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Recensione: Tackle For Loss – Tra football, gore e follia

Realizzato dallo sviluppatore indipendente Indifferent Penguin, Tackle for Loss è un particolare titolo horror psicologico in pixel art ispirato al football americano. Analizziamolo nella nostra recensione.

Cosa succede se prendiamo l’iconico Hotline Miami e lo fondiamo col football americano? Nasce Taclke For Loss, intrigante action a scorrimento sviluppato da Indifferent Penguin, studio di sviluppo composto da pochissime persone, situato in Germania. Forte di un genere consolidato ed impreziosito da scelte di gameplay peculiari che prendono direttamente dalle regole del football americano ed una storia intrigante, scopriamo come se la cava il titolo nella nostra recensione!


Questa recensione NON conterrà spoiler sulla trama!


Joe è un uomo distrutto Tackle For Loss

 

Il nostro protagonista, Joe, è ormai un ex stella del football che ha appeso la palla al chiodo dopo la tragica morte della figlia avvenuta anni prima. Tuttavia, Joe non si è mai rassegnato a questo tragico evento, ed è convinto che dietro la scomparsa della figlia ci sia qualcosa di più sinistro ed oscuro. Decide così di agire, forte della sua prestanza fisica maturata in anni di sport, e di dare il via ad una scia di violenza sommaria che lo porterà a scoprire verità forse ancora più terribili di quanto si aspettasse…


Tackle For Loss

Football e violenza

 

Come detto in apertura, Tackle For Loss prende la struttura di base degli action a scorrimento, nello specifico quella di Hotline Miami, ed aggiunge alla formula tutta una serie di meccaniche riprese proprio dal football americano. Infatti, durante la nostra avventura ci troveremo di fronte ad una serie di stage e per proseguire dovremmo tassativamente sconfiggere tutti i nemici presenti, ma con una “limitazione” ben precisa; in ogni stage possiamo eseguire solamente quattro attacchi. Se alla fine dei nostri quattro attacchi non avremmo sconfitto tutti i nemici presenti nello stage, il gioco decreterà automaticamente il game over, riportandoci all’inizio dello stage.


Ma perché proprio quattro attacchi? Semplice; nel football americano le partite sono divise proprio in quattro tempi, ed il nostro Joe dopotutto è un ex campione proprio di questo sport. Fortunatamente però, a smussare in qualche modo questa difficoltà ci pensano i potenziamenti che il gioco ci mette a disposizione, tendenzialmente tutti votati al combattimento, ma che se usati sapientemente permettono di rendere l’esperienza di gioco vagamente meno ostica.


Tackle For Loss

Parliamo di “vagamente meno ostica” per un motivo in particolare; il gioco, infatti, verte tutto il suo gameplay su uno degli stilemi più antichi dei videogiochi, ovvero il classico “Gioca, muori, ripeti”, portando però il tutto all’esasperazione.


Infatti, quello che non abbiamo detto è che uno degli obiettivi del gioco è proprio quello di aumentare il livello di stress nel giocatore non solo con tentativi e morti in rapidissima successione, ma addirittura arrivando a sbeffeggiarlo nel caso di fallimento. Oltre, infatti, ad un gentilissimo counter di quante volte abbiamo fallito nello stage sempre ben visibile nell’HUD, ad ogni Game Over riceveremo messaggi di scherno da parte del gioco che ci inviterà addirittura a spegnere e a dedicarci a qualcosa di meno impegnativo. Tolta l’ironia di tutto ciò, questa formula funziona molto bene ed è capace di creare un flow di gioco serrato, seppur frustrante.

 

In questa scia di violenza gratuita però, ogni tanto qualcosa scricchiola.


Non sappiamo per certo se questa cosa di cui andremo a parlare sia voluta dallo sviluppatore o si tratti di una leggerezza in fase di ideazione dei nemici; tuttavia, va detto che a volte quest’ultimi risultano fin troppo efficienti in quel che fanno. Per inciso, ci è capitato diverse volte di essere istantaneamente freddati da alcuni nemici all’avvio di uno stage, senza nemmeno la possibilità di posare le dita sugli analogici.


A parte queste piccole “problematiche”, il gioco scorre velocemente e piacevolmente per tutta la sua durata di circa cinque ore.


