Resident Evil Requiem: la nona sinfonia di Capcom
- Mattia De Noto
- 30 minuti fa
- Tempo di lettura: 5 min
Al termine di una campagna di lancio di successo, è forse il caso di fermarsi a riflettere su quali sono gli elementi che rendono Resident Evil Requiem la nona sinfonia survival horror di CAPCOM.
Dopo trent’anni di evoluzione, la serie Resident Evil continua a reinventarsi senza perdere la propria identità.
Con Resident Evil Requiem, Capcom propone un capitolo che sembra voler riassumere tutto il percorso della saga: horror, azione, nostalgia e innovazione convivono in un’esperienza che guarda al futuro mantenendo lo sguardo ben saldo sul passato.
Fin dal lancio il titolo ha dimostrato di avere un impatto importante sul pubblico, raggiungendo rapidamente milioni di copie vendute e ricevendo valutazioni molto positive dalla critica internazionale. Ma al di là dei numeri, ciò che rende Resident Evil Requiem interessante è il modo in cui riesce a unire diverse anime della serie.
Due protagonisti, due anime del gameplay
Uno degli elementi centrali dell’esperienza di Requiem è la presenza di due campagne parallele, dedicate a Grace Ashford e a Leon S. Kennedy.
Non è la prima volta che Capcom sceglie un approccio a più protagonisti per raccontare le sue vicende ma, a differenza del passato, non abbiamo due campagne distinte tra cui scegliere. Sarà infatti la storia a dirci quando usare i nostri protagonisti, con un tempo di narrazione che ricorda molto la recente serie Amazon Fallout.

Grace è una giovane analista dell’FBI impegnata a indagare su una serie di morti sospette legate ai sopravvissuti al disastro di Raccoon City. La sua campagna è costruita attorno a un gameplay fortemente orientato al survival horror, con risorse limitate, esplorazione meticolosa e una costante sensazione di vulnerabilità.
L’approccio ricorda quello introdotto con Resident Evil 7: Biohazard e sviluppato ulteriormente in Resident Evil Village, ma che qui trova il suo apice: la tensione nasce dalla gestione delle risorse e dalla necessità di studiare attentamente l’ambiente e il comportamento dei nemici. Gli zombie stessi non sono più semplici ostacoli aggressivi, ma creature che sembrano conservare tracce della loro vita precedente. Questo elemento introduce nuove dinamiche, permettendo al giocatore di sfruttare l’ambiente o determinate situazioni per evitare lo scontro diretto.
La campagna di Leon, invece, rappresenta l’altra faccia della medaglia. Qui il gameplay assume una dimensione molto più action, con combattimenti spettacolari, un arsenale ampio e un ritmo decisamente più dinamico. Nonostante l’età del personaggio — ormai oltre i cinquant’anni — Leon S. Kennedy è un treno: con una cura nelle animazioni maniacale, non ci sarà avversario che l’ex agente della RPD non sappia affrontare. Le sue sezioni riportano in primo piano un’azione cinematografica fatta di combattimenti corpo a corpo, armi da fuoco e mosse finali che ricordano alcune delle fasi più spettacolari della serie, nella pratica si avrà la sensazione di giocare nei panni di un John Wick dai capelli biondi: tra colpi d’arma da fuoco, calci rotanti, finisher spettacolari e ogni singola arma dei nemici utilizzabile tramite lancio, potremo affrontare l’invasione come dei veri pro.

Tra le novità più curiose spicca anche l’utilizzo di un’ascia da combattimento che deve essere affilata dopo un certo numero di utilizzi, una meccanica che strizza l’occhio alla filosofia di gioco di Monster Hunter.
Il passaggio continuo tra le due campagne crea un equilibrio interessante: da una parte la tensione e la fragilità dell’horror più puro, dall’altra la potenza e l’adrenalina dell’action.
Una resa grafica impressionante
Dal punto di vista tecnico, Resident Evil Requiem rappresenta una nuova dimostrazione delle potenzialità del RE Engine, il motore grafico proprietario di Capcom.
Il gioco si distingue per:
illuminazione estremamente realistica
ambientazioni ricche di dettagli
animazioni dei personaggi credibili e naturali
Il risultato è un’esperienza visiva molto immersiva, capace di valorizzare sia gli spazi chiusi e claustrofobici delle sezioni horror sia le aree più ampie delle sequenze action.

