Recensione: REANIMAL – non più piccoli incubi?
- Adriano Junio Ventrone

- 6 ore fa
- Tempo di lettura: 5 min
Dai creatori della celebre saga horror di Little Nightmares, Reanimal eredita la formula ormai collaudata da Tarsier Studios e cerca di aggiornarla per raccontare una storia completamente diversa. Mettiamo il gioco al banco di prova nella nostra recensione.
Dopo aver brillantemente creato e sviluppato l’universo di Little Nightmares nel 2021, Tarsier Studios ha deciso che è giunto il momento di guardare avanti e dedicarsi ad altri mondi con storie diverse, cercando però di mantenere integro l’oscuro cuore che ha reso la loro originale fatica il franchise di successo che è.
Nasce così REANIMAL, nuova IP che vuole fungere un po’ da nuovo inizio per lo studio ed un po’ da seguito spirituale alla saga che li ha resi tanto celebri. Scopriamo dunque come se l’è cavata il titolo in questa nostra recensione!
Questa recensione NON conterrà spoiler sulla trama!
Tornare indietro Reanimal
Parlare anche per sommi capi della trama di Reanimal non è affatto facile, vuoi per l’evitare spoiler o per l’estrema cripticità con cui è narrata. L’incipit narrativo vede il nostro protagonista far ritorno, a bordo della sua barchetta un po’ sgangherata su un’isola da cui in precedenza è riuscito a fuggire. Ma perché tornare indietro verso un posto pieno di incubi e pericoli? Semplice; per salvare i suoi amici.
Questo fattore, gli amici da salvare, non è un mero orpello narrativo ma anche un aspetto fondamentale del gioco. Infatti, Reanimal è completamente giocabile in cooperativa insieme ad un altro giocatore, che prenderà il controllo della coprotagonista del gioco. Le implicazioni sul gameplay di questa scelta le tratteremo più tardi, in questa sede però ci sentiamo di dire che forse il primo e principale problema del titolo nasce proprio dalla sua narrativa.

Benché Tarsier Studios ci abbia abituati nel corso degli anni a narrative criptiche e con molto spazio lasciato all’immaginazione del giocatore, con REANIMAL siamo forse andati un po’ oltre. Il gioco, esattamente come Little Nightmares fa ampio uso della narrativa ambientale, e questo va bene, però sembra come se qualcosa manchi all’appello. Procedendo nel gioco capiamo il contesto (forse), capiamo il significato allegorico di quello che sta succedendo, ma non riusciamo ad avere un quadro generale della situazione. È un po’ come se ci venisse fornita palesemente la chiave di lettura senza però darci concretamente un messaggio da decifrare.
Questa mancanza comunicativa del gioco purtroppo permea tutta la durata del titolo, facendo arrivare il giocatore ai titoli di coda non tanto con più domande di quante ne avesse all’inizio, ma con una sensazione di confusione ed incompiutezza abbastanza marcata.
L’unione fa la forza
Come detto pocanzi, REANIMAL è totalmente giocabile in single player ed in multiplayer. Scegliendo di giocare in cooperativa il secondo giocatore prenderà possesso della coprotagonista del gioco. Decidendo di giocare in due giocatori, ci si può meglio coordinare per risolvere enigmi ambientali o dividere determinati compiti in delle specifiche sezioni del gioco. Avendo provato entrambe le modalità di gioco diventa lampante che il modo ideale di usufruire del titolo sia proprio quello multigiocatore, tanto da spingere Tarsier Studios a lanciare un “Friend Pass”, un aggiornamento che permette di giocare al titolo in multigiocatore possedendo una sola copia del gioco (un po’ come per Split Fiction per intenderci), ed è inoltre possibile giocare in due persone in locale, cosa molto gradita.

