Recensione: Realm Of Ink, un rogue lite dedicato al folkore cinese
- Luigi Cinquegrana

- 10 giu
- Tempo di lettura: 9 min
Abbiamo giocato il Real of Ink, il roguelite di Leap Studio nella versione Playstation 5. Ecco la nostra recensione del titolo!
L'attuale panorama videoludico è particolarmente affollato di roguelite. Questo fenomeno, in larga parte, è stato alimentato dall'enorme successo commerciale e di critica di Hades, titolo che ha contribuito a definire un modello oggi ripreso da numerosi sviluppatori. Non è raro infatti imbattersi in produzioni che ne ricalcano l'inquadratura isometrica, il ritmo serrato dell'azione e la struttura basata su run successive.
In un mercato così saturo, tuttavia, distinguersi diventa fondamentale. Non basta riproporre una formula vincente: serve un'identità precisa, capace di dare personalità al progetto. È proprio questa la strada intrapresa da Leap Studio con Realm of Ink, un titolo che prende ispirazione da molte delle idee rese popolari da Hades, ma le rielabora attraverso una visione artistica e culturale differente. Il gioco abbandona infatti la mitologia greca per immergersi nel folklore cinese, proponendo un universo affascinante, influenzato dalla tradizione pittorica a inchiostro. Questa scelta conferisce all'opera un'estetica distintiva e immediatamente riconoscibile, capace di differenziarla dalla concorrenza e di offrire un'esperienza visiva dal forte carattere.

Pur muovendosi all'interno di un genere ormai molto competitivo, Realm of Ink cerca quindi di ritagliarsi il proprio spazio grazie a una direzione artistica ricercata e a un'identità ben definita. Pubblicato il 26 maggio su console, dopo essere già approdato su Steam, e distribuito da 4Divinity, Realm of Ink è stato inoltre tra i protagonisti del Future Games Show, evento andato in scena durante il Summer Game Fest. In quell'occasione il titolo ha saputo catturare l'attenzione del pubblico grazie alla sua peculiare direzione artistica, elemento che rappresenta uno dei suoi maggiori punti di forza. Lo stile visivo, fortemente ispirato ai dipinti tradizionali a inchiostro, dona al gioco un'identità immediatamente riconoscibile e contribuisce a creare un'atmosfera suggestiva e affascinante.
Tale scelta estetica difficilmente passa inosservata e saprà conquistare tutti quei giocatori alla ricerca di un'esperienza dal forte impatto artistico, capace di distinguersi all'interno di un genere ormai molto competitivo.
Liberare il mondo dalla manipolatrice
In Realm of Ink vestiremo i panni di Red, una talentuosa spadaccina legata a un destino che sembra già scritto. Nel corso dell'avventura saremo chiamati a esplorare regni mutevoli e ricchi di insidie, affrontando orde di creature mostruose e boss particolarmente impegnativi. Ad accompagnare Red nel suo viaggio vi è il potere della Volpe, una forza misteriosa che le permette di contrastare le minacce che infestano questo mondo.
Al centro della narrazione troviamo però la Book Spirit, una enigmatica entità assimilabile a una divinità della storia e del destino, capace di influenzare gli eventi e manipolare il corso delle vicende. È proprio attorno a questa figura che il gioco costruisce uno degli aspetti più interessanti della sua lore. La natura procedurale tipica del genere roguelite non viene infatti presentata come una semplice meccanica di gameplay, ma trova una giustificazione narrativa all'interno dell'universo di gioco. I continui cambiamenti dei regni, il ripetersi delle sfide e la costante riscrittura degli eventi sembrano essere il risultato diretto dell'influenza della Book Spirit, che riscrive incessantemente il destino dei personaggi e del mondo stesso. Ciò contribuisce a rendere più coerente e affascinante l'intera esperienza, integrando le meccaniche roguelite all'interno della trama in modo naturale e convincente.
Un Hades più accessibile e rapido?
Fin dalle prime battute, Realm of Ink ci catapulta direttamente nel vivo dell'azione, concedendoci appena il tempo necessario per apprendere le basi del sistema di combattimento. Impareremo rapidamente a schivare gli attacchi nemici, a combinare colpi leggeri e pesanti e a sfruttare le abilità speciali a nostra disposizione, prima di essere lanciati in scontri sempre più frenetici.
La visuale isometrica, la fluidità delle animazioni e il ritmo serrato dei combattimenti richiamano inevitabilmente Hades, una somiglianza che emerge fin dai primi minuti di gioco. Tuttavia, l'opera di Leap Studio introduce alcune idee proprie che contribuiscono a differenziarla dalla produzione di Supergiant Games. Tra queste spicca la presenza di Momo, un fedele compagno che accompagnerà Red per tutta l'avventura. Il piccolo pet non rappresenta soltanto un elemento estetico, ma una componente importante del gameplay: potrà infatti essere potenziato, personalizzato e reso sempre più efficace nel corso delle varie run, offrendo un ulteriore livello di progressione e personalizzazione.

