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Speciale: cinque indie horror particolari da recuperare

Vi proponiamo cinque videogiochi horror indipendenti che potrebbero esservi sfuggiti in un mercato dell’orrore molto affollato.

L’ansia e la paura sono due emozioni primordiali molto affascinanti. Durante il corso delle nostre esistenze, facciamo di tutto per starne alla larga, temendole. Eppure, molto spesso, sono le prime che ricerchiamo in opere di fantasia, forse perché alla ricerca di un mero brivido, oppure perché la curiosità ha una spinta motivazionale maggiore rispetto al buon senso. Oggi, vedremo da vicino molte sfaccettature di un genere in grado di scaturire queste due emozioni, e lo faremo consigliando cinque videogiochi di stampo indipendente.

 L’horror, è un genere che attraverso i secoli ha sempre raggiunto le case di appassionati e non, tramite una moltitudine di media in grado di evolversi nel tempo, dalla pittura e la carta stampata, fino alla realtà virtuale. Innegabile, che questo sia stato possibile grazie e soprattutto alla sua straordinaria versatilità. Ma cosa intendiamo per versatilità? Bè, prima di tutto, “horror” è un termine ombrello che racchiude sotto di sé, una moltitudine di sottogeneri atti a definire che peculiarità presenta quel tipo di storia dell’orrore (horror psicologico, body horror, slasher…); poi, c’è da dire che è un genere che senza ombra di dubbio ha la capacità di sposarsi egregiamente con altri (dramma, sci-fi e thriller in particolar modo) per cercare di proporre un risultato che sia quanto più unico possibile.

 

Insomma, stiamo parlando di un genere veramente ricco di sfaccettature ed è bene sottolineare che anche in campo videoludico non è certamente rimasto a guardare, sapendosi riadattare e riproporre nel corso dei decenni. In questo ambito, troviamo spesso la sigla “horror”, preceduta dal sostantivo “survival” che serve per descrivere tutti quei titoli che presentano meccaniche di sopravvivenza quali approvvigionamento armi e cure, ma, come vedremo tra poco, non tutti gli horror hanno queste caratteristiche.


Le origini dell’orrore videoludico

 

Facendo un salto indietro nel tempo, gli anni Novanta sono stati un decennio fondamentale per la nascita e la crescita di questo genere in questo panorama. Nel 1992, Infogrames con il suo Alone in the Dark ha posto delle basi importanti che quattro anni più tardi Capcom ha utilizzato per  creare il primo capitolo della saga horror più famosa della storia in campo videoludico: Resident Evil.

 

resident evil requiem
Resident Evil è ancora oggi uno dei pilastri più popolari del genere horror

Nel 1999 Konami, invece, con il suo Silent Hill, porta sul mercato una prima piccola rivoluzione. Discostandosi completamente dai mostri convenzionali e dalle visuali isometriche, vanto dei due titoli sopracitati, nonché dalle meccaniche prettamente punta e clicca di Clock Tower uscito nel 1995, il capolavoro dell’ormai fu Team Silent si impose sul mercato con un prodotto in grado di focalizzarsi maggiormente sull’orrore psicologico.

 

I decenni successivi sono stati perlopiù di innovazione e adattamento. Il genere ha potuto continuare a proliferare grazie ad un notevole ventaglio di opere che magari si discostano dall’identità tracciata dai veterani degli anni Novanta ma solo per portare nelle case dei videogiocatori delle produzioni diverse, che strizzano maggiormente l’occhio al medium cinematografico e che da esso, apprendono come meglio possano legarsi ad altri stili. È il caso di Dead Space, survival horror ambientato nello spazio caratterizzato da corridoi strettissimi con spiccati riferimenti ad Alien;  The Last of Us, opera eccezionale che si muove nel drama più totale su uno sfondo post-apocalittico; Outlast, un vero e proprio “found” footage; Until Dawn, praticamente un film interattivo; ed è il caso di parlare anche di Doki Doki Literature Club, visual novel dalle spiccate tonalità rosee che nasconde verità tragiche. Queste opere hanno rappresentato e rappresentano tutt’ora, un mercato in continua evoluzione.

Ma, come si può notare anche da un paio di titoli citati, il panorama indipendente è terreno molto fertile per il genere, soprattutto tenendo a mente che sovente il raccolto viene osservato anche dalle grandi produzioni.

 

Proprio per questo, oggi siamo qui per proporvi un pool di cinque titoli low budget passati inosservati che dovreste recuperare.


