Recensione: Stonemachia: il viaggio Dantesco tra scacchi, angeli e parate perfette
- Giuseppe Calzatini

- 12 giu
- Tempo di lettura: 7 min
Uscito esclusivamente su PC il 26 maggio scorso, Stonemachia è il primo titolo del team di Crossfall Games. Abbiamo avuto la possibilità di giocarlo e di seguito il nostro pensiero.
Con la progettazione iniziata durante la pandemia di Covid del 2020, Stonemachia è il primo progetto di un piccolo team indipendente italiano di nome Crossfall Games, che ha scelto di confrontarsi con il sempre più affollato panorama dei soulslike.
Sviluppato con risorse molto contenute ma con una chiara visione artistica, il titolo ha attirato l'attenzione di molti appassionati sin dalle prime presentazioni grazie alla sua peculiare ambientazione d’ispirazione italica, costruita attorno a un mondo dominato da angeli, scacchi e da gigantesche creature scolpite nella roccia. Pur ispirandosi alle opere di FromSoftware, Stonemachia cerca infatti una propria identità, puntando meno sulla semplice imitazione delle formule più celebri del genere e più sulla costruzione di un'esperienza compatta ma personale.
Il risultato è un piccolo soulslike indie che guarda con rispetto ai grandi nomi del settore, ma che dalla sua uscita è già riuscito a crearsi una sua piccola nicchia.

Il gotico e surreale mondo di pietra
L’ambientazione del gioco, principalmente la città di Medhelan è definibile un sogno grottesco, ispirato a diverse città italiane e tanti quadri e affreschi famosi. Principale ispirazione è l’architettura lombarda della città di Milano e soprattutto richiami al Duomo, ma non solo. Ci sono paesaggi collinari e una parte della città è interamente in acqua richiama in maniera molto palese la città di Venezia. Risconoscere con facilità l’ispirazione dietro questi luoghi è una gioia, anche se questi mantengono anche molta originalità, il che è particolarmente apprezzabile. Per affreschi e quadri l’ispirazione, come ammesso dal team di sviluppo stesso, deriva da opere come Consegna delle chiavi di Pietro Perugino, la torre di Babele di Bruegel, L'isola dei morti di Böcklin, la scala dei Giganti di Canaletto e altri ancora.
Stonemachia presenta un mondo esplorabile, con zone ben interconnesse e molto varie nella loro estetica, una continua sorpresa esplorativa ricca di dettagli che porta il giocatore a voler esplorare sempre di più. Le aree non sono molto vaste e per la maggior parte sono quasi tutte piuttosto lineari, ma non per questo potremmo dire che siano di facile esplorazione. Infatti, nelle mappe ci sono tanti segreti da poter scovare. Questa cura per il dettaglio la ritroviamo anche in dei boss e spesso anche in degli NPC.

Un elemento che ci ha strappato una risata è stato che ai bordi delle mappe, invece che dei muri invisibili, compaiono delle mani di pietra che ci alzeranno il terzo dito ogni volta che proveremo ad attraversarle. È un dettaglio da poco tutto sommato, ma che rappresenta bene la nostra natura italiana, di noi che non sempre abbiamo bisogno di parlare con parole, perché spesso ci basta un semplice gesto per farci capire.
Scacchi angelici
Il titolo inizia in una grande sala che successivamente scopriremo chiamarsi Armarium. Qui dovremmo scegliere uno dei pezzi della scacchiera da usare. Le scelte sono quattro: Pedone, Alfiere, Cavallo, Torre. La scelta che faremo in questa stanza ci accompagnerà fino alla fine, e soprattutto essa influenza lo stile di gioco. Noi abbiamo scelto l’Alfiere, che è uno stile rapido, che fa pochi danni e ne riceve tanti.
Effettuata la nostra scelta, ci ritroveremo in un campo di battaglia a forma di scacchiera dove impareremo le basi del gameplay tramite tutorial. Da qui parte la nostra trama e la nostra lore. A fine combattimento, infatti, il protagonista Zefiro cadrà dai cieli in terra, iniziando un suo viaggio di vendetta tra il dantesco e il miltoniano nella già citata città di Medhelan.

