Recensione: Ariana and the Elder Codex, magia e steampunk si incontrano
- Edy Ferrone
- 7 ore fa
- Tempo di lettura: 9 min
Presentandosi come un ibrido tra il gioco di ruolo d’azione e il metroidvania, Ariana and the Elder Codex ci lancia in un mondo in cui magia e scienza camminano di pari passo. Scopriamo il risultato di questo duplice esperimento nella nostra recensione.
Vivendo una seconda rinascita, il genere dei metroidvania si sta ritagliando una fetta sempre più larga all’interno del panorama del gaming. Tra i videogiocatori, sono sempre di più quelli che scoprono - o riscoprono - questo genere decenni dopo le originali firme di Metroid e Castelvania, che hanno ad esso dato il nome. Hollow Knight e Ori, trascinati da una personalità ed un gusto artistico che lasciano il segno, sono solo due tra gli esempi di serie che hanno contribuito alla diffusione del genere presso un'audience più vasta. Su quest’onda, diverse sono le interpretazioni differenti che stanno nascendo nell’ambito dei Metroidvania, che si colora ogni giorno di contesti nuovi e variegati.
In questa realtà in evoluzione si inserisce Ariana and the Elder Codex, che è più che altro un gioco d’azione e di ruolo con elementi metroidvania. Questo titolo di origine nipponica, sviluppato da Hyde, ha visto i natali in Giappone già nel corso del 2025 ed è arrivato su console nel resto del mondo tre settimane fa, il 24 marzo. Tra le mani, abbiamo un titolo che propone due fusioni: sul fronte ludico, proponendo il non nuovo mix ’azione e metroidvania, e sul fronte narrativo una realtà in cui magia e tecnologia camminano di pari passo.
Analizziamo come si presenta questo gioco nella sua versione definitiva ed occidentale.

Nota: ad oggi il gioco non è localizzato in italiano. La versione che abbiamo giocato ai fini della recensione è quella Nintendo Switch, giocata interamente su Switch 2.
Ariana, una bibliotecaria un po’ particolare
La nostra protagonista, Ariana, è una bibliotecaria. Se questo termine può farci pensare ad un ruolo semplice da svolgere in una comune biblioteca, non è questa la realtà del gioco. In questo mondo, infatti, gli esseri umani possono utilizzare la magia, grazie a dei libri, noti come Codici. Sebbene esistano centinaia e centinaia di questi libri, custoditi appunto dai bibliotecari, sette sono i Codici degli eroi da cui tutta la magia ha tratto origine. La premessa della nostra avventura è che una figura misteriosa ed ignota ha alterato i sette Codici, il che ha causato l’impossibilità per gli esseri umani di utilizzare la magia, che è un fattore centrale nella loro esistenza, nei loro processi di produzione, nella loro quotidianità.
L’unica persona in grado di accedere ai Codici e restaurarli è proprio la nostra bibliotecaria, Ariana.
Le versioni alterate dei sette Codici (acqua, fuoco, terra, vento, convergenza, diffusione e trasmissione) richiedono ad Ariana di rivivere la storia originale alla base del libro e di eliminare le distorsioni, che si presentano nella forma di mostri elementali e temibili creature distorte (boss fight). Nonostante Ariana sia fortemente dedita alla sua missione, c’è qualcosa che attanaglia il suo cuore: i suoi genitori sono spariti misteriosamente tempo addietro e lei è rimasta sotto la cura e tutela del demone Divina.

Ariana and the Elder Codex si presenta con una buona narrativa ed un cast non piatto. I dialoghi di trama sono interamente doppiati ed è concesso l’uso dello scorrimento automatico, che ne rende piacevole la visione. L’elemento forse più intrigante dell’aspetto narrativo del titolo è però il world building che ci propone un universo in cui magia e tecnologia si fondono. Facciamo riferimento, però, ad una tecnologia lontana dal genere futuristico sci-fi, e piuttosto il gioco sceglie un setting di tipo steampunk che meglio si sposa al trattamento di una tematica magica focalizzata sullo studio e la lettura dei libri. L’utilizzo del vapore in correlazione alla magia e la costruzione di androidi sono solo alcuni tra gli elementi che creano un piacevole ed affascinante ponte tra i generi, creando un mondo su cui genuinamente vogliamo sapere di più e che ci spinge dunque a leggere ogni elemento secondario a disposizione in cerca di qualche pezzo di lore in più. Si tratta, nel complesso, di un immaginario stimolante e deliziosamente creativo.
Molto apprezzabili sono anche le storie contenute all’interno dei Codex che, una volte restaurate dall’intervento di Ariana e della penna magica affidatale da Berkeley, verranno ripresentate nella loro interezza al giocatore attraverso delle graziose illustrazioni in stile manga dai tratti a matita. Alcuni degli elementi di trama sono risultati prevedibili e scontati, ma questo non ha leso nel complesso la narrazione.

