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Speciale: SUSPIRIA - Il modo in cui Dario Argento ci racconta le fiabe

In molti vedono in Dario Argento il maestro del brivido, l'uomo nero capace di dare forma alle nostre paure. Ma siamo sicuri che sia davvero solo questo?

Prima di arrivare a Suspiria, Argento si era già imposto come uno dei maggiori esponenti del giallo all'italiana. Film come L'uccello dalle piume di cristallo, Il gatto a nove code e Profondo rosso avevano già messo in mostra una regia raffinata, capace di trasformare il thriller in un'esperienza visiva e sensoriale. Con Suspiria, però, Argento compie un passo ulteriore: abbandona definitivamente le regole del giallo per immergersi in un universo fatto di sogni, colori irreali e incubi. Riguardando per l'ennesima volta quello che è il capostipite della Trilogia delle Tre Madri, ci è sorta una domanda: che cos'è davvero Suspiria? 


suspiria dario argento

Uscito nel 1977 e basato sull’opera Suspiria De Profundis (chiamato semplicemente Suspiria) di Thomas de Quincey (per l’esattezza il film è ispirato soprattutto al capitolo dedicato alle Tre Madri), Suspiria è il primo film dell’orrore diretto da Dario Argento, uno dei più famosi registi horror di sempre. Ma guardando la sua opera si notano tanti piccoli dettagli, che ci mostrano qualcosa di molto diverso dal tipico film dell’Orrore.


Se i fratelli Grimm raccontavano le paure dei bambini, Dario Argento tramite Suspiria racconta quelle degli adulti, in una fiaba gotica dipinta con sangue, luce e colori impossibili.


La trama vista come una fiaba


In Suspiria ritroviamo molti elementi fiabeschi. Tra questi, una giovane protagonista che arriva in un luogo sconosciuto: invece che Alice o Gretel, abbiamo Susy Benner (nella versione americana Suzy Bannion), una ballerina. Poi abbiamo una casa misteriosa che nasconde un segreto, come la casa di pan di zenzero, solo che qui c’è un’accademia di danza.  Naturalmente non può mancare una strega potentissima che governa nell'ombra, Helena Markos, chiamata Mater Suspiriorum. Non mancano prove da superare e personaggi enigmatici che aiutano o ostacolano l'eroina, come le insegnanti che fanno parte della congrega di streghe.

Tuttavia, non è soltanto la presenza di streghe e magia a darci l’impressione che Suspiria sia una fiaba. La scuola di danza, ad esempio, si trova in una città tedesca dentro la foresta nera, come tutte le fiabe migliori.

Ma come vedremo, ci sono altri fattori a farci immaginare la storia di Susy Benner come una fiaba dark.


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La trilogia delle tre madri


Sebbene Suspiria possa essere visto come una fiaba oscura a sé, Dario Argento amplia ulteriormente questo immaginario continuando ad attingere all'opera di Thomas De Quincey. Nel suo saggio Suspiria de Profundis, De Quincey immaginava tre enigmatiche figure femminili, le Tre Madri, incarnazioni di differenti aspetti del dolore umano. Argento riprende questo concetto, ma lo trasforma: le Tre Madri diventano tre antichissime streghe, creature quasi immortali che governano il mondo dall'ombra e il cui potere si estende ben oltre quello di una semplice congrega. Così nascono Mater Suspiriorum, la Madre dei Sospiri, la sorella più anziana chiamata anche la regina nera; Mater Tenebrarum, la Madre delle Tenebre, sorella più giovane e anche la più crudele; e Mater Lachrymarum, la Madre delle Lacrime, la più seducente e potente delle tre. Non sono soltanto antagoniste, ma entità mitologiche, assimilabili a divinità pagane o antiche dee decadute. Loro stesse si vedono come incarnazione della morte. Esercitano la loro influenza sul destino degli uomini dalle loro tre case create dall’architetto italiano Emilio Varelli nelle città di Friburgo, New York e Roma.