Sul fronte del gameplay, Realm of Ink punta tutto sulla velocità e sull'immediatezza. I controlli risultano intuitivi e accessibili, permettendo al giocatore di padroneggiare rapidamente le meccaniche principali senza rinunciare alla profondità richiesta dal genere. Questa semplicità di approccio rende l'azione particolarmente fluida e appagante, favorendo uno stile di gioco dinamico in cui riflessi, tempismo e adattamento alle situazioni sono fondamentali per sopravvivere.
Uno degli aspetti più interessanti di Realm of Ink è senza dubbio la grande libertà concessa al giocatore nella costruzione della build. Red può essere personalizzata attraverso diverse tipologie di armi a distanza e mediante l'utilizzo di elementi come fuoco, ghiaccio e tuono, che influenzano sia il proprio stile di combattimento, sia le sinergie con i vari potenziamenti ottenibili durante una run. Un ruolo centrale è ricoperto dalle Ink Gems, particolari gemme dotate di potenti effetti passivi attorno ai quali ruota gran parte della progressione del personaggio.

Oltre ai bonus permanenti forniti durante l'esplorazione, ogni gemma possiede anche un'abilità attiva utilizzabile in combattimento tramite la pressione di un pulsante. Red può equipaggiarne fino a due contemporaneamente e ciascuna è associata a un elemento specifico. La combinazione degli elementi delle Ink Gems non influenza solamente il personaggio principale, ma determina anche l'evoluzione di Momo, il fedele compagno che accompagna Red durante l'avventura. Il pet può infatti assumere diverse forme elementali, ognuna caratterizzata da attacchi, abilità e comportamenti unici, aggiungendo un ulteriore livello strategico alla costruzione della build.

A rendere ancora più profondo il sistema di progressione contribuiscono i Curio, gli effetti passivi delle gemme, le abilità attive, gli attacchi normali e speciali di Momo, e le caratteristiche delle armi equipaggiate. La quantità di combinazioni possibili è notevole e permette di sperimentare approcci molto differenti tra una partita e l'altra. L'esplorazione dei dungeon segue una struttura tipicamente roguelite.
Completando le varie stanze sarà possibile raccogliere monete, ottenere nuovi potenziamenti e scegliere il percorso successivo in base alle ricompense desiderate. Alcune aree offrono infatti elisir e risorse utili per il recupero, mentre altre garantiscono maggiori ricchezze o opportunità di rafforzamento.