Un viaggio in una psiche tormentata


Tackle For Loss non è solo violenza e ripetizioni di azioni, ma è anche il viaggio nella psiche del nostro protagonista, Joe. Come detto in apertura, infatti, Joe è un uomo tormentato dalla perdita della sua adorata figlia, ma non solo. Procedendo nel gioco, infatti, apprendiamo altri dettagli molto importanti della sua travagliata vita, una vita fatta di momenti difficili, infortuni sportivi, alcolismo ed abuso di sostanze dopanti. Tutti questi fattori non hanno fatto altro che peggiorare la psiche di Joe che ora risulta frammentata, che adesso è costretto a convivere con violenti attacchi di emicrania e palesi scatti di ira.


Tackle For Loss

Degna di nota a nostro avviso è proprio la rappresentazione della psiche di Joe all’interno del gioco, rappresentata interamente all’interno di casa, una casa piena di porte che affacciano di volta in volta in ricordi sempre più dolorosi e reconditi che si sbloccheranno progressivamente al completamento di ogni stage.

 

Una tetra Pixel Art


Il comparto visivo di Tackle For Loss è semplice ma molto gradevole, caratterizzato da una pixel art ben realizzata. In generale tutti gli ambienti, dalla casa/psiche di Joe fino agli stage che andremmo a visitare sono visivamente accattivanti, forti anche dell’atmosfera macabra e tormentata che permea tutta la narrazione.


Tackle For Loss

Forse però si sarebbe potuto fare uno sforzo in più per quanto riguarda l’interazione con l’ambiente, qui ridotta all’osso. Nello specifico, in un titolo con un’ambientazione ed una narrativa così cupe, ci sarebbe piaciuto magari scoprire qualche segreto, trovare qualche collezionabile ed in generale tutti quei piccoli elementi puramente narrativi che contribuiscono a dare ulteriore spessore ad un mondo di gioco.


Una velata critica al sistema delle superstar sportive


Joe non solo ha vissuto un evento estremamente traumatico, ma ha condotto una vita fatta di gloria sportiva e di eccessi e per certi versi miserabile. Joe è di base una brava persona (o forse lo era?) che però è stata inghiottita da un sistema sportivo malato e sempre in cerca della perfezione, sistema che lo ha portato prima all’abuso di sostanze dopanti che hanno irrimediabilmente intaccato la sua mente e poi all’abuso di alcolici, fattore che ha aggravato ulteriormente la sua situazione, finendo per diventare un elemento polarizzante per il declino della sua carriera.


In tutto questo trova spazio un argomento da sempre molto discusso in ambito sportivo, specialmente nel football americano; i danni celebrarli a lungo termine causati dagli infortuni nel football. Nel corso degli anni infatti diversi studi hanno portato alla luce una situazione abbastanza drammatica per quanto riguarda i danni celebrali che molti atleti del football professionistico riportano durante il corso della loro carriera, danni che a lungo andare possono portare a sintomi decisamente gravi con l’avanzare dell’età, come ad esempio confusione mentale, incremento dell’aggressività e sbalzi di umore repentini, tutti sintomi che possiamo ritrovare proprio nel nostro Joe.


Quindi, da questo punto di vista, ci sentiamo di fare un plauso ad Indifferent Pengiun per aver integrato all’interno della sua opera una tematica così importante che spesso viene omessa quando si parla di sport.


Verdetto Finale

PRO

CONTRO

  • Storia cupa e ben raccontata.

  • Gameplay divertente e dall'alto livello di sfida.

  • Pixel Art ben realizzata.

  • Messaggio di fondo importante.

  • Poca interazione ambientale.

  • Durata forse un po' risicata.


Tackle For Loss si conferma come un titolo quasi dalla doppia anima; da un lato una narrativa cupa e grave che ci porta ad esplorare la psiche di un uomo tormentato e distrutto e dall’altro un gameplay fatto di violenza, velocità di esecuzione ed incitamento alla rabbia verso il giocatore quasi capace di far perdere le staffe alla persona più tranquilla del mondo. Questa mistura funziona tendenzialmente bene, e le vicende di Joe risultano intriganti ed appassionanti per tutta la durata del titolo, forse unico vero tallone d’Achille di tutta la produzione. Un’ora di gioco in più e magari qualche segreto da trovare durante il nostro viaggio sicuramente avrebbero impreziosito ulteriormente il titolo. Molto gradita invece l’intrinseca critica al sistema delle superstar sportive.

Voto Finale: 7.5/10

Ringraziamo Keymailer per averci fornito la chiave per recensire questo titolo.

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