Anteprima: The Dark West, il western ARPG che ha la pistola scarica
- Luigi Cinquegrana

- 1 giorno fa
- Tempo di lettura: 4 min
Abbiamo provato la demo di The Dark West e di seguito vogliamo riportarvi le nostre prime impressioni e anche qualche perplessità.
Quando si parla di ARPG, il pensiero corre inevitabilmente a Diablo, la storica serie di Blizzard che ha conquistato generazioni di appassionati grazie al suo gameplay coinvolgente e alla sua capacità di definire gli standard del genere. La saga ha lasciato un'eredità enorme, diventando un punto di riferimento con cui ogni nuovo esponente del genere finisce, prima o poi, per essere confrontato.
In un panorama così competitivo, però, emerge una domanda fondamentale: cosa può fare un nuovo ARPG per distinguersi davvero e costruire una propria identità? È proprio questa la sfida che The Dark West sembra voler affrontare, puntando su un’ambientazione western e su alcune idee che cercano di allontanarsi dai canoni più tradizionali del genere.

Spinti dalla necessità di dare una forte identità al progetto, gli sviluppatori di Black Hand hanno scelto di reinterpretare l’ARPG attraverso una chiave inusuale, costruendo un immaginario che potremmo definire “dark western”: una contaminazione tra atmosfere polverose da frontiera e toni cupi, quasi decadenti; una contrapposizione affascinante sulla carta, capace potenzialmente di incuriosire gli appassionati del genere, ma che nella sua forma attuale sembra ancora richiedere maggiore coerenza e, soprattutto, un controllo più solido della fase di sviluppo. Ed è proprio da qui che nasce la necessità di analizzare più nel dettaglio le criticità emerse in questa fase embrionale del progetto.
Cenni di trama
Dark West è un action RPG a tema western occulto che mette alla prova non solo le abilità del giocatore, ma anche la sua stabilità mentale. Ambientato alla fine del XIX secolo, il gioco ci porta in un mondo già profondamente compromesso, dove la sete di ricchezza ha portato l’uomo a scavare troppo a fondo, finendo per risvegliare qualcosa di antico e inquietante. Le miniere aperte senza freni hanno infranto un equilibrio dimenticato, liberando forze oscure, entità innaturali e creature mostruose che ora si diffondono in ogni territorio. Nella città di Mercy’s End, le fazioni si contendono ciò che resta della civiltà facendo ricorso a poteri proibiti: sangue versato in rituali, pratiche arcane e simboli incisi nella carne sono diventati strumenti di sopravvivenza e dominio. Per alcuni rappresentano una forma di redenzione, per altri l’unica verità possibile. In entrambi i casi, il risultato è un mondo in rovina.

In questo scenario, ogni elemento di Dark West sembra plasmato dalla durezza della frontiera stessa. Il giocatore non interpreta un eroe, ma un semplice Sopravvissuto: un individuo qualunque che cerca di resistere in un mondo al collasso, dove la sorte vale quanto la fede e ogni scelta comporta conseguenze pesanti. Ogni avanzamento diventa così una scommessa contro un’oscurità che divora tutto ciò che incontra. In realtà, le informazioni introduttive sono piuttosto essenziali: il titolo catapulta subito il giocatore nell’azione, lasciando intendere una struttura narrativa più affidata ai dialoghi e all’interazione che a una lunga fase introduttiva esplicativa. Si tratta di un incipit che, pur nella sua sinteticità, riesce comunque a catturare l’attenzione e che potrebbe rappresentare, in prospettiva, uno dei punti di forza della produzione, qualora venga sviluppato con maggiore profondità e coerenza nel corso del gioco.
Un Diablo nel West?
L’approccio, senza troppi giri di parole, ricorda da vicino Diablo II, soprattutto nella gestione di abilità e risorse, con l’utilizzo di slot dedicati che sembrano destinati alle skill e le classiche fiaschette per il recupero delle pozioni. Diciamo “sembrano” perché, a causa di alcune problematiche che analizzeremo più avanti, non è stato possibile comprendere fino in fondo tutte le dinamiche del sistema, che richiederebbero probabilmente una fase di sviluppo più matura per essere chiarite.
La visuale è in terza persona isometrica, in linea con i canoni del genere, con un sistema di controllo che include anche l’uso delle armi da fuoco, come la pistola, in un mondo di gioco ampio e ben leggibile, pensato per favorire l’esplorazione.
Problemi tecnici evidenti
Nel momento in cui il gioco dovrebbe entrare nel vivo e consentire una valutazione più concreta delle sue dinamiche di gameplay, Dark West mostra purtroppo diverse criticità tecniche che incidono in modo significativo sull’esperienza. Durante la prova sono emersi caricamenti piuttosto lenti delle texture e della mappa, accompagnati da un evidente calo delle prestazioni. Un aspetto particolarmente sorprendente, considerando una configurazione hardware di tutto rispetto — con una RTX 3070 Ti e 32 GB di RAM — che sulla carta non dovrebbe incontrare simili difficoltà con un prodotto di questa tipologia. Il risultato è un crollo di framerate e fluidità che appare poco giustificabile anche abbassando la risoluzione, fino a rendere l’esperienza in alcuni momenti difficilmente sostenibile.
In questo contesto si è arrivati persino a situazioni di inevitabile game over, più legate alla tenuta tecnica che al reale bilanciamento del gioco. A lasciare perplessi è anche l’ottimizzazione complessiva della build, che supera i 60 GB di installazione nonostante un comparto grafico ancora non pienamente rifinito o rifinito ma non in modo omogeneo. Tale data suggerisce la presenza di asset non ottimizzati o di una build ancora lontana da uno stato di rifinitura. Detto questo, è importante sottolineare come l’idea alla base del progetto resti interessante e potenzialmente valida.
Proprio per questo, un giudizio più completo e definitivo non può che essere rimandato a una versione più matura e stabilizzata del gioco, nella speranza che le problematiche tecniche riscontrate possano essere affrontate e risolte nelle fasi successive dello sviluppo.
The Dark West è un titolo che, sulla carta, si presenta ambizioso e supportato da un incipit narrativo interessante. Tuttavia, le condizioni attuali non consentono di esprimere una valutazione concreta sulla qualità del gameplay, che rimane di fatto difficile da analizzare nella sua interezza. Al momento, non si può quindi che riconoscere la forza delle intenzioni del progetto, pur mantenendo diverse riserve sullo stato complessivo della build provata. Per questo motivo, ogni giudizio definitivo viene necessariamente rimandato a una versione più matura e stabile del titolo, nella speranza che le sue potenzialità possano emergere con maggiore chiarezza in futuro. |






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