Tecnica visiva

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La prima cosa si nota guardando Suspiria, è sicuramente la palette cromatica della fotografia, accesa, viva, in totale contrapposizione con gli ambienti tipici dell’orrore moderno, scelta da Luciano Tovoli e Argento per due motivi completamente diversi. Argento voleva un’opera surreale e impressionistica, con colori accesi, che si distaccasse dal reale creando un effetto unico, in quanto voleva lasciarsi alle spalle le tecniche del giallo all’Italiana che lo avevano reso famoso. Tovoli anche egli al suo primo Horror, volle invece il sangue finto più artificiale possibile in modo da avere trucchi da usare il più possibile in lavorazione del film, volendo mantenere uno stile che richiamasse il cinema di Georges Méliès l’uomo universalmente riconosciuto come il secondo padre del cinema, dopo i fratelli Lumière.


Dietro questa meraviglia stilistica che rende unico il film, ci sono principalmente tre componenti che già all’epoca dell’uscita del film risultavano antiquate.


L’uso di lenti anamorfiche e la ricerca di una resa cromatica ispirata al Technicolor sono la prima componente. Argento voleva una colorazione tipica da film a colori degli anni ‘30 e ‘40 particolarmente satura. Ispirandosi allo stile di film come Il mago di Oz o Via col vento, Suspiria fu uno degli ultimi film girati con queste tecniche, poiché esse erano particolarmente dispendiose e tecnologicamente superate.


Le altre due componenti di questo stile particolarmente acceso nei colori sono le luci ad Arco con forte intensità di luce necessaria per imprimere le immagini sulla pellicola particolarmente sensibile scelta da Argento, la Kodak da 30-40 ASA, che aumentava la profondità di campo e i teli. La terza componte ideata da Tovoli e Argento, furono dei teli colorati a coprire le luci ad arco invece che con la normale gelatina, poiché l’obiettivo era dare una colorazione morbida quasi da dipinto, cosa non fattibile con le gelatine. Con i teli colorati invece giostrare le luci fu molto più facile e permise quell’effetto surreale che diede al film il suo stile unico.


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Parlando dei colori è molto interessante vedere come il film li usi non solo per estetica tra espressionismo e surrealismo ma anche come veicolo delle emozioni da provare. In base al colore della scena sappiamo già cosa aspettarci inconsciamente: il rosso rappresenta la violenza, la morte, l’arrivo delle streghe. Il blu è il colore onirico del mistero, il verde ci mostra la corruzione magica del mondo. Argento e Tovoli ci mostrano tramite i colori le emozioni esattamente come farebbe un quadro più che un film.


La maestria dietro la macchina da presa


Un’altra osservazione su Suspiria è il modo in cui Argento ci narra il film tramite le riprese, trattando la macchina da presa come un personaggio a sé stante e onnipresente. A volte vediamo la scena con gli occhi della protagonista, a volte come quelli delle streghe, altre ancora con visuali dall’alto, e a volte accompagniamo i vari personaggi precedendoli o seguendoli nelle loro azioni. Il tutto ci mostra come Argento non vuole che la gente creda al film. Vuole che la gente lo veda come un sogno.


Per questo abbiamo tempi narrativi strani, inquadrature singolari, spazi che cambiano, colori impossibili e spesso la logica scompare. È esattamente il funzionamento di un sogno o, se vogliamo, delle fiabe. Non hanno bisogno di essere realistiche, ma le emozioni che lasciano sono più che vere.


Le ambientazioni da paura e fascino


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La città di Friburgo in Brisgovia e la Haus zum Walfisch (Casa della balena) sono il teatro principale del film. Ma ci sono anche altri luoghi come la Königsplatz, ovvero la piazza dove muore Daniel, il pianista cieco. Non fu facile preparare per la scena per la sua imponenza e ci fu bisogno di parecchio lavoro dal comparto luci.


