Recensione: Aphelion, un accenno di sci-fi perso in molta umanità
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Recensione: Aphelion, un accenno di sci-fi perso in molta umanità

Nella fredda solitudine del disabitato pianeta Persephone, un barlume di calda umanità tenta di tenere a galla Aphelion di Don’t Nod. Sarà abbastanza? Scopriamolo nella nostra recensione di quest’avventura spaziale intima che richiama - volutamente o meno - Solaris, romanzo fantascientifico degli anni Sessanta.

Quando pensiamo ad esperienze narrative che mettono al centro le emozioni umane e che utilizzano il videogioco come un contesto di cornice per racchiudere i sentimenti, il richiamo a Don’t Nod è sempre forte e diretto. È ormai da oltre un decennio che questo studio francese, precursore della migrazione e del processo di indipendenza da publisher maggiori, ci propone soprattutto racconti, in cui il gameplay e l’ambientazione rappresentano più che altro un escamotage per rappresentare l’umanità in contesti diversi. Remember Me, Life is Strange, Tell Me Why e il recentissimo Lost Records: Bloom & Rage sono solo alcuni tra gli esempi che mettono in luce quanto lo sviluppatore sia fedele alla propria proposta.


Con Aphelion, pubblicato il 28 aprile scorso, Don’t Nod non si allontana troppo dalla propria formula, ma piuttosto deve adattarla, plasmarla affinché sia idonea ad un immaginario che non è troppo familiare allo sviluppatore: quello dello sci-fi spaziale. Per questa motivazione, ci viene presentato un action-adventure, strutturato in undici capitoli e un gameplay orientato ad esplorazione o investigazione in base al personaggio che usiamo nel segmento. Anche in questo caso, dietro una missione su un pianeta ignoto volta a trovare una nuova dimora ad un’umanità che ha ridotto la Terra all’osso, si nasconde una narrativa più intima, una storia che parla semplicemente di due persone, di amore e di rimorso. 


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In che modo questi elementi così diversi siano bilanciati per creare un risultato finale unico lo scopriamo nella nostra recensione di Aphelion.


Passato e futuro approdano su Persephone


Aphelion è una storia che poggia i piedi su una base sci-fi solida e non proprio originale. Ambientato nel 2062, il titolo segue le vicende di due astronauti, Ariane e Thomas, inviati dall’Agenzia Spaziale Europea sul pianeta Persephone per determinare la vivibilità di un’area specifica, rinominata Sorgente, poiché il pianeta Terra sta morendo a causa dei cambiamenti climatici incontrollati. Durante il loro viaggio attraverso miliardi di chilometri, Ariane e Thomas hanno sviluppato una relazione, un rapporto che i due protagonisti, evidentemente, vedono in maniera diversa. Ariane, in particolare, concentrata sulla missione del loro duo professionale, rinominato Hope-01, vede questo coinvolgimento sentimentale come una problematica ed oscilla spesso tra la razionale consapevolezza di avere una missione cruciale da portare a termine e l’umano dubbio generato da un senso etico e un coinvolgimento personale.


I due astronauti sono stati inviati su Persephone con la premessa di essere i primi ad esplorare la superficie del pianeta, ma non appena i due, separati da un incidente in fase di atterraggio, giungono a destinazione, si accorgono che diversi indizi suggeriscono il contrario. Non meno urgente sono le ostili condizioni climatiche glaciali di Persephone e la misteriosa Nemesi, una creatura che dà loro la caccia come se fosse il suo unico istinto. Sulla scia del dualismo dei sentimenti di Ariane, si apre dunque una doppia narrativa in cui lo scopo dei protagonisti diventa giungere alla Sorgente e compiere la missione, e allo stesso tempo ricongiungersi l’uno con l’altra, sani e salvi. Questi astronauti hanno davanti due sentieri, uno che guarda al futuro dell’umanità intera e un altro che guarda ad un passato romantico che forse non è poi tanto passato.


