Recensione - Helix: Descent n Ascent, solitudine su inchiostro
- Edy Ferrone

- 2 giorni fa
- Tempo di lettura: 6 min
Identità e solitudine abbracciano il puzzle solving in Helix: Descent N Ascent, narrando, con suoni e illustrazioni in bianco e nero ad alta definizione, di una civilità passata tutta da decifrare e del più ostico avversario che spesso ci troviamo a confrontare: noi stessi. Analizziamo il gioco nella nostra recensione.
Costruire una catena di puzzle che conduca il videogiocatore ad una conclusione senza spezzare il filo del ritmo non è facile. La struttura dei giochi ad enigmi è tra le più complesse da tenere in piedi, soprattutto quando c’è una narrativa sottostante, esplicita o interpretativa che sia. Badass Mongoose intraprende questa sfida con un prodotto unico e certamente ispirato, Helix: Descent N Ascent.
Si tratta di un titolo che sin dai primi suoni e le prime immagini sa suggestionare e stimolare la curiosità, fornendo immediatamente un innesco che ci spinge a confrontarci con un mondo che, al contatto iniziale, potrebbe sembrare ostile dal punto di vista della lettura e della comprensione. Riuscirà il gioco a superare questo ostacolo ed offrire un’esperienza godibile?
Abbiamo giocato il titolo su Nintendo Switch 2 e vogliamo parlarvene nella nostra recensione.

Persi, come il protagonista…
Se c’è qualcosa in cui Helix riesce sin dai primi passi è servire al giocatore una immedesimazione che funziona persino attraverso quello che sembra un avatar piuttosto anonimo: il personaggio principale, nella sua forma bianca e nera, diventiamo presto noi; la sua confusione diventa la nostra; è perso in questo mondo come lo siamo noi. Quando il gioco ci chiede, senza alcun linguaggio, guidandoci unicamente attraverso prompt visivi vaghi, di risvegliare dei poteri e combinarli per avanzare, ci ritroviamo ad essere interpreti di qualcosa che non capiamo pienamente.
Il senso di solitudine di questo anonimo personaggio presto diventa il nostro, un compito che non era né semplice né scontato, considerando che il gioco ci parla soltanto in linguaggi che non comprendiamo. Invece, Helix riesce soltanto attraverso il suo meraviglioso bianco e nero inchiostrato e una mancanza di sonoro non necessario, a trasmetterci l’inquietudine non soltanto di essere soli, ma di essere ostacolati da quello che è probabilmente il nostro più grande nemico: noi stessi. Nelle battute iniziali del gioco, infatti, ci viene presentata una versione alternativa del protagonista, un alter ego al negativo che, passo passo, cerca di disfare i nostri progressi, presentadoci degli ostacoli e interrompendo i sentieri, in quella che potrebbe forse essere interpretata come una metafora del crudele auto sabotaggio al quale a volte ci sottoponiamo. Soli e a confronto con un io diverso ed ostile, ci sentiamo coinvolti a continuare l’esplorazione di Helix come se si trattasse di una vicenda personale.

…e anche un po’ nella pratica
L’altro lato della medaglia è che, nella prima ora di gioco, il linguaggio di questo mondo fatto di puzzle non è affatto chiaro. Nel tempo, i meccanismi cominciano sì a diventare trasparenti e, addirittura, potremmo dire istintivi, ma questo avviene in un momento in cui potremmo aver già fatto alcuni danni alla nostra partita. Nel caso specifico, è accaduto a noi proprio questo.
In poco tempo, diventa chiaro che Helix è organizzato in hub, ognuno dei quali contiene una specifica tipologia di sfide ed indovinelli: il primo hub prevede degli enigmi incentrati sull’utilizzo di un potere alla volta; il secondo hub prevede enigmi che richiedono di fondere insieme due poteri; come intuibile, nella terza area ci sono enigmi che prevedono l’utilizzo di tre poteri. Completare il pentagono al centro dell’area che conduce a questi hub porta ad un primo finale.