5. missed messages (2019)

 

Sviluppato e pubblicato da Angela He nel 2019, Missed Messages è una breve ma molto ispirata visual novel. Ambientata perlopiù in un dormitorio e definita dall’autrice una romance horror, l’opera, che presenta anche delle componenti punta e clicca, tratta temi molto forti quali salute mentale, depressione e suicidio. Chiariamoci però, stiamo parlando di un titolo che richiede sessanta minuti per raggiungere tutti i finali, per cui, chiaramente, non ci si deve aspettare un saggio in grado di sviscerare queste problematiche nella loro totalità. Tuttavia, missed messages ci pone un accento non indifferente andando a sensibilizzare su temi che di rado, all’interno del panorama videoludico, vengono presi di petto.


Ad incorniciare il tutto, ci sono gli straordinari sfondi disegnati a mano direttamente dall’autrice. Sfondi che ammaliano il giocatore nelle fasi più rilassate del gioco grazie ai loro colori parecchio tendenti al caldo, quasi da cozy game, salvo poi virare bruscamente su dei tetri freddi in fase di climax, senza dimenticarsi di accompagnare anche una particolare sezione onirica.


missed messages

Missed Messages non è un gioco horror nel senso più classico del termine ma preferisce narrare delle vicende drammatiche agganciandosi in corso d’opera a quel genere così da ottenere un risultato in grado di spiazzare lo spettatore mettendolo decisamente a disagio, anche al netto di una controparte ludica che, per tipologia di gioco, è quella che è.


Il videogioco è attualmente disponibile su Steam.


4. Dredge (2023)


Un pescatore si dirige verso una piccola baia per accettare un offerta di lavoro, quando, verso il crepuscolo, finisce nel bel mezzo di una tempesta e si schianta ai piedi del faro della cittadina portuaria. Gli abitanti lo aiutano a rimettersi in sesto ma è proprio durante le battute di pesca notturne per ripagare la gentilezza dei cittadini, che il protagonista si accorgerà di strani avvenimenti. Dredge è il secondo horror atipico che vi proponiamo oggi.


dredge

Sicuramente il più famoso dell’intero pool, il lavoro di Black Salt Games pubblicato da Team 17, Dredge è perfetto sotto tutti i punti di vista per apparire in questa serie di recuperi perché mescola abilmente le battute di pesca con gli elementi più psicologici dell’horror senza tralasciare anche qualche piccolo elemento survival. Lo definiamo atipico perché, svolgendosi perlopiù alla luce del giorno eseguendo attività rilassanti, non è caratterizzato da un tratto horror che salta subito all’occhio. Ciò non toglie che il titolo è di primo livello perché affronta temi quali la solitudine e la perdita in una maniera talmente leggera e delicata, seppur spesso inquietante, da renderlo davvero alla porta di tutti, anche e soprattutto dall’alto di un lato ludico estremamente divertente dove il fulcro di tutto, la pesca, segue degli iter che solitamente ritroviamo nei giochi di ruolo.


Le primissime fasi del gioco infatti, sono contraddistinte da mezzi e possibilità molto modeste, ma una progressione ben realizzata è in grado di appagare il giocatore proponendo sempre l’accesso a nuovi pesci e nuovi miglioramenti al raggiungimento di determinati requisiti. Sono meccaniche che non si disdegnano mai, insomma. Per ampliare eventualmente l’esperienza di gioco sottolineiamo che l’opera vanta ben 2 DLC: The Pale Reach e The Iron Rig.


Il videogioco è disponibile su tutte le piattaforme.


3. Killer Frequency (2023)


Gallows Creek. 1987. Nello studio dell’emittente radiofonica KFAM, durante il blocco notturno arriva una telefonata da parte di un operatrice del 911 che dichiara di aver trovato lo sceriffo assassinato e la vice sceriffo svenuta. Le linee con i paesi limitrofi sono state interrotte ed poiché il terzo agente in forza è in ferie, l’operatrice decide di andare a chiedere aiuto alle contee vicine e, nel mentre, dirotta tutte le telefonate del centralino, alla stazione radio.


killer frequency

L’ultima fatica del Team 17 nelle vesti di sviluppatori si pone al pubblico come un opera in prima persona in grado di tenere altissimo il tasso di coinvolgimento grazie ad un world building splendidamente costruito solo ed esclusivamente mediante dialoghi e qualche scorcio di città. Attraverso le chiamate degli ascoltatori-vittime, il gioco si trasforma praticamente in un puzzle-game telefonico in cui, attraverso i vari indizi reperibili nello studio, il protagonista deve aiutare le persone a fuggire dal killer in attesa