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Ariane è una protagonista combattuta, divisa tra la sua missione nei confronti dell'umanità e la sua umanità stessa

Nell’arco delle sue sei-sette ore, la narrativa di Aphelion funziona ed intrattiene, ma ad un occhio più attento dà segni di cedimento, soprattutto dal punto di vista della fantascienza. Non è tanto che ci siano inesattezze o contraddizioni all’interno della trama e della contestualizzazione, quanto che si percepisce una immaturità fantascientifica, che sfrutta questo contesto come cornice per inserirvi una storia di due esseri umani coinvolti in una relazione sospesa tra il vorrei e il non dovrei, ma che non va mai pienamente a fondo con l’immaginario planetario.


 Si genera dunque una contrapposizione che vede una narrativa empatica ed umana che riesce persino a commuovere in alcuni punti, e un contesto fantascientifico che necessitava di prendersi un po’ più di spazio nel mirino focale del titolo.


Radici di ghiaccio sui fondali di Solaris


Per chi ha familiarità con alcune forti radici del genere della fantascienza spaziale, è inevitabile riconoscere in Aphelion delle similitudini con Solaris, romanzo fantascientifico/filosofico di Stanisław Lem, pubblicato nel 1961. Numerosi sono infatti gli elementi che richiamano l’opera di Lem all’interno del videogioco. Siamo davanti ad un pianeta ignoto e inabitato, dove lo stanziamento umano occupa una infinitesima parte della superficie, e sul quale qualcosa si aggira sempre alle nostre spalle, come se il pianeta stesso fosse vivo e capace di modificare la propria a forma a seconda delle sue esigenze di relazione nei confronti del nuovo invasore. 


Persephone, come Solaris, risponde alla presenza dell’uomo, non solo dal punto di vista eco-biologico, ma anche attraverso un collegamento personale ed intimo. Parte dell’inquietudine del romanzo di Lem risiede nella capacità di Solaris di replicare per il protagonista la defunta moglie Harey in maniera quasi impeccabile, riuscendo perfino a far sì che Kelvin stesso ceda, pur essendo consapevole del fatto che non è sua moglie che ha davanti. Elementi della capacità del pianeta di rielaborare ed interpretare un individuo caro sono presenti anche in Aphelion, seppur in una maniera che non osa molto - né con l’inquietudine, né con l’approfondimento scientifico – segnando un ulteriore parallelo. Allo stesso modo, le formazioni generate ed elaborate dal pianeta, i Glifi, richiamano in maniera quasi automatica le manifestazioni del pianeta Solaris, come gli asimmetriadi. 


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Se Aphelion richiami volutamente o meno il romanzo Solaris, non lo sappiamo. Certo ci sono molte similitudini.

La struttura narrativa segue in maniera parallela lo sviluppo del romanzo di Lem, con una missione professionale spaziale che vacilla sul baratro del coinvolgimento personale e delle emozioni umane. Il problema è che dove l’originale Solaris forniva compromessi emotivi che osavano al punto da frustrare il lettore e un quadro fantascientifico complesso ed elaborato (con un excursus di circa trenta pagine concentrato sugli studi ‘Solaristici’), Aphelion, il suo Persephone e i suoi protagonisti non osano quasi mai, lasciandoci con un racconto piacevole da seguire ma che non riesce ad andare oltre e lasciare il segno. Questo difetto diventa particolarmente percepibile soprattutto a chi riesce a vedere nel gioco riflessi di un romanzo così complesso, seppur non è chiaro se i riferimenti siano voluti o meno.


