Recensione: The Day I Became a Bird, Un volo breve tra amore e innocenza
- Luigi Cinquegrana

- 4 giorni fa
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Abbiamo giocato il titolo The Day I Became A Bird, ispirato ad una fiaba francese. Vi proponiamo le nostre impressioni.
Ci sono storie che, pur nella loro semplicità, riescono a colpire nel profondo. The Day I Became a Bird è una di queste: una piccola fiaba moderna che racconta con delicatezza l’innocenza dell’infanzia e la purezza del primo amore. Ingrid Chabbert racconta il primo amore con uno sguardo semplice ma autentico, quello tipico dell’infanzia, dove tutto è vissuto senza filtri, in modo spontaneo e totale. Qui l’amore non è complicato: è immediato, sincero, quasi assoluto. Ed è proprio questa semplicità a renderlo così potente. La trasformazione del protagonista diventa una metafora chiara e tenera di quanto, da piccoli, si sia disposti a tutto pur di avvicinarsi a qualcuno che ci piace, senza paura di sembrare strani o diversi. Le illustrazioni di Raúl Nieto Guridi accompagnano perfettamente il racconto, con uno stile essenziale che lascia spazio alle emozioni e rafforza la delicatezza della storia.
Per questo Hyper Luminal Games, insieme all’editore Numskull Games, ha deciso di trasformare questa piccola fiaba in un’esperienza videoludica, riprendendone i temi e le atmosfere. Il risultato è una narrazione meno silenziosa rispetto all’opera originale, ma comunque breve, delicata e capace di coinvolgere emotivamente il giocatore. Il titolo esce il 16 Aprile su tutte le console sul PC.

Volevo essere un uccello!
The Day I Became a Bird racconta la storia di Frank, un ragazzino sospeso tra i primi acerbi sentimenti, l’innocente bisogno di esprimere se stesso e una fantasia vivace che riflette tutta la purezza dell’infanzia. La sua quotidianità cambia quando si innamora di Sylvia, una compagna di classe con una passione fuori dal comune per gli uccelli, un interesse che finisce per diventare il centro del suo mondo.
Spinto da un amore tanto semplice quanto assoluto, Frank decide di avvicinarsi a lei nel modo più diretto che conosce: entrando nel suo stesso universo. Inizia così a osservare, studiare e imitare i volatili, fino a tentare di trasformarsi lui stesso in uno di loro. Questa scelta, al tempo stesso ingenua e profondamente significativa, diventa il cuore del racconto e una metafora efficace della spontaneità con cui i bambini vivono i propri sentimenti. La storia si sviluppa attorno a questa idea tanto surreale quanto tenera, costruendo un racconto che parla di amore fanciullesco, sincero e privo di filtri, ma anche della caparbietà e dell’immaginazione che caratterizzano l’infanzia.
Frank incarna il desiderio puro di essere visto e accettato, mostrando come, a quell’età, si sia disposti a cambiare, adattarsi e perfino reinventarsi pur di creare un legame con l’altro. Ne emerge una narrazione dolce e delicata, capace di mescolare leggerezza e significato, in cui il gesto paradossale della trasformazione non appare mai forzato, ma perfettamente coerente con la logica emotiva dei bambini. The Day I Became a Bird si configura così come una piccola ma intensa riflessione sull’amore nella sua forma più autentica: quella innocente, totalizzante e profondamente sincera dei primi anni di vita.

Una narrazione meno silente
Se l’opera letteraria si affida principalmente a una narrazione per immagini, costruita attraverso vignette silenziose ed evocative, la trasposizione videoludica sceglie invece un approccio leggermente diverso. La storia è meno “silenziosa”, ma mai invadente: sono presenti introduzioni, dialoghi e brevi testi che accompagnano il giocatore, senza però sottrarre spazio all’elemento centrale dell’esperienza. Anche nel videogioco, infatti, il ruolo principale resta affidato alle illustrazioni, che mantengono uno stile fanciullesco, semplice e delicato, capace di trasmettere in modo immediato le emozioni dei personaggi e l’atmosfera della storia.
La componente visiva continua quindi a essere il vero motore narrativo, mentre il testo si limita a guidare e arricchire l’esperienza. Il risultato è un’opera che si rivolge soprattutto a un pubblico giovane, ma che può parlare anche agli adulti, offrendo una riflessione semplice ma efficace sull’innocenza, sull’immaginazione e sulla sincerità dei sentimenti. In questo senso, il titolo riesce a mantenere intatto il suo spirito originale, diventando al tempo stesso una piccola lezione emotiva che non ha età.
Un gameplay interattivo, ma essenziale
Il gameplay del titolo è ben presente: non si tratta solo di una narrazione passiva, ma di un’esperienza interattiva in cui si controlla direttamente Frank. Il gioco si sviluppa nell’arco di quattro giornate, suddivise in piccoli capitoli, all’interno dei quali ogni giorno propone sessioni e minigiochi che portano alla conclusione della giornata stessa. Il titolo adotta una visuale in terza persona e propone livelli strutturati in cui il giocatore è chiamato a portare a termine semplici compiti, esplorando gli ambienti e raccogliendo collezionabili facilmente individuabili: le piume. Questi elementi, pur nella loro semplicità, contribuiscono a dare un minimo di obiettivo e progressione all’esperienza.

