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Time Breaking: Dino Breach - Abbiamo giocato la Demo al Gigacon

21 ore fa
Tempo di lettura: 6 min

Al Gigacon di Caserta abbiamo giocato la demo di Time Breaking: Dino Breach, un progetto italiano ispirato all'intramontabile Dino Crisis. Ve ne parliamo nel dettaglio.

Durante il corso del weekend conclusosi, abbiamo partecipato al Gigacon 2026 di Caserta, alla sua seconda edizione, dove è stata allestita una Games Arena che ha rappresentato un punto di incontro per tutti gli appassionati del videogioco, del competitivo e del cooperativo.


All'interno di quest'area, hanno trovato spazio anche i videogiochi indipendenti italiani, attualmente itineranti nel nostro Paese grazie a Road Trippa, il tour organizzato da Retrobottega Culture APS attraverso il format Cotoletta8bit sotto la supervisione dell'organizzatore Fabio Putortì, che fa da vetrina a questi progetti, consentendo al pubblico di provare i titoli indie Made in Italy.



Tra i presenti, noi abbiamo giocato la demo di Time Breaking: Dino Breach, un progetto tutto italiano che guarda all'intramontabile Dino Crisis, un gioco che ha dato successo ad un genere ed ha poi lasciato un vuoto apparentemente incolmabile per decenni.


time breaking dino breach


In questo articolo, vi parliamo delle dinamiche principali del gioco con alcune considerazioni, rimandando i giudizi veri e propri a quando lo sviluppo sarà in una fase più completa.


Ispirarsi ad un'icona


Per chiunque sia cresciuto negli anni Novanta, il gioco non avrebbe bisogno di esplicitare la fonte della sua ispirazione. Il richiamo è intrinseco nell'estetica e, soprattutto, negli elementi di gioco: siamo davanti ad un successore spirituale di Dino Crisis. La protagonista, Kate Jeong ha una missione personale: ritrovare Alan attraverso il viaggio nel tempo. A seguito della scoperta di varchi temporali, infatti, l'essere umano ha cominciato a sperimentare con la possibilità di muoversi nel passato, con le dovute conseguenze. In questo specifico caso, le tracce di Alan portano Kate ad un centro di ricerca buio, abbandonato e terrificante, dove ben presto sarà costretta a seguire le scie di sangue sui corpi per poter avanzare.


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Nel centro di ricerca infatti (ambientazione principale della demo, che ha una durata che va dalla mezz'ora all'ora in base alle capacità intuitive), creature preistoriche sono sfuggite al controllo dell'uomo e vagano liberamente, pronte ad attaccare a vista. Abbiamo un setting familiare per gli appassionate dei videogiochi horror, un'atmosfera che rispetta le aspettative ed un buon utilizzo del sonoro per creare situazioni di ansia e terrore, e soprattutto di suspense. In questo senso, la struttura è quella tradizionale del genere: troviamo gli indizi del massacro mentre indaghiamo, ma non ne vediamo i colpevoli; quando sblocchiamo la situazione, il sonoro ci comunica che il pericolo è dietro l'angolo prima ancora che lo vediamo. In questo schema, abbiamo visto rispettata la storia del genere, non soltanto nel diretto confronto con Dino Crisis, ma anche con altri padri del survival horror, come gli originali Resident Evil.


All'interno del centro di ricerca, abbiamo potuto apprezzare un buon equilibrio per quanto riguarda l'esplorazione, la risoluzione di enigmi e il confronto con i terrificanti nemici. Questa prima area fornisce un buono sguardo in prospettiva su quella che è la forma finale che il titolo vorrebbe assumere, lasciandoci col desiderio e la curiosità di giocarne di più.


Un gioco moderno, che non rinuncia però al tributo


L'impatto con il titolo dal punto di vista del gameplay, invece, ci dà l'immediata sensazione di un qualcosa che, pur mantenendo dei canoni moderni, vuole onorare le origini del genere anche nella struttura. Siamo infatti di fronte ad un titolo isometrico, con visuale arretrata dall'alto in terza persona, e che ricorre ad alcune dinamiche di gameplay che ci rimandano direttamente agli anni Novanta.


Ci viene presentato un sistema di inventario da gestire, con il quale i videogiocatori particolarmente affezionati ai classici CAPCOM avranno familiarità. Gli slot base per risorse sono nove e, già nella demo, la quantità di risorse che è possibile scovare è stata tale che abbiamo ricorso al deposito - che può essere utilizzato presso il punto di salvataggio - e alla combinazione di diversi oggetti per crearne uno migliore e risparmiare al contempo spazio. Nella prima mezz'ora di gioco, la gestione dell'inventario si è quindi già rivelata un elemento cruciale col quale fare i conti.


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Ciò implica anche una certa curiosità nell'esplorazione, poiché alcune combinazioni di oggetti non vengono esplicate attraverso i menù di gioco o i tutorial, ma possono essere rinvenute soltanto nel mondo di gioco, curiosando e trovando documenti che contestualizzano gli oggetti nella lore del mondo di Time Breaking. Anche qui abbiamo un elemento che de-semplifica la struttura dei giochi moderni per riportarci alle origini, quando non c'era un pop-up che ci guidava in ogni possibile combinazione, ma rischiavamo di restare ignari su molti elementi di gioco qualora non avessimo esplorato a fondo gli ambienti.