Azione e avventura, ma solo in piccole dosi


Se è vero che Aphelion si presenta con un gameplay più espansivo rispetto ad alcune precedenti avventure narrative di Don’t Nod, definirlo un action-adventure non risulta allineato con l’esperienza di gioco. All’interno del titolo vestiremo i panni spaziali sia di Ariane che di Thomas, in uno schema di capitoli quasi sempre alternati, che li vedono avanzare sull'ostico pianeta l’uno verso l’altra. Ci sono alcune differenze strutturali nel gameplay dei due personaggi: le fasi con Ariane sono più orientate all’esplorazione del pianeta, all'arrampicata e allo stealth, mentre l’esperienza di gioco di Thomas presenta un’impronta più di mistero ed investigazione. Ariane può utilizzare uno scanner che riesce a percepire le onde elettromagnetiche del pianeta. Questo elemento viene utilizzato per diverse funzioni di gioco, come individuare il sentiero verso la Sorgente, ricostituire alcuni oggetti ambientali distrutti, scovare collezionabili, ecc.


Il problema è che, pur presentandosi con questa dualità, il gioco rende il tutto piacevole ma mai sorprendente. Durante tutta la sua durata, si ha una percezione di freni tirati a tutta forza, come se non ci fosse alcuno sforzo nel rendere queste piccole dinamiche di gameplay intriganti o originali rispetto a ciò che vediamo intorno a noi nel panorama videoludico ogni giorno. Non c’è un fase di gioco in cui il gameplay si distingue e, essendo il titolo anche accompagnato da problemi tecnici che seppur di contenuta misura, risultano frustranti in alcuni momenti, l’esperienza di gioco, rispetto a quella narrativa, ne viene fuori piatta e lontana da quello che potremmo definire effettivamente action-adventure o investigativo.


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Mancano al gameplay dei piccoli guizzi che lo rendano originale

Insomma, a spingerci a proseguire non sono tanto il divertimento o la sfida quanto la curiosità di scoprire i risvolti sia della trama fantascientifica che della relazione tra i due protagonisti. Il problema è che, essendo questa curiosità il cuore pulsante della nostra esperienza, essa non viene mai completamentamente soddisfatta. Seppur ci ha strappato qualche emozione, Aphelion non ha molto da offrire invece sul fronte ludico e ciò che lascia l’amaro in bocca è quanto sia palese che sarebbero bastati pochissimi guizzi in più ben distribuiti nel gioco per costruire invece un’avventura sci-fi coinvolgente anche dal punto di vista del mero videogioco.


Persephone scricchiola per i problemi tecnici


Qualche rifinitura sarebbe stata necessaria anche per quanto riguarda gli aspetti meramente tecnici di gioco. Diversi sono gli errori e le problematiche che abbiamo riscontrato e, se va detto che nessuna di queste è stata debilitante, dobbiamo anche ammettere che col crescere delle ore di gioco, questi hanno generato in più di un’occasione una sensazione di frustrazione. È il caso di alcune compenetrazioni ambientali che ostacolano un movimento già di suo rigido, di balzi mal calibrati, di sezioni di stealth in cui il cambio di andatura da noi non selezionato ci è costato la sconfitta.


In alcuni casi, quando il salto è stato mal calibrato e siamo finiti sospesi a metà contro una parete, il gioco ci ha annunciato un game over generico, poiché esso stesso non era riuscito a determinare quale fosse la causa del nostro fallimento (es. Ariane sospesa in aria ha generato la notifica “Ariane è annegata”). Il singolo errore di per sé non è frustrante, ma la ripetizione continua di questi piccoli intoppi è riuscita a pesare persino su un titolo che non arriva alle dieci ore. Qualche altro piccolo glitch si è verificato, come l’improvviso passaggio dei sottotitoli dalla lingua italiana a quella spagnola. 


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L'ambientazione di Persephone è ben rappresentata e la messa in scena è gradevole all'occhio

Apprezzabile la resa delle ambientazioni, sia al chiuso che all’aperto, che sono gradevoli all’occhio e dettagliate nonostante la desolazione che permea il pianeta sconosciuto.


Un equilibrio raggiunto?


