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Recensione: Static Dread: The Lighthouse - Orrore al Faro

Aggiornamento: 12 minuti fa

Unendo il genere Job Simulator all'orrore lovecraftiano, Static Dread: The Lightouse è un indie horror sviluppato da Solarsuit Games. Riuscirete a sopravvivere a quindici notti nei panni del guardiano del faro?

Unendo meccaniche da Job Simulator (nello specifico quelle dell’iconico Paper, Please) con quelle da gestionale, Static Dread: The Lighthouse rinchiude il giocatore all’interno di un Faro chiedendogli non solo di svolgere il suo ordinario lavoro da guardiano del faro, ma anche di sopravvivere all’impellente e crescente follia scaturita dalla presenza di orrori cosmici che proveranno in ogni modo a corrompere la mente del protagonista. Con queste premesse in mente, andiamo a scoprire come se la cava il gioco di Solarsuit Games all'esordio su console! 


Questa recensione NON conterrà spoiler sulla trama!


Nota: Il gioco NON è localizzato in italiano, quindi se non masticate bene l'inglese potreste avere più di qualche problema nella fruizione del titolo.


Che succede al Faro? Static Dread: The Lighthouse


In un non ben specificato scenario mondiale, il mondo è stato afflitto da diversi cataclismi che hanno reso la navigazione via mare non solo necessaria, ma anche molto rischiosa. E qui entriamo in gioco noi, vestendo i panni del Guardiano del Faro, un incarico apparentemente semplice, ma che in realtà nasconde grandi responsabilità e soprattutto insidie.


Il nostro protagonista, assunto nel ruolo di guardiano del faro di questa località marittima, avrà il compito di badare al Faro e, soprattutto, guidare le navi fino ai loro porti sicuri nelle buie notti. Questo lavoro costringerà il protagonista a stare lontano dalla nostra famiglia per ben quindici giorni, al netto di mansioni che sembrano semplici e una paga buona.


Ma... ovviamente c’è un ma.


static dread: the lighthouse
Il faro.

Ben presto ci renderemo conto che la situazione al faro è ben più sinistra del previsto, tra abitanti del vicino villaggio inquietanti, emergenze marittime da dover risolvere e soprattutto strani ed suggestivi fenomeni a cui dovremo sopravvivere.


Il nostro più grande alleato è la radio

 

Se dovessimo definire il gameplay di Static Dread: The Lighthouse il miglior modo per farlo sarebbe quello di unire job simulator e gestionale. Il titolo infatti fonde alcuni elementi di entrambi i generi in maniera convincente, chiedendo al giocatore non solo di badare al Faro (con missioni da portare a termine aggiunte di giorno in giorno) ma anche di provvedere all’organizzazione di eventuali risorse utili.


Il nostro personaggio, infatti, ha dei bisogni giornalieri da soddisfare, soprattutto legati alla sua energia (necessaria a rimanere efficienti durante il turno notturno) e alla “sanità mentale”. Quest’ultima, in particolare, è una caratteristica che non solo strizza l’occhio all’ambientazione lovecraftiana del titolo, ma che va sempre tenuta a bada dal giocatore per evitare che il nostro personaggio impazzisca a causa della solitudine e degli eventi paranormali a cui assisterà, cosa che potrebbe portare effettivamente ad un prematuro game over.

 

static dread: the lighthouse
La nostra scrivania.

Nell'ambito del lavoro vero e proprio, il più grande alleato di un guardiano del faro è sicuramente la sua radio.


Tramite la radio, infatti, il nostro personaggio riceverà la maggior parte delle comunicazioni lavorative del giorno e potrà contattare di tanto in tanto la sua famiglia. 


La notte, però, la radio assumerà connotati ben più sinistri. Infatti, durante il turno notturno, essa diventerà anche un canale di comunicazione con inquietanti creature che proveranno a mettere a dura prova la nostra sanità mentale.

 

static dread: the lighthouse
La nostra radio.

Questi elementi all’interno del gioco sono ben amalgamati tra di loro, anche se a le volte le missioni a noi assegnate possono risultare poco chiare, soprattutto quando si tratta di gestione delle destinazioni dei diversi tipi di imbarcazione che richiedono la nostra assistenza durante le notti.


Ci siamo infatti ritrovati più di una volta nella situazione di ricevere dei malus dopo aver indirizzato nel luogo sbagliato un’imbarcazione a causa di indicazioni poco chiare o troppo vaghe ricevute dal gioco.


Decisioni che contano


Ampio spazio è stato dato alle scelte del giocatore. Infatti, sebbene inizialmente possa sembrare che le decisioni da noi prese siano poco influenti ai fini di trama, ben presto ci si rende conto di come il gioco non solo presenti diversi finali, ma anche diversi percorsi da intraprendere con i vari personaggi secondari. A seconda di come indirizzeremo e svilupperemo il nostro rapporto con alcuni di essi, potremmo ottenere importanti dettagli sulla storia e su aspetti che alla fin fine ci faranno decidere verso che finale andare. I personaggi secondari, nello specifico, sono delle compagnie piacevoli durante il nostro soggiorno al faro, anche se probabilmente si sarebbe potuto fare qualcosa in più per quanto riguarda la loro scrittura.


static dread: the lighthouse
Tre dei personaggi che possiamo decidere di ospitare nel nostro faro.