Questo stesso tipo di valore può essere attribuito anche ad altre tipologie di documenti rinvenuti in gioco. All'interno della demo ne è un esempio il report sui Velociraptor, il quale contiene delle informazioni sui dinosauri che abbiamo verificato essere effettivamente utili quando ci troviamo faccia a faccia col nemico. Banalmente, mostrare le spalle al Velociraptor o ricorrere ad un'arma forte ma lenta, come sconsigliato nel report, può avere delle conseguenze fatali.


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Report sui velociraptor, fondamentale per comprendere come affrontare il nemico

Il progresso nelle ambientazioni, come i canoni di genere vogliono, è scandito da puzzle ambientali, che richiedono la combinazione di curiosità nell'esplorazione e l'utilizzo della logica in alcuni momenti. A supportare il giocatore nell'esplorazione c'è la mappa statica all'interno del menù, caratterizzata dal classico segnale porta blu-porta rossa per indicare quali aree sono già state esplorate e quali dobbiamo ancora completare, uno strumento utile per non perdere traccia di quanto già ottenuto quando bisogna tornare sui propri passi per comprendere come procedere.


Un mondo di gioco interessante


Sull'incipit narrativo, all'interno della demo, ci sono soltanto accenni che, però, costruiscono una tessitura dal potenziale apprezzabile. Un documento all'interno del gioco ci parla dei Varchi Temporali scoperti dall'uomo nel 2027 e della sperimentazione che da essi è derivata. All'interno di questo contesto fantascientifico macrocosmico troviamo poi il mondo microcosmico di Kate Jeong, protagonista alla ricerca di una persona amata, Alan, che dopo l'incidente sarebbe stata abbandonata, insieme all'interno team del centro di ricerca, al proprio destino.


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Quindi, seppur viviamo una storia intima e privata in cui la protagonista cerca semplicemente di mettere in salvo un suo caro, il contesto fantascientifico di contorno suggerisce idee stuzzicanti, che sanno incuriosire e fanno venire la voglia di scoprire di più sulle conseguenze di questa scoperta scientifica e sui modi in cui questa può essere utilizzata (in questo caso siamo davanti ad un Dino Breach, ma quante altre epoche potrebbero fare da sfondo alle avventure di Kate?).


Qualche incertezza sull'azione


Se dal punto di vista dell'esplorazione, della gestione dell'inventario e della narrativa, abbiamo trovato spunti interessanti, qualche perplessità resta sull'azione. Chiaramente, siamo dinanzi ad un titolo sviluppato da un gruppo molto esiguo di persone e che è ancora in una fase di crescita, ma è giusto segnalare che se la rigidità nei movimenti del personaggio grava davvero poco nell'esperienza di gioco esplorativa, essa ha un peso maggiore nell'azione e nello shooting, dove ci siamo visti costretti, in qualche occasione ad indietreggiare per poter mirare (dando quindi le spalle al Velociraptor e quasi pagandone le conseguenze!).


Il mirino stesso, infatti, allo stato attuale presenta qualche problematica nella gestione. In più di un'occasione, prendere la mira verso il dinosauro con il pad, che invece non aveva alcun problema a fiondarsi su di noi, ci ha messi in una situazione di svantaggio che non era determinata dalla difficoltà del gioco ma dall'esecuzione tecnica del gameplay.


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Fortunatamente, la demo ha messo a disposizione una quantità soverchiante di oggetti curativi, che hanno consentito così di bilanciare gli scontri e farci uscire illesi dal conflitto con le belve preistoriche. Questa rigidità nel movimento e nella mira resta comunque l'unico elemento che ci ha lasciato qualche perplessità al netto di una demo che, nel tentativo di ripercorrere i passi di Dino Crisis, ha fatto molto meglio di quanti altri non ci abbiano provato nel corso dei decenni, anche avendo più strumenti a disposizione rispetto a Digitaly Arts.


Di certo, chi ha nostalgia del gioco che ha ispirato Time Breaking: Dino Breach, troverà in questa produzione indipendente italiana qualcosa di cui vale la pena seguire gli sviluppi.

Il survival horror Time Breaking: Dino Breach si è presentato subito al pubblico come un progetto di passione ispirato all'intramontabile Dino Crisis. Nella mezz'ora della demo è possibile apprezzare un gradevole equilibrio tra esplorazione, puzzle solving ambientale e combattimento adrenalinico, complicati da un'obbligatoria gestione meticolosa dell'inventario. A gravare un po' sull'esperienza c'è la rigidità di movimento, che pesa soltanto nelle fasi d'azione e non su quelle di esplorazione, e la gestione del mirino, che ci ha messi in una posizione di svantaggio rispetto all'agile nemico. Le atmosfere, le visual e il sonoro rispettano perfettamente le origini del genere survival horror, generando una piacevole immersività.

La demo, oltre ad essere stata presente in fiera, è pubblica. Potete scaricarla su Steam e giocarla personalmente per provare l'esperienza di gioco.

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