Accanto ai livelli più tradizionali, il gioco introduce anche sezioni alternative, come quelle in bicicletta, oppure fasi strutturate in modo diverso, in cui il gameplay si basa principalmente sul passaggio attraverso anelli. In questi casi, il giocatore deve attraversare un certo numero di cerchi per passare il livello, nonostante la diversificazione, anche questi risulteranno brevi e facili per un giocatore medio.

Non mancano inoltre alcune sezioni interattive tra un capitolo e l’altro, in cui la narrazione torna a essere più silenziosa e affidata a vignette. In questi momenti il gioco propone piccoli puzzle che il giocatore è chiamato a risolvere, anche se si tratta più di un espediente interattivo che di vere e proprie sfide, dato che la loro difficoltà è molto semplice e immediata.
Sono presenti anche fasi dedicate all’ideazione e alla realizzazione del costume da uccello, in cui il gameplay si riduce a un’azione guidata: bisogna seguire un percorso prestabilito con le forbici per tagliare con precisione il vestito. Anche in questo caso non si tratta di un’attività complessa, ma di una sequenza pensata più per accompagnare la narrazione che per mettere realmente alla prova il giocatore.

Accessibilità
Il titolo include anche alcune opzioni di accessibilità, tra cui una semplificazione dei comandi che rende l’esperienza più immediata e intuitiva. È inoltre presente una funzione utile che permette di evidenziare gli elementi interattivi: le persone con cui è possibile interagire vengono illuminate in giallo, mentre gli oggetti essenziali per il completamento dei compiti sono evidenziati in verde. Questa scelta offre una chiara semplificazione visiva, facilitando l’orientamento del giocatore e rendendo più lineare la progressione all’interno dei livelli. Si tratta di una soluzione coerente con la natura del gioco, pensato principalmente per un pubblico giovane e adolescenziale, per il quale l’immediatezza e la chiarezza delle informazioni a schermo risultano particolarmente importanti.
Comparto visivo e audio
Il comparto visivo è coerente con lo spirito dell’opera: fanciullesco, delicato e ispirato allo stile delle vignette originali. Questo contribuisce a creare una grafica fiabesca, quasi illustrata, perfettamente in linea sia con il materiale di partenza sia con il pubblico di riferimento.
Anche il comparto audio risulta particolarmente riuscito e rappresenta uno dei punti di forza del titolo. Le musiche e i suoni accompagnano con discrezione l’esperienza di gioco, rafforzando l’atmosfera dolce e immersiva senza mai risultare invasivi, ma anzi valorizzando ulteriormente la componente emotiva dell’opera.
Una Bella fiaba, ma un videogioco troppo sbrigativo
Siamo ormai giunti alla fine della recensione, ma è necessaria una premessa per evitare fraintendimenti: The Day I Became a Bird è un racconto travolgente, capace di arrivare dritto al cuore. È una storia innocente e toccante che permette di riscoprire la purezza dei primi rapporti, lasciando anche un velo di malinconia, proprio perché tratta i sentimenti con uno sguardo fanciullesco ma al tempo stesso sorprendentemente maturo. In questo senso, l’opera si presta perfettamente a essere raccontata ai più piccoli, anche in contesti educativi, proprio per i messaggi che trasmette.
Detto questo, sul piano videoludico abbiamo percepito l’esperienza come troppo breve e sbrigativa per raggiungere un livello di completezza più elevato. La durata complessiva di circa 90 minuti risulta infatti molto ridotta per un titolo di questo tipo, e anche la semplicità delle missioni e la quasi totale assenza di difficoltà possono essere considerate un limite, seppur comprensibile in un’opera ispirata a una fiaba, dove la sfida non è l’elemento centrale. Il vero punto critico, però, sta nella struttura narrativa: la storia alterna vignette, testi e momenti di gameplay in modo continuo, ma il ritmo risulta troppo veloce e non lascia il tempo necessario per assaporare pienamente l’atmosfera, la grafica deliziosa, il comparto sonoro e soprattutto la delicatezza del racconto. Si ha spesso la sensazione di un’esperienza travolgente ma troppo compressa, che non permette di immergersi davvero nel mondo narrato.
La narrazione riesce comunque a trovare una sua forza nel finale, lasciando al giocatore una sensazione positiva e una certa emozione residua. Tuttavia, resta anche l’impressione che il viaggio avrebbe potuto offrire di più, soprattutto in termini di durata e interazione, per valorizzare appieno il potenziale della sua delicata estetica e del suo messaggio.
Verdetto Finale
PRO | CONTRO |
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The Day I Became a Bird è una fiaba videoludica fanciullesca ed emozionante che mantiene il suo fascino anche nella trasposizione in videogioco. L’esperienza è delicata e piacevole, ma risulta piuttosto breve e semplice, pensata più come una piccola parentesi narrativa che come un’avventura profonda o articolata. Il titolo è quindi consigliato soprattutto a un pubblico giovane o a chi cerca un’esperienza rapida e leggera. Narrazione e gameplay non sempre raggiungono grande intensità, ma l’opera riesce comunque a lasciare un messaggio finale dolce e significativo. |
Voto Finale: 6.5 / 10






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