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Anteprima: Call of the Elder Gods, le prime impressioni sul First Chapter

Siamo stati invitati a giocare la demo di Call of the Elder Gods, seguito di Call of the Sea. Queste sono le nostre prime impressioni sul First Chapter.

Correva il 2021 quando Out of the Blue debuttò con Call of the Sea, un’avventura in prima persona dall’ispirazione lovecraftiana, che ci metteva nei panni di Norah Everhart, carismatica protagonista pronta a lanciarsi nell’esplorazione di un’isola deserta per ripercorrere i passi dello scomparso marito. Distintosi per i suoi puzzle originali e stimolanti (ma mai frustranti), per la capacità di raccontare la storia di vita dei personaggi attraverso piccoli dettagli e per una reinterpretazione del Il richiamo di Cthulhu, questo videogioco indipendente è riuscito a ritagliarsi uno spazio nel suo genere, lasciandoci desiderosi ed entusiasti di fronte alla possibilità di giocare altri titoli della serie.


Siamo stati invitati a provare la demo di Call of the Elder Gods, sequel immediato, intitolata The First Chapter (anche se, per il modo in cui si è conclusa, dubitiamo che il titolo indichi che sia un capitolo completo) e vogliamo parlarvi delle nostre prime impressioni, tastiera e mouse alla mano.


call of the elder gods

Nota: ci terremo il più possibile sul vago per quanto riguarda gli eventi di Call of the Sea per evitare spoiler per coloro che non l'avessero ancora giocato. Va da sé che trattandosi di un sequel, non possiamo astenerci completamente dal citare alcuni eventi, soprattutto poiché essi sono direttamente collegati a quelli correnti.


Una nuova chiamata


Call of the Elder Gods riprende la storia in un momento successivo all’avventura di Norah Everhart e lo fa con consapevolezza e continuità. Al primo cambio di punto di vista del gioco, infatti, ci verrà chiesto quale dei due possibili finali abbiamo scelto nel titolo precedente. Non sappiamo se nel lungo termine questo avrà un impatto decisivo sugli accadimenti centrali nella narrativa. All’interno della demo, sull’esperienza complessiva, l’impatto è stato minimo, ma abbiamo comunque gradito che il titolo tenesse in considerazione la nostra scelta ai fini dell’immersività.


Vestiremo in quest’avventura i panni di due protagonisti piuttosto che uno: Evangeline Dayton (detta Evie) e Harry Everhart, il marito, compagno, dear old pal di Norah Everthart. Evie, in maniera simile a Norah, è vittima di fenomeni strani, tra cui bizzarre visioni, attraverso le quali un manufatto le si rivela come chiave per salvare una civiltà. Questi eventi strambi hanno provocato in Evie dei vuoti di memoria, in periodo in cui sembrava eccellere in ogni campo, come se fosse in una specie di stato di flow inspiegabile. Harry, invece, che conosciamo molto bene, è alle prese con un percorso psicoterapeutico che vede come avvenimento centrale la scomparsa di sua moglie (quale che sia in base alle nostre scelte in Call of the Sea) e con delle bizzarre macchie nere che appaiono nelle sua visuale quando si guarda intorno. I percorsi di questi due personaggi si incroceranno, legati dal manufatto misterioso, in maniera inaspettata.


C’è una sessione all’interno della demo in cui vestiremo anche i panni di Norah in un breve ma piacevole flashback che fa da tutorial per la fase di risoluzione degli enigmi. Per coloro che hanno apprezzato il primo titolo, è stato gradevole non solo utilizzare nuovamente Norah ma anche avere un’occasione per vivere la sua relazione fatta di puzzle ed enigmi con Harry, cuore pulsante della prima storia, non più soltanto nei racconti ma in maniera completamente interattiva.


call of the elder gods

Una scelta che abbiamo molto apprezzato è stato l’escamotage che il gioco utilizza per mantenere Norah come narratrice della storia, nonostante non ne sia più la protagonista: Cissy Jones, infatti, nel ruolo di Norah, è capace di coinvolgere il giocatore in qualsiasi cosa racconti, donando ad ogni frase una sfumatura emotiva. Questa serie, senza la sua voce, avrebbe perso davvero un talento incredibile che è capace di portare sulle proprie spalle la narrativa, quindi siamo lieti che non sia stato questo il caso.


Torniamo a prendere appunti!


In termini di gameplay, nella parte provata, Call of the Elder Gods non differisce in maniera significativa dal suo predecessore. Il cuore del gameplay resta, infatti, l’esplorazione dello spazio che ci circonda volta a raccogliere indizi che ci consentano di risolvere i vari puzzle che ci consentano di procedere ed indagare il mistero portante della trama. 