Oltre che ai diversi personaggi, dovremmo anche badare alle varie forze in gioco con i loro interessi. In questo mondo scosso da diversi cataclismi, con il mare come uno dei pochi mezzi disponibili per gli spostamenti, il guardiano del faro potrebbe risultare un alleato prezioso per diverse fazioni, organizzazioni o… entità.


Orrore Lovecraftiano


Stiamo parlando pur sempre di un titolo horror, quindi è giusto approfondire (senza fare spoiler) a quale tipo di orrore il giocatore sta andando incontro. Più che strizzare l’occhio con qualche reference, il gioco sembra essere ambientato in un racconto di Lovecraft a tutti gli effetti, con ambientazioni cupe ed uggiose, personaggi tormentati e tendenti alla follia, e, soprattutto, orrori cosmici.


Il gioco per fortuna si avvale di pochissimi (e mai esagerati) jump scare a favore di una costruzione della tensione più lenta e sottile. Per tutta la durata del titolo non avremmo mai paura di un mostro che all’improvviso ci assale alle spalle, ma di come la follia e corruzione mentale innescata da orrori cosmici potrebbe intaccare il nostro personaggio ed i suoi alleati.


Stile grafico e Comparto Tecnico


Il titolo si avvale di uno stile grafico ben preciso, ovvero il “retro horror”, uno stile grafico volto a riprendere quella che era un po’ l’estetica dei vecchi giochi horror, soprattutto quelli dell’era Playstation 1. Sebbene nei primi minuti di giochi questo stile potrebbe un po’ stranire, dopo un po’ riesce invece nel compito di accentuare non poco il senso di isolamento e claustrofobia del trovarci da soli all’interno di un faro decadente abbandonato da anni. La sapiente scelta del team di sviluppo ripaga, anche se va segnalata la presenza di alcuni problemi grafici che raramente si presentano, oltre che ad un paio di glitch nella visualizzazione delle icone di azione presenti solamente nei giorni 14 e 15 del gioco. Nulla che comunque rovini l’esperienza nella sua totalità, ma che è comunque giusto citare qui in fase di recensione del titolo.


static dread: the lighthouse
Lo stile Retro Horror di cui parlavamo.

Nota di merito va data ai modelli 2D dei personaggi che, con il loro stile macabro ed un po’ grezzo ben si sposano con l’ambientazione Lovecraftiana del titolo.


Giocato in cuffia dà il meglio di sé


La colonna sonora del gioco - o meglio, il suo comparto sonoro - si avvale prevalentemente di suoni ambientali, rumori bianchi ed alcune tracce sonore ben piazzate nei momenti giusti. Il gioco riesce a dare il meglio di sé giocato in cuffia, grazie alla quale i rumori bianchi riescono a generare un buon livello di ansia e disagio nel giocatore, oltre che ad aiutarlo a capire cosa stia succedendo intorno a sé e dove intervenire tempestivamente per risolvere qualche problematica.


Problemi di esposizione


Il difetto forse più lampante dell’intera produzione è sicuramente l’esposizione. Static Dread: The Lighthouse, un gioco fortemente testuale, dove il giocatore è chiamato a svolgere compiti e prendere decisioni in base a quel che gli viene comunicato, alle volte inciampa nell’essere chiaro su cosa vuole che il giocatore faccia. Questa poca chiarezza nel migliore dei casi si può tradurre in compiti non eseguiti alla lettera, con consequenziale perdita di denaro da parte del giocatore, oppure, nel peggiore dei casi, a scelte di trama prese erroneamente non avendo ben capito cosa il gioco ci stia comunicando.


Chiariamo, non tutto il gioco è colpito da questo fenomeno, ma in alcune notti al faro in cui magari le missioni risultano un po’ più articolate questa problematica si fa particolarmente percepibile.


Verdetto Finale

PRO

CONTRO

Storia ed intreccio interessanti. Stile grafico molto gradevole. Perfetto per gli amanti di Lovecraft. Un Job Simulator con queste tinte horror è un'idea molto interessante.

Qualche sbavatura a livello tecnico. Gli errori di esposizione alle volte diventano frustranti.

Static Dread: The Lighthouse si presenta come un titolo capace di fondere in maniera efficace elementi di Job Simulator, gestionale e toni horror, offrendo un’esperienza con un buon impatto. Pur con qualche incertezza sul piano tecnico e su quello della comunicazione degli obbiettivi talvolta poco chiara, il gioco riesce a convincere grazie alla sua ambientazione lovecraftiana e alla costruzione di una tensione psicologica e costante. Sicuramente un titolo consigliato a chi predilige una costruzione della paura più sottile e discreta rispetto a quella più immediata e brutale.


Voto Finale: 8/10


Ringraziamo Keymailer per averci fornito la chiave per recensire questo titolo.

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