziale in alcuni punti ai più superficiali e che invece evidenzia una profondità da non trascurare se si vuole comprendere a pieno ciò di importante che il gioco sta cercando di dirci.


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Esteticamente ispirato, colmo di dettagli interessanti, The Perfect Pencil è una solida esperienza che, al netto dell’abuso di flash in alcuni punti e un paio di bug, si lascia godere senza intoppi. Personale in un modo così intimo che riesce a coinvolgere con agevolezza, questo gioco ci costringe a guardare dentro e, forse, riesce perfino a convincerci a rialzarci al di fuori del gioco stesso, richiamandosi intanto un posto nel panorama dei metroidvania non banali.

PRO

CONTRO

  • Una narrativa metaforica profonda senza eccessivi spiegoni

  • Gameplay fedele al genere con qualche tocco originale

  • Boss stimolanti e soddisfacenti

  • Buon sistema di missioni secondarie

  • Un protagonista in cui immedesimarsi

  • Flash e segnali luminosi eccessivi in alcuni punti

  • Qualche raro bug ci ha costretti a ricaricare il salvataggio

The Perfect Pencil è un metroidvania profondo ed ispirato, che sa lasciare il segno dal punto di vista narrativo ed estetico, ma sa anche intrattenere dal punto di vista ludico. Questo gioco, in più occasioni, ci spinge a guardare dentro di noi e riflettere, creando una particolare ed originalissima sinergia tra il genere di riferimento, in cui morire equivale spesso a una sensazione di aver perso tutto il progresso fatto, e gli inevitabili inciampi quando si affronta una malattia mentale. Con un umorismo brillante e cupo, questo titolo di distingue per il suo mondo di gioco, ma non lesina sul fronte videoludico soprattutto negli scontri coi boss, lasciandoci con un senso di rivalsa che potrebbe valer la pena cercare anche nella nostra vita, fuori dal gioco. 

Voto finale: 8.2/10





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