Attraverso un escamotage narrativo, il gioco ci consente di mantenere la dinamica del diario degli appunti di Norah, quindi anche in questo caso, soprattutto nei panni di Evie, dovremmo indagare tutto ciò che richiama la nostra attenzione. Quando avremo visualizzato un dettaglio interessante, Norah, nei panni della narratrice, lo trasformerà in una nota o uno sketch nel proprio diario. Ne risulta che, anche se gli enigmi non sono assolutamente troppo complessi nella prima fase di gioco, il modo stesso in cui vengono segnate le note costituisce un ulteriore indizio. In sintesi, nel primo capitolo, gli enigmi sono stati equilibrati, semplici ma non scontati, scorrevoli e mai frustranti. Sicuramente, però, sulla base dell’esperienza di Call of the Sea, possiamo auspicare che la difficoltà si intensifichi man mano che procediamo nei capitoli della storia. 


call of the elder gods

Ad ogni modo, il gioco fornisce anche una modalità suggerimento non perenne all’interno del menù. Se è possibile infatti selezionare una sorta di modalità assistita che valga per tutta l’avventura, anche un indizio per un singolo enigma può essere ottenuto in qualsiasi momento semplicemente accedendo al menù, senza compromettere tutti gli altri enigmi di gioco futuri.


L’equilibrio tra esplorazione e rompicapo è sulla scia del titolo precedente, proponendoci nel primo capitolo un’esperienza molto conservativa, che però scorre in maniera piacevole e gratificante, stimolando curiosità ed soddisfazione del giocatore. 


Aspetti tecnici e sonori


Abbiamo giocato la demo su PC, optando per impostazioni grafiche Alte per tutte le voci proposte dai setting del gioco. Dal punto di vista tecnico e della resa, non abbiamo riscontrato problematiche incresciose, se non quella sovrapposizione quando camminavamo in corsa. Va tuttavia specificato che si è trattato di un problema minimo e saltuario (tre volte per una frazione di secondo su 71 minuti di gioco). Non si sono registrati cali di frame o problemi nel flusso di gioco a questo livello di impostazioni.


Dal punto di vista della resa grafica, Call of the Elder Gods, come già menzionato, è ambientato per la sua prima parte in luoghi urbani. Questo ha permesso al team di proporre ambientazioni colme di luci artificiali - un distacco quasi totale rispetto all’isola abbandonata che ha visitato Nora in Call of The Sea, dove le uniche luci artificiali erano i fari degli esploratori - con un risultato molto gradevole alla vista, che non è soltanto ben eseguito dal punto di vista tecnico, ma che contribuisce a creare un’atmosfera e metà strada l’inquietante e il coinvolgente.


call of the elder gods

Anche il lavoro sul suono è apprezzabile, con un lavoro più minuzioso ancora del precedente. Vengono richiamati i brani portanti di Call of the Sea, ma al contempo, tutti gli oggetti che vengono toccati ed analizzati propongono un corrispondente suono, il tutto accompagnato dall’ormai iconico suono della matita sul notebook ogni volta che interagiamo con un possibile indizio. Nel complesso, il sonoro contribuisce in maniera decisiva all’immersività di gioco, ed accompagnato alla visuale in prima persona e un buon set di cuffie, ci fa sentire come se stessimo davvero vivendo quest’avventura personalmente, piuttosto che vederla attraverso uno schermo.


Un’esperienza conservativa ma stimolante


call of the elder gods

La demo di Call of the Elder Gods si presenta come un’esperienza conservativa dal punto di vista del gameplay, con enigmi non troppo complessi, collegati all’esplorazione ambientale e il diario degli appunti. Guidati ancora dalla voce di Norah Everhart nei panni della narratrice, vestiamo però stavolta i panni di due protagonisti delle vicende effettivi, Harry, il già noto marito di Norah, ed Evie, una studentessa afflitta da perdite di memoria e visioni strane riguardo un manufatto ed il misterioso salvataggio di una civiltà. Il cambio di punto di vista funziona nello spezzare la narrativa in segmenti ove Call of the Sea era invece un flusso continuo di eventi e nel legare in maniera inattesa i personaggi, il tutto sotto l’ala di un sonoro capace di favorire l’immersione e un performance tecnica senza problemi. 


La continuità con il titolo precedente, che rispetta anche la scelta finale del giocatore sul destino di Norah, e il nuovo mistero al centro della trama stimolano la curiosità, lasciandoci col desiderio di scoprire di più. Non possiamo che attendere l’uscita del titolo quest’anno per scoprire cosa si cela dietro il misterioso artefatto e in che modo esso è collegato ad Evie.

Call of the Elder Gods è esattamente quello che ci aspettavamo, in senso positivo: la formula del suo predecessore viene ripresa ma inserita in un contesto narrativo più complesso, con punto di vista del narratore e dei protagonisti delle vicende disallineati. Gli scenari urbani vengono ben rappresentati attraverso un’illuminazione ambientale gradevole e un sonoro che favorisce l’immersività, in un contesto tecnico privo di problematiche spiacevoli. Apprezzabili gli enigmi, cuore del gameplay di gioco, non troppo complessi ma neanche troppo banali considerando che si tratta della fase introduttiva di gioco. Fondamentale il ritorno di Cissy Jones nei panni di Norah Everhart, una delle voci narranti migliori degli ultimi anni. Dopo quest’anteprima siamo ansiosi di svelare, nei panni di Evie e Harry Everhart, il mistero che si cela dietro il misterioso artefatto.

In attesa del gioco completo, vi invitiamo a provare la demo pubblica su Steam.

Si ringrazia Keymailer per averci invitato a partecipare alla demo.


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