Torniamo dunque alla nostra domanda di fondo: riesce Don’t Nod a trovare con Aphelion un buon equilibrio tra esperienza narrativa e di gioco come aveva fatto in alcuni titoli precedenti? La risposta è no a nostro parere. Infatti, anche in altri videogiochi che portano la firma dello sviluppatore dove gli elementi di gameplay erano minori, contestualizzazioni ed elementi distintivi riuscivano comunque a rendere l’esperienza più che un semplice seguire le vicende. Parliamo dei poteri di Max nel primo Life is Strange, che seppur eseguibili tramite la pressione di un tasto, portano con sé un peso decisionale sul titolo che rende la dinamica di gioco rilevante; oppure dell’escamotage della videocamera di Bloom&Rage che riesce comunque a distinguersi come originale e stuzzicare la curiosità di chi gioca. 


In Aphelion invece abbiamo un’esperienza narrativa che si limita alla superficie e non esplora mai cosa c’è sotto il sottile strato di ghiaccio; che seppur riesce a toccare le corde delle nostre emozioni in alcuni punti, ci lascia un po’ piatti per la maggior parte della durata del gioco. Questa narrazione, che è più debole rispetto alla maggior parte dei titoli ad impronta narrativa dello sviluppatore, non trova neanche un controbilanciamento nel gameplay, che è prevedibile nella maggior parte delle sessioni e mai realmente stimolante. Insomma, un certo equilibrio è raggiunto, ma non in maniera lusinghevole: tutti gli elementi avrebbero beneficiato di approfondimenti, espansioni, qualcosa in più. Un tocco molto apprezzabile è costituito dalla colonna sonora, che ben accompagna la narrativa e si distingue con un tema principale memorabile.


aphelion thomas
Sarà anche una missione interplanetaria, ma Ariane e Thomas restano due persone, semplicemente

A restare è la storia di Ariane e Thomas, anche senza approfondimenti che l’avrebbero impreziosita; il microcosmo dei sentimenti umani e la complessità degli stessi, il modo in cui nella loro semplicità riescono a contrapporsi a macrocosmiche missioni interplanetarie, dalle quali dipende il destino del genere umano. Nonostante la semplicità quasi pigra con cui questa storia viene narrata, la genuinità di questo sentimento riesce a giungere al giocatore e a dare un valore apprezzabile all’opera nonostante gli evidenti difetti.

PRO

CONTRO

  • Una storia umanamente toccante, che suggerisce spunti interessanti sul rapporto tra i nostri microsentimenti e i nostri macrodoveri

  • Colonna sonora che riesce a valorizzare l’aspetto scenografico del titolo

  • Richiamo ispirato alle radici della fantascienza, in particolare a Solaris…

  • Una sensazione di ‘si poteva fare di più’ perenne, sul fronte narrativo, ludico e fantascientifico

  • Un gameplay troppo semplice, che non propone spunti originali, neanche contestuali

  • Problemi tecnici minori che, però, sul lungo termine possono risultare frustranti

  • … che però non regge il confronto con i colossi del genere, poiché troppo semplificato

Aphelion è un’avventura che lascia il giocatore con un senso generale di ‘avrebbe potuto dare di più’. Nelle sue circa sette ore di gioco, l’avventura parallela di Ariane e Thomas riesce ad intrattenere e coinvolgere ma senza mai andare davvero oltre. Se ci sono un paio di guizzi che ci toccano, grazie ad una ben servita contrapposizione tra i sentimenti tra due persone e un dovere macrocosmico, è anche vero che il resto è un piatto servito freddo come il pianeta Persephone, che non ha forse saputo sfruttare a pieno le valorose ispirazioni del panorama letterario fantascientifico europeo. Buona la colonna sonora, che dà sicuramente un buon tocco ai momenti più emozionanti. Scricchiolando come il ghiaccio sotto i piedi di Ariane, l’esperienza di gioco è segnata da rigidità e problematiche che, seppur piccole, risultano fastidiose per frequenza. È una piccola, apprezzabile storia tra due persone in uno sconfinato universo.

Voto finale: 6.8/10


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