Abbiamo citato la casa della balena, la struttura che nel film rappresenta l'Accademia Tanz. Potremmo dire che l’edificio stesso con il suo stile peculiare sia in realtà un personaggio a sé. Non è realistico, le stanze sembrano cambiare, i corridoi sono infiniti e mutevoli. Le porte nascondono mondi sconosciuti, da stanze piene di fil di ferro spinato (che era reale: l’attrice ne ricavò alcune lesioni superficiali), all’infinito sotterraneo nascosto dietro una falsa parete. La casa domina i personaggi e come nelle fiabe è viva. Non a caso alla fine del film esplode con la morte di Helena Markos, come la casa di Marzapane si distrugge con la strega.


I Goblin e la ninna nanna macabra


Quando si parla di qualsiasi film di Dario Argento, una delle prime cose che vengono in mente sono le colonne sonore.

Un ruolo fondamentale nel trasformare Suspiria in una fiaba nera è giocato soprattutto dalla colonna sonora dei Goblin. Più che accompagnare le immagini, la musica sembra dare voce all'anima stessa dell'accademia. Le melodie non cercano mai di rassicurare lo spettatore: mescolano sussurri, risatine infantili, filastrocche appena accennate, campanelli e percussioni tribali in una composizione che ricorda una ninna nanna distorta. È come se fosse la canzone che una strega canterebbe a un bambino per attirarlo nel bosco. Il risultato è una colonna sonora che non sottolinea semplicemente l'orrore, ma contribuisce a costruire quell'atmosfera ansiogena sospesa tra sogno e incubo, che caratterizza l'intero film, rafforzando l'idea di Suspiria come una fiaba raccontata agli adulti.


Come nasce la fiaba oscura diventata Cult del Cinema dell’Orrore?


Argento ha raccontato più volte che l'idea di Suspiria nacque dai racconti della compagna Daria Nicolodi. Sua nonna le narrava storie di scuole dove si praticava la magia, e da lì nacque l'idea di una scuola di danza governata da streghe.


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Ancora più interessante è che Argento e Nicolodi, nelle prime versioni della sceneggiatura, immaginavano protagoniste bambine di circa dodici anni. La produzione impose di trasformarle in ragazze adulte, ma Argento lasciò volutamente intatti molti dialoghi e comportamenti.Questo spiega perché i personaggi sembrino comportarsi come bambini in una favola, ma non sono i soli ad avere dei dialoghi innaturali. Guardando Suspiria è impossibile non far caso al comportamento di tutti i personaggi, perché anche nei loro dialoghi qualcosa non ci torna: gli adulti non dicono mai tutto, le ragazze a volte sembrano ingenue ma curiose. I dialoghi sono appositamente costruiti per far prudere quell’idea che qualcosa non vada.


Se i fratelli Grimm utilizzavano le fiabe per dare forma alle paure dei bambini, Dario Argento compie un percorso inverso: racconta le paure che continuano ad accompagnarci anche una volta diventati adulti. Il buio, i boschi, le case troppo grandi, le porte che non dovrebbero essere aperte, le streghe, le filastrocche e persino la figura materna smettono di essere elementi rassicuranti o semplicemente fantastici per trasformarsi in simboli di un'inquietudine più profonda.


In conclusione, il segreto di Suspiria


Dopo quasi cinquant’anni dalla sua uscita, il successo di Suspira non è soltanto una questione di regia, fotografia o colonna sonora. Tutti questi elementi contribuiscono a renderlo un capolavoro ovviamente, ma da soli non bastano a spiegare perché il film riesca ancora oggi a inquietare lo spettatore.


Il suo vero segreto è un altro. Suspira non ci terrorizza perché mostra mostri o streghe. Ci terrorizza perché ci costringe a tornare bambini, quando bastava una porta socchiusa, una filastrocca o una casa nel bosco per credere che il male potesse davvero esistere. Nella sua reinterpretazione delle fiabe Argento ci porta in un mondo onirico e acceso di colori saturi, bello da vedere ma dove non vorremmo mai entrare.

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