Esplicitiamo questo meccanismo poiché, nel nostro caso, ci siamo trovati a ritornare nell’area degli enigmi ad un potere dopo aver completato tutti i medesimi e non siamo più riusciti ad innescare il meccanismo che portava all’area del pentagono. Trattandosi della prima ora di gioco, abbiamo semplicemente riavviato la partita e recuperato la prima area, ma non riuscire a comprendere quale fosse il nesso di causalità che permetta di riaccedere all’area principale dopo essere accidentalmente tornati sui propri passi può rendere manifesto un problema di comunicazione. Sia chiaro, non è detto che un metodo non ci fosse, ma doverlo cercare per quaranta minuti e non riuscire a venirne a capo può essere sintomo che qualcosa nella struttura non funziona a pieno.
Se non si scatenano incidenti di questo tipo, però, dal momento in cui i meccanismi di Helix si incastrano, il gioco scorre molto agevolmente, proponendoci enigmi che non frustrano e anzi ci appagano quando arriviamo al completamento. Il gioco riesce sicuramente a trovare un buon equilibrio e a far scorrere gli enigmi in maniera piacevole, equilibrando le sezioni di puzzle solving con graziosi sessioni di platform che ci vedono contrapposti alla nostra nemesi identitaria che ricordano e celebrano i primi videogiochi di genere, come Donkey Kong.

Ad aiutare l’esperienza c’è anche il fatto che Helix sia un mondo molto misterioso, possiamo trovare ulteriori informazioni e sorprese nascosti in giro. Di enigmi secondari da svelare ce ne sono, alcuni dei quali nascosti in maniera più intrigante di altri. Perfino dopo le battute finali, senza fare spoiler, è possibile ricaricare il salvataggio e trovarsi dinanzi a qualcosa di diverso da indagare.
Ne risulta una esperienza di gioco che, nelle sue circa cinque ore, riesce a non essere ripetitiva, perfino utilizzando i medesimi cinque strumenti che, presentati in combinazioni nuove e diverse, sembrano meccanismi completamente differenti rispetto al puzzle precedente. Paga, purtroppo, il prezzo di una chiarezza non immediata che rende la prima ora di gioco confusionaria e molto meno apprezzabile rispetto al resto. È probabile dunque che il giocatore sia costretto ad una seconda run per poter apprezzare a pieno il flusso di gioco nella maniera in cui esso è stato inteso.
Inking da togliere il fiato
Il punto di forza di Helix: Descent n Ascent è sicuramente il suo comparto artistico. Ispirato a fumetti indipendenti degli anni ‘80 e i manga anni ‘90, il gioco risplende presentandosi con schermate di scenari 2D dinamici in alta risoluzione (che ben si presentano anche sullo schermo della Switch 2 in modalità portatile) che ricalcano l’inking (o inchiostratura) tipica dei fumetti ai quali il gioco è ispirato. La fluidità con cui le animazioni vengono rappresentate attraverso questa simulazione digitale dell’inchiostro è accattivante ed estremamente piacevole all’occhio. È facile rimanere incantati dinanzi ai dettagli ricamati delle ambientazioni, gli intrecci che creano perfettamente l’illusione dell’inchiostro sulla pagina. Questi rendono molto anche nelle schermate a colori invertiti (linee bianche su nero).

Un lavoro molto gradevole è stato fatto anche sul sonoro. Attraverso i rumori, il mondo di Helix produce un’atmosfera inquietante che riesce a mettere a disagio ancor prima di rivelare un qualsiasi elemento di questo mondo misterioso, riuscendo quindi a pieno nel suo scopo. L’assenza di musica rende questo comparto sonoro ancora più terrificante ed è perfettamente con il tema della solitudine che permea ogni aspetto dell’opera.
PRO | CONTRO |
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Helix Descent n Ascent è un puzzle game in cui le illustrazioni ad inchiostro ispirate a manga e fumetti degli anni Ottanta e Novanta la fanno da padrone, mettendo in luce intrecci di dettagli che incantano, soprattutto grazie ad un’ottima resa in elevata risoluzione. Gli enigmi di gioco scorrono in maniera soddisfacente una volta che si è entrati nei meccanismi del titolo, un click che però potrebbe avvenire in un momento in cui il giocatore si è già perso parte dell’esperienza. Questo flusso è infatti penalizzato da un non chiaro nesso di causa ed effetto, che influisce soprattutto sulla prima ora di gioco. Il sonoro accompagna in maniera intelligente i temi principali di solitudine ed identità, lanciandoci in un mondo in cui riusciamo ad immedesimarci perfino in un personaggio inteso per essere anonimo. Apprezzabile il minigioco al cabinato, evocativo dei platform della medesima era dei fumetti e capace di spezzare il ritmo degli enigmi basati sui poteri con agevolezza. |
Voto finale: 7.5/10
Grazie a Keymailer per averci fornito il titolo ai fini della recensione.






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