Codici su binari
Il gioco comincia all’interno di un Codice, quello dell’Acqua. Per riuscire ad avere una visione di insieme bisognerà portare a compimento lo stesso. Successivamente, saremo trasportati nella Biblioteca, dove i bibliotecari custodiscono i codici e dove una grande sala ospita quelli che sono i sette Codici degli Eroi che Ariana dovrà purificare per consentire agli esseri umani di tornare ad usare la magia. Sebbene il gioco non ci obblighi in maniera diretta a seguire un ordine predefinito, tutti i Codici sono contrassegnati da un livello di difficoltà, visibile nella Sala dei Codici, e non è possibile tentare di purificare i tre Codici finali (convergenza, diffusione e trasmissione) senza aver prima liberato i Codici elementali. Va da sé, dunque, che sebbene non ci sia una linearità esplicita, ci si ritrova comunque costretti più o meno a seguire un percorso invisibile.

Uno dei problemi principali del gioco è, però, che questa linearità si riflette anche nella struttura dei Codici stessi. Seguendo le vicende delle storie scritte in questi libri, infatti, si ha spesso la sensazione di star muovendo Ariana su dei binari che ci portano semplicemente avanti. Ci sono casi in cui la narrativa del libro ci spinge a fare un po’ di backtracking, ma esso è veramente minimo, soprattutto se consideriamo che l’esplorazione di questo tipo è il cuore pulsante del genere metroidvania. Proprio l’esplorazione nel suo complesso risulta fin troppo timida, poiché le deviazioni richieste per ottenere vantaggi - spesso materiali per potenziare le magie - sono poche e fin troppo intuitive.
Allo stesso modo, i puzzle ambientali si limitano a chiederci di esplorare le zone della mappa che non abbiamo ancora visitato (perfettamente riconoscibili) e raccogliere oggetti o purificare un’area per consentire di procedere in un’altra. Ne deriva che, dal punto di vista delle componenti metroidvania, siamo davanti ad un’inclusione debole, che si limita a svolgere il lavoro con il minimo sforzo necessario. Le aree sono piacevoli da esplorare ed attraversare grazie a qualche elemento di platforming, ma non richiedono una particolare attenzione all’ambiente. Il vero piacere del gioco risiede, piuttosto, nel combattimento, facendolo tendere più verso il genere action piuttosto che quello metroidvania.
Lungo il filo di Ariana
Il punto di forza di Ariana and the Elder Codex è sicuramente nelle fasi action. Il gioco propone infatti scontri con nemici generici da non prendere sottogamba, soprattutto nelle fasi iniziali del gioco, poiché a disposizione del giocatore ci sono soltanto gli attacchi della categoria base. Ogni area di gioco ospita avversari impegnativi che verranno resi più accessibili soltanto se sfrutteremo bene la componente ruolistica del gioco (dettagliata nel seguito). Il picco di questo gameplay d’azione si raggiunge nelle boss fight, che sono estremamente impegnative e che ci chiedono di restare concentrati per tutta la durata del combattimento giacché diverse abilità dei boss risultano fatali. Questi scontri rendono perfettamente sia nel livello di sfida, sia nella messa in scena, con un design dei super nemici apprezzabile e dei moveset da studiare al fine di calcolare il momento giusto per attaccare e, soprattutto, guarire. Fondamentale è anche sfruttare le debolezze dell’avversario, sfruttando la contrapposizione degli elementi per infliggere danni maggiori.

A complicare leggermente la situazione con i nemici base ci sono le fratture, all’interno delle quali bisogna affrontare dei nemici (o in rare occasioni superare percorsi a tempo) con una valutazione che varia col passare dei secondi. Queste mini-challenge hanno costituito uno stimolo gradevole e più volte ci siamo ritrovati a ripetere un’opera di riparazione perché non eravamo soddisfatti del grado ottenuto.
Per attaccare, Ariana avrà a disposizione diverse abilità, che possono essere lanciate attraverso due set di tasti in maniera rapida. Man mano che completeremo i Codici, infatti, la bibliotecaria potrà apprendere nuove tecniche pertinenti all’elemento o l’amplificazione del Codice che è stato restaurato. Le abilità possono essere apprese e migliorate presso Divina, la nostra tutor demone. Il sistema di abilità di Ariana si è rivelato apprezzabile, giacché permette di potenziare l’abilità, quindi intensificarne gli effetti, ma anche di aggiungere alcune migliorie passive. Ad esempio, una abilità dell’elemento dell’acqua consente di lanciare un incantesimo curativo, con effetti migliori in base al livello; tuttavia, potenziando le annesse caratteristiche passive dall’abilità sarà possibile permettere all’incantesimo di curare più volte in successione finché è attivo. Inoltre, Ariana ha la possibilità, una volta conquistato un Codice elementale, di mutare nella forma di quell’elemento, il che modificherà il suo design caricandolo del colore principale dell’elemento stesso e fornirà un boost che consenta di sfruttare al meglio le debolezze dei nemici.