La lore del gioco ci verrà narrata tramite dialoghi con i vari NPC e di tanto in tanto anche l’aspetto dei mob ci aiuterà a capire qualcosa di più. Non abbiamo oggetti o altro a narrarci la storia di questo mondo, ma abbiamo dei collezionabili: vinili, che ci permettono di cambiare la soundtrack del momento e le carte, che, accumulate, ci permetteranno di sbloccare armature alternative a quelle base nell’Armarium. Ogni carta si presenta con una piccola descrizione in latino, ma la citazione scritta sulla carta raramente ci dirà qualcosa di concreto sulla lore, di conseguenza, si tratta di una scritta principalmente estetica. Il titolo in più è pieno di riferimenti culturali, come un topino di nome Don Quiscotte che affronta i mulini… solo che in questo caso i mulini sono dei mob del gioco.
Il gameplay
Quando a inizio recensione abbiamo detto che il titolo s’ispira alle produzioni From software non è stato casuale. Abbiamo già menzionato le ambientazioni dark ed un protagonista silenzioso e anonimo come palesi esempi; ma, per quanto concerne le ispirazioni, la cosa più interessante è in realtà il combat system. Basato principalmente sul parry come nel caso di Sekiro, con il quale condivide anche una componente action marcata, il gioco non ci presenta un inventario ed anzi, non avremo nemmeno delle statistiche da aumentare singolarmente. Facendo salire di livello il personaggio, tuttavia, aumenteremo mana, vita. attacco e difesa di ogni forma che potremmo prendere.
Perché se è vero che in Stonemachia inizieremo il nostro viaggio come pedone, avanzando nel gioco andremo sbloccando le varie forme degli scacchi con le loro classi e ciò ci porterà grande diversità di gameplay, giacché ogni pezzo ha delle caratteristiche e attacchi unici.
L’alfiere come detto in precedenza predilige la velocità. Il suo parry richiede maggiore precisione rispetto a quello del pedone, in quanto con ogni attacco parato permette d’infliggere una ferita cumulativa al nemico. Infliggendo abbastanza ferite e poi attaccando normalmente, riusciremo a fare molti più danni, compensando così l’attacco molto basso dell’alfiere. La torre, come negli scacchi, è un Tank: fa molti danni ne riceve di meno, ma è molto lenta. In compenso il parry richiede meno precisione degli altri. Il cavallo è una classe guaritrice, come dice la descrizione stessa in gioco, molto veloce, con un parry simile a quello del pedone. Questa classe permette di curarsi molto più spesso delle altre.

Per la cura in generale, invece, avremo una piccola ampolla alata che ci seguirà per tutto il gioco; ogni volta che uccideremo un nemico o faremo un parry, accumuleremo la bevanda curativa usabile in modo istantaneo in qualsiasi momento. Si tratta di uno strumento da non sottovalutare, in quanto questa cura istantanea ci permetterà più volte di sopravvivere agli scontri tra un attacco e l’altro. Inoltre, dal terzo capitolo del gioco avremmo un piccolo albero delle abilità che ci permetterà alcuni piccoli vantaggi in una o altra forma.
Il gioco per quanto riguarda i nemici affrontabili presenta una bassa varietà, ma ciò non significa che siano tutti uguali. Ogni zona del gioco introduce almeno due tipologie di mob. I boss, al contrario, sono per la maggior parte diversi e alcuni anche particolarmente iconici e soprattutto in grado di mantenere alto il grado di sfida del gioco.
Piccola nota di merito al team di sviluppo riguardo le Boss fight: ogni boss ha un suo move set che varia spesso, rendendolo difficile la memorizzazione. Di conseguenza bisogna utilizzare le proprie abilità da giocatore per parare, schivare e contrattaccare al momento giusto. Le mosse certo possono essere imparate, ma non è possibile prevedere l’attacco successivo dei vari boss. Sono gli schemi a non essere prevedibile, anche una volta apprese tutte le mosse dell’arsenale dell’avversario. In un certo momento abbiamo anche una boss fight più tendente al puzzle che ad uno scontro di combattimento vero e proprio.
Oltre ciò, il titolo presenta anche un curioso minigioco di pesca che, una volta completato, ci permetterà di affrontare altri mob e boss. Non sarà infatti difficile trovare in giro per la mappa di gioco delle esche da pesca.
Lato tecnico
Il titolo è interamente sviluppato in Unreal Engine, ben ottimizzato, considerando che solo parte del gioco chiamata l’abisso abbiamo avuto qualche piccolo problema di framerate, soprattutto poiché essa è una zona molto vasta e molto piena di dettagli.