Ma se invece decidessimo di giocare Reanimal in solitaria? Sicuramente l’esperienza globale ne risentirebbe, però c’è da dire che è stato fatto un buon lavoro con l’intelligenza artificiale della nostra coprotagonista, sempre molto reattiva nell’eseguire i comandi e che molto raramente si è incartata con le mansioni da svolgere.
Per il resto, tolto il fattore multiplayer, il gameplay di Reanimal è quasi totalmente assimilabile ad altre produzioni di Tarsier Studios, ovvero un puzzle game con alcune sezioni platform ma questa volta impreziosito con delle sezioni più action decisamente ben realizzate.
Meno claustrofobia, quasi stesso orrore
Cercando di distaccarsi dalla sua vecchia creatura, Tarsier ha deciso di portare una ventata d’aria fresca in questo progetto, aprendo letteralmente le finestre per lasciarci vedere cosa c’è oltre le mura di casa. In REANIMAL, infatti, fanno capolino sezioni all’aperto con ampia visuale che ci portano in ambienti più grandi e ariosi rispetto alle claustrofobiche quattro mura a cui il team ci ha abituato. Questa scelta ripaga e appaga il giocatore dal punto di vista meramente visivo, regalando spesso macabri e suggestivi scorci capaci di far vagare la mente. L’alternanza tra i classici spazi chiusi e claustrofobici con ambienti visivamente più ampi concettualmente funziona molto bene, dando al giocatore la sensazione che l’orrore ed il disagio non siano confinati solamente in quattro mura ma che tocchino tutto il mondo.

Ad impreziosire il tutto ci pensano un comparto visivo coinvolgente e ben realizzato ed un sound design veramente di finissima fattura, vera punta di diamante della produzione a nostro avviso.
Proprio sull’orrore è giusto aprire una parentesi, visto che comunque stiamo parlando di un gioco horror. Insomma. Reanimal fa paura? Sì e no. Visivamente il titolo è suggestivo e crea disagio in alcune sue sequenze, però sembra sempre che si guidi col freno a mano pronto ad esser tirato. Potremmo dire insomma che la soglia della paura nel titolo abbia dei repentini picchi per poi tornare a zero piuttosto che tentare di mantenere il giocatore in uno stato di ansia perenne.
Seguito spirituale o sequel sotto mentite spoglie?
Quando abbiamo iniziato la nostra avventura su REANIMAL abbiamo cercato per prima cosa di scrollarci di dosso qualsiasi preconcetto e aspettativa avessimo rispetto al team di sviluppo e rispetto soprattutto a Little Nightmares, proprio perché non volevamo in qualche modo guastare la valutazione del nuovo titolo di Tarsier con aspettative magari errate scaturite dalle loro precedenti opere. Purtroppo da questo punto di vista siamo rimasti parzialmente delusi. Chiariamo, REANIMAL funziona bene in quasi tutto quello che fa e propone, tuttavia nelle circa quattro-cinque ore che ci abbiamo messo per arrivare ai titoli di coda (senza andare troppo a caccia di collezionabili, N.B.) gli elementi del titolo si sono andati a sovrapporre sempre di più con quanto già visto nella saga di Little Nightmares.
Certo, il gioco racconta una storia diversa in un mondo diverso con delle allegorie totalmente diverse, ma ci è sembrato che tolte le ambientazioni all’aperto Tarsier Studios non abbia avuto abbastanza coraggio per osare e differenziare il suo nuovo titolo rispetto alla sua precedente grande opera. REANIMAL non ha niente che non va (forse solo l’eccessiva cripticità), ma risulta forse un po’ troppo derivativo rispetto al fratello maggiore che è stato Little Nightmares.
Nulla vieta comunque a Tarsier Studios di aggiustare il tiro con DLC o con futuri capitoli del titolo, visto che questo nuovo mondo narrativo da loro imbastito sembra avere ancora moltissimo da raccontare.
Verdetto Finale
PRO | CONTRO |
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Reanimal è un titolo che funziona più che bene in praticamente tutto quello che fa, attestandosi come un ottimo puzzle game horror dalle tinte angoscianti e dark da giocare in solitaria o in compagnia. Proprio in cooperativa, esso può essere apprezzato pienamente. Armato di un comparto visivo coinvolgente che regala degli scorci molto suggestivi e di un sound design estremamente raffinato, il titolo cerca di raccontare una storia angosciante e criptica, anche se la ricerca della cripticità risulta essere proprio uno dei punti deboli del gioco, facendo arrivare il giocatore ai titoli di coda con moltissimi tasselli mancanti più che con delle domande su cui elucubrare. Qualche azzardo in più da parte di Tarsier Studios non avrebbe guastato! |
Voto Finale: 8 / 10











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