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La storia del videogioco: l'inizio

Ciao a tutti e benvenuti nella nuova sezione di varietà e curiosità vintage firmata Game ‘n Talk!


Vi siete mai chiesti da dove tutto ebbe inizio? Se la risposta è “sì”, allora siete nel posto giusto! Insieme ripercorreremo passo passo tutti gli step principali delle evoluzioni dei videogiochi, a partire dalla primissima, e tutt’altro che semplice, I.A.


Cominciamo quindi con il predecessore di tutte le I.A. e dei videogiochi: Bertie the Brain!

Era il 1950 quando il dottor Josef Kates decide di ideare per la Canadian National Exhibition un computer alto 4 metri dedicato al gioco Tic-Tac-Toe, più comunemente chiamato “Tris” (sì, quello che facevate sulle lavagne di scuola durante la ricreazione).

L’utente poteva selezionare la difficoltà di gioco e tramite una tastiera 3x3 decideva dove piazzare il proprio simbolo. Al suo interno erano inserite delle valvole termoioniche in miniatura chiamate “valvole di additron” ed era collegato ad un monitor dove, in base alle selezioni, accendevano delle lampadine che facevano apparire una X oppure un O. L’esposizione fu un grande successo, con file di persone di ogni età in attesa di sfidare la macchina ed era Kates stesso a cambiare i vari livelli di difficoltà in base all’avversario.

Perfino il comico Danny Kaye tentò di battere Bertie, ma ci riuscì dopo svariati tentativi e una riduzione progressiva della difficoltà e si fece fotografare per la rivista “LIFE” proprio in quell’occasione.




Purtroppo la gloria di questo cervellone di metallo non durò molto e dopo l’esibizione venne smontato e dimenticato; anche Kates lo accantonò per potersi dedicare ad altri progetti.


La sua incredibile importanza è dovuta dal fatto che fu uno dei primi videogiochi (se non il primo in assoluto) implementato nel computer stesso che permetteva di visualizzare in tempo reale l’andamento della partita, al contrario dei predecessori “cathode-ray tube amusement device” (il primo gioco elettronico interattivo) e il programma di scacchi di Alan Turing (proprio quello del “test di Turing”) e Dietrich Prinz per il Ferranti Mk1.

 

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- Mets Pantera

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