La colonna sonora ricorda un misto tra il classico dei soul e qualche nota alla Nier, molto particolare e piacevole all’orecchio. Inoltre, il titolo presenta un doppiaggio audio in italiano che è stato ben gradito.
I problemi della scacchiera
Il titolo presenta alcuni problemi, sia di natura tecnica che di game design, ed in particolare uno di gameplay, probabilmente dovuti alla poca esperienza del team. Tra quelli di natura tecnica, le hitbox e le compenetrazioni sono il difetto più grave. Altro problema tecnico è la cam, per l’esattezza il lock della cam sui nemici che, in alcuni momenti di gioco, diventa ingestibile, tant’è vero che alla fin fine abbiamo preferito giocare a telecamera libera. Per quel che riguarda il fenomeno di shuttering, esso non si è presentato al di fuori della zona dell’abisso già citata.
Dal punto di vista di game design abbiamo riscontrato due problemi. Il primo è la distribuzione poco bilanciata dei checkpoint: il gioco presenta infatti aree in cui l’assenza di questi pesa sull’esperienza ed altre aree in cui ve ne è una presenza eccessiva. Anche il drop di piume da parte dei nemici è risultato sbilanciato: andando avanti nel gioco, abbiamo infatti avversari con maggiori HP, ma non riceviamo dalla loro sconfitta premi migliori.

Sul fronte del gameplay, invece, ci troviamo dinanzi ad un elemento che dà sensazioni contrastanti. Quando si muore in Stonemachia la valuta di gioco che perdiamo si condenserà in un piccolo essere che, appena ci vedrà arrivare, scapperà in giro per la mappa. Quando qualcosa del genere succede in una zona di nemici non è un problema ed anzi può risultare divertente, ma quando capita contro i boss, recuperare le piume perse potrebbe essere frustrante.
Gli sviluppatori, comunque, hanno molto a cuore il loro progetto e ciò si vede nei continui aggiornamenti che vengono proposti per il titolo, alcuni dei quali apportano migliorie sensibili all’esperienza di gioco, come ad esempio il viaggio rapido tra un checkpoint e un altro dell’aggiornamento 1.0.2 e l’aumento del drop di alcune carte.
PRO | CONTRO |
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Stonemachia è un buon titolo del genere, con un gameplay dinamico e molto intrigante, forse non adatto ai novizi, che potrebbero trovarlo punitivo. È un titolo molto originale nonostante l’ispirazione all’ormai ben diffuso genere dei soulslike, che richiama l’estetica del nostro Paese nelle sue ambientazioni. Con un budget ridotto, il titolo riesce comunque a sorprendere tanto. Apprezzati sono il doppiaggio italiano, la colonna sonora e, soprattutto, le boss fight, durante le quali lo schema di attacco non è completamente prevedibile neanche dopo aver appreso l’intero moveset del nemico. Ci sono dei piccoli problemi tecnici, di bilanciamento e di game design, ma gli sviluppatori sono molto presenti e sono sempre a lavoro per perfezionare la loro opera e renderla più fruibile. |






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