Il risultato di questi elementi di gameplay è che ci troviamo di fronte ad un combattimento gradevole, che non permette mai che il giocatore si rilassi completamente ma che, anzi, richiede che ci si adoperi, modificando i set di abilità in base alla battaglia così da poter trarre vantaggio dalle debolezze del nemico. Il gioco è stato giocato alla difficoltà standard ed ha presentato un apprezzabile livello di sfida nelle fasi più incalzanti.
Magia e tecnologia non bastano a sostenere la resa tecnica
Dal punto di vista meramente tecnico, il gioco presenta qualche problematica nella versione nativa Nintendo Switch, che abbiamo giocato su Switch 2, non essendo disponibile una versione del gioco nativa per la più recente console Nintendo. Il gioco è apprezzabile sia in portabilità, sia in dock, ma non senza qualche sbavatura nell’ambito della risoluzione.
Utilizzando le impostazioni standard del gioco, nel boss fight si sono ravvisati dei cali di frame che, seppur non frequenti, possono costituire un fastidioso problema se si è concentrati su una battaglia estrema. Per questo motivo, abbiamo optato per un cambio di impostazioni, poiché il gioco offre la possibilità di dare priorità al framerate rispetto alla risoluzione. Il problema è che, quando abbiamo attivato questa opzione, il calo di risoluzione è stato troppo elevato e, benché questo non costituisse un problema eccessivo in modalità docked (dove abbiamo infatti prediletto un framerate migliore), nella modalità portatile della Switch 2, la grafica risultava enormemente ridimensionata, creando un effetto di bassa risoluzione molto sgradevole. Probabilmente una versione Switch 2 del titolo sarebbe uscita più dignitosamente da questa analisi. Nulla di quanto indicato ha leso in maniera drammatica l’esperienza di gioco, ma ne ha sicuramente reso meno apprezzabile la fruizione. Non si sono invece verificati errori, glitch o bug.

Una matrioska di piccoli viaggi
Nel complesso, Ariana and the Elder Codex risulta come una piacevole matrioska di piccoli viaggi, in cui l’avventura principale si snoda per seguire piccole storie all’interno dei Codici senza mai perdere il filone principale. Nell’universo magico dall’ispirazione steampunk del titolo, la curiosità del giocatore viene spesso stimolata e stuzzicata attraverso un world building affascinante, ma non sono trascurati gli aspetti della narrativa e dei personaggi. L’unica pecca dal punto di vista della trama è che alcuni dei supposti twist sono talmente prevedibili da essere individuabili nella prima ora di gioco. Questo non significa che non ci siano alcune piacevoli sorprese a compensare.
In questo particolare mondo fatto di Biblioteche e Codici, i nemici nati dalle alterazioni concedono poche distrazioni, soprattutto per quanto concerne le boss fight che richiedono uno studio della build magica (interessante visto il sistema degli incantesimi che si possono apprendere e potenziare, anche con effetti passivi) e dei riflessi pronti per evitare attacchi che sono spesso fatali. L’esplorazione è forse l’elemento debole del gioco – soprattutto in considerazione del fatto che è sì un action, ma dall’impronta metroidvania – poiché essa si allontana davvero poco dai binari dell’avventura principale, addirittura riducendo al minimo il backtracking.

Il gioco si fa giocare, alternando leggerezza nell’esplorazione e concentrazione nei combattimenti, e sa stuzzicare la curiosità del giocatore, spingendolo a proseguire per svelare il mistero che è il cuore pulsante di Ariana and the Elder Codex: chi ha alterato i Codici degli Eroi e, soprattutto, perché?
Di ottima fattura sono il doppiaggio (sia inglese che giapponese) che accompagna tutte le scene e i dialoghi più importanti e le illustrazioni delle storie all’interno dei codici, disegnate con strumenti a matita in stile manga. Il gioco lascia intendere in alcune battute che ci sarà un seguito.
PRO | CONTRO |
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Ariana and the Elder Codex rispetta pienamente la sua promessa di action RPG, ma un po’ meno quella di metroidvania. Se i combattimenti sono caotici e richiedono una buona pianificazione del set di incantesimi e degli ottimi riflessi, soprattutto contro i boss, a peccare è l’esplorazione, che prevede un backtracking minimo e sembra cadere spesso in una linearità automatica. Apprezzabili sono, invece, l’universo di Ariana – con una fusione interessante di sperimentazione scientifica dall’impronta steampunk e magia fantastica tradizionale – e i suoi personaggi. Le storie alterate all’interno dei codici forniscono una piacevole matrioska di trama nella trama e sono accompagnate, nella versione finale, da graziose illustrazioni in stile manga. |
Voto finale: 7.8 / 10
Grazie a Keymailer per averci fornito il gioco ai fini della recensione.