Secondo le analisi tecniche pubblicate da Digital Foundry, il titolo mostra anche un lavoro di ottimizzazione particolarmente accurato, con prestazioni solide su tutte le piattaforme. Su PlayStation 5 il gioco raggiunge 60 fps stabili in modalità prestazioni, mentre la versione per Nintendo Switch 2 sorprende per la sua stabilità nonostante l’hardware portatile, mantenendo un frame rate elevato nella maggior parte delle situazioni.
Il piacere della scoperta: gli easter egg
Uno degli aspetti più apprezzabili di Resident Evil Requiem è la grande quantità di easter egg e riferimenti alla storia della saga disseminati nel corso dell’avventura. Il ritorno in alcune zone di Raccoon City — in particolare durante le sezioni dedicate a Leon — diventa l’occasione perfetta per inserire piccoli dettagli che i fan più attenti riconosceranno immediatamente.
Tra i riferimenti più evidenti si trovano:
documenti e registrazioni che richiamano gli eventi del primo Resident Evil, con citazioni a personaggi iconici;
oggetti collezionabili e materiali che rimandano direttamente alla Umbrella Corporation o alla passata lore introdotta l'arco di Ethan Winters
ambientazioni e scorci che ricordano luoghi iconici già visitati in Resident Evil 2 e in altri capitoli della saga
Molti di questi elementi non sono semplici citazioni nostalgiche: spesso contribuiscono ad arricchire la lore della serie, suggerendo collegamenti con eventi e personaggi del passato.

Online stanno già circolando numerosi video che raccolgono gli easter egg più curiosi presenti nel gioco, dimostrando come l’attenzione ai dettagli da parte di Capcom vada ben oltre il semplice autocitazionismo.
Alcuni esempi sono decisamente più insoliti, come la comparsa di un gigantesco tofu che spunta da una parete distrutta — evidente riferimento alla celebre modalità tofu della saga — oppure la possibilità di cimentarsi con una roulette funzionante nascosta in una delle location esplorabili.
Questa cura quasi maniacale per i dettagli contribuisce a rendere l’esplorazione ancora più gratificante, soprattutto per i fan di lunga data che conoscono bene la storia del franchise e che potranno divertirsi a scoprire, scena dopo scena, i numerosi richiami disseminati nel gioco
Un ponte tra passato e futuro
Nel corso degli anni la serie Resident Evil ha attraversato numerosi cambiamenti stilistici: dal survival horror classico dei primi capitoli all’azione più marcata di alcune iterazioni successive, fino al ritorno alle atmosfere più tese iniziato con Resident Evil 7: Biohazard.

Resident Evil Requiem sembra voler riunire queste diverse fasi della saga in un unico progetto.
La campagna di Grace rappresenta l’evoluzione più moderna del survival horror della serie, mentre quella di Leon recupera l’energia e lo spettacolo dei capitoli più orientati all’azione. Il risultato è un titolo che riesce a dialogare con diverse generazioni di giocatori.
Un capitolo destinato a lasciare il segno
Con una campagna principale di valore e una ricezione critica più che favorevole, Resident Evil Requiem si propone come uno dei capitoli più ambiziosi della serie. Il lavoro del game director Koshi Nakanishi e del designer Isamu Hara dimostra come sia ancora possibile innovare una saga storica senza tradirne lo spirito.
Tra tensione, azione spettacolare e un forte legame con la storia del franchise, Resident Evil Requiem rappresenta una sorta di punto di convergenza per tutto ciò che la serie ha costruito negli ultimi trent’anni.
È un capitolo che non si limita a guardare indietro con nostalgia, ma prova anche a indicare la direzione futura di uno dei franchise più importanti nella storia dei videogiochi.






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