La struttura delle run risulta immediatamente comprensibile e particolarmente accessibile, permettendo anche ai giocatori meno esperti del genere di orientarsi rapidamente all'interno della progressione. L'avventura procede infatti stanza dopo stanza, alternando combattimenti contro nemici comuni, avversari élite e boss, mentre il giocatore raccoglie risorse, valuta i potenziamenti disponibili e costruisce gradualmente la propria configurazione ideale.
Al termine di ogni tentativo si farà ritorno all'hub centrale, vero e proprio punto di riferimento dell'intera esperienza. Qui sarà possibile spendere le risorse accumulate per ottenere miglioramenti permanenti che andranno a rafforzare Red e ad ampliare le possibilità offerte durante le run successive, secondo una formula ormai consolidata nel panorama roguelite.
Proseguendo nell'avventura si sbloccheranno inoltre livelli di minaccia sempre più elevati, una meccanica che aumenta la difficoltà delle partite offrendo al tempo stesso ricompense più generose per i giocatori in cerca di una sfida maggiore. Si tratta di un sistema che richiama da vicino quello visto in Hades, incentivando la rigiocabilità anche dopo aver completato la storia principale. L'hub non rappresenta però soltanto un luogo dedicato alla progressione del personaggio. Attraverso i dialoghi con i vari personaggi che popolano quest'area sarà infatti possibile approfondire la trama, scoprire nuovi dettagli sul mondo di gioco e comprendere meglio le motivazioni dei protagonisti. Allo stesso tempo, molte interazioni contribuiranno allo sblocco di nuove funzionalità e potenziamenti permanenti, creando un legame costante tra narrazione e progressione.

Anche questa soluzione richiama la struttura resa celebre da Hades, tuttavia Realm of Ink riesce a reinterpretarla all'interno del proprio universo narrativo e della propria identità artistica.
Un roguelite troppo accessibile?
Se c'è un aspetto di Realm of Ink che potrebbe dividere maggiormente il pubblico, è sicuramente il livello di sfida proposto. Rispetto a molti altri esponenti del genere roguelite, l'opera di Leap Studio adotta infatti un approccio decisamente più accessibile, sia nella gestione delle cure sia nella quantità di potenziamenti che vengono messi a disposizione del giocatore durante le run. Le numerose opportunità di recuperare salute e la rapidità con cui è possibile costruire una build efficace rendono la progressione generalmente meno punitiva rispetto a quanto visto in produzioni simili.
Fin dalle prime ore di gioco si ha spesso la sensazione di poter ottenere un personaggio molto potente senza dover affrontare una curva di apprendimento particolarmente severa, e questa percezione tende a rimanere anche aumentando il livello di minaccia. Da un lato, questa scelta rende Realm of Ink estremamente accogliente per chi si avvicina al genere per la prima volta o per chi preferisce concentrarsi sull'azione e sulla sperimentazione delle build piuttosto che sulla difficoltà pura. Dall'altro, però, rischia di lasciare qualche perplessità tra gli appassionati più navigati dei roguelite, un pubblico che spesso ricerca proprio nella sconfitta, nella progressione graduale e nel superamento di ostacoli apparentemente insormontabili il cuore dell'esperienza.
La sensazione è che il bilanciamento penda spesso a favore del giocatore, riducendo quella tensione costante che caratterizza le migliori produzioni del genere. Questo non significa che Realm of Ink sia un titolo privo di qualità, tutt'altro: il combat system è divertente, la direzione artistica è ispirata e il sistema di personalizzazione offre numerose possibilità. Tuttavia, nel corso della nostra esperienza, abbiamo percepito una difficoltà forse eccessivamente permissiva, un elemento che potrebbe limitare il coinvolgimento di chi cerca una sfida più rigorosa e appagante nel lungo periodo. Si tratta quindi di una scelta di design ben precisa, che amplia il potenziale pubblico del gioco ma che, inevitabilmente, lo rende anche un po' controverso agli occhi dei puristi del genere.
Oread?
A completare un'offerta già particolarmente ricca troviamo anche una gradita collaborazione con BlazBlue: Entropy Effect, un crossover che dimostra la volontà degli sviluppatori di arricchire ulteriormente l'esperienza di gioco. Tra i contenuti disponibili spicca la presenza di Oread, celebre avversaria proveniente dal roguelite di 91Act, qui reinterpretata come personaggio giocabile. L'inclusione di Oread non si limita a una semplice operazione di fan service, ma introduce un nuovo stile di combattimento, abilità esclusive e ulteriori possibilità di personalizzazione delle build.

Si tratta di un'aggiunta che si integra in maniera naturale con il sistema di progressione di Realm of Ink, offrendo ai giocatori più motivi per sperimentare e affrontare nuove run. Pur non rappresentando il fulcro dell'esperienza, questo contenuto aggiuntivo contribuisce ad aumentare la varietà complessiva del titolo e conferma l'attenzione di Leap Studio nel supportare il gioco con contenuti capaci di mantenere vivo l'interesse della community; un valore aggiunto che gli appassionati del genere sapranno certamente apprezzare.
Comparto Tecnico
Visivamente, Realm of Ink è un titolo che colpisce immediatamente. La sua direzione artistica, fortemente ispirata alla pittura tradizionale a inchiostro, restituisce un impatto visivo elegante e distintivo sin dai primi minuti di gioco. L’effetto “dipinto in movimento” contribuisce a rendere ogni scenario riconoscibile e suggestivo, valorizzando al massimo l’identità estetica dell’opera. Anche il comparto audio si dimostra all’altezza, con sonorità coerenti con l’ambientazione e un buon accompagnamento musicale durante le fasi di combattimento, capace di sostenere il ritmo dell’azione senza risultare invasivo.
Sul fronte tecnico, però, emergono alcune criticità. In particolare su PlayStation 5 abbiamo riscontrato una certa instabilità nelle prestazioni, con cali di frame rate e piccole incertezze che si manifestano soprattutto nei momenti più concitati. La situazione diventa più evidente durante gli scontri con i boss, dove la mole di effetti su schermo e la velocità dell’azione mettono maggiormente sotto pressione il comparto tecnico, proprio nelle fasi in cui sarebbe fondamentale mantenere la massima fluidità.

Nonostante questi limiti, la direzione artistica rimane uno dei punti di forza assoluti del gioco. L’ispirazione al folklore cinese si riflette non solo nell’estetica generale, ma anche nei temi ricorrenti dell’opera: spiriti, creature sovrannaturali e concetti legati al destino e all’equilibrio tra mondi contribuiscono a costruire un immaginario coerente e affascinante. L’utilizzo della pittura a inchiostro non è solo una scelta stilistica, ma diventa parte integrante dell’identità del gioco, rafforzando il legame tra forma visiva e contenuto narrativo.
In un mercato dominato da roguelite che attingono spesso alla mitologia greca o nordica, Realm of Ink si distingue proprio per la volontà di esplorare un immaginario diverso, meno inflazionato, che contribuisce a dare al titolo una personalità ben definita e facilmente riconoscibile.
PRO | CONTRO |
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Realm of Ink è un roguelite accessibile e immediato, ideale per chi vuole avvicinarsi al genere senza una difficoltà troppo elevata. Il gioco si distingue soprattutto per la sua forte direzione artistica ispirata alla pittura a inchiostro e al folklore cinese, che gli conferisce un’identità visiva molto riconoscibile. Il sistema di build è vario e rigiocabile, ma la sfida risulta più morbida rispetto ad altri titoli del genere, cosa che potrebbe non convincere i giocatori più esperti. Sul piano tecnico si notano inoltre alcuni cali di prestazioni nelle situazioni più caotiche. Nel complesso è un titolo solido e divertente, che punta più su stile e accessibilità che sulla difficoltà estrema tipica dei roguelite più hardcore. |
Voto Finale 7.5/10
Il titolo non comprende la localizzazione dei testi in lingua italiana.
Si ringrazia Keymailer per averci fornito la chiave di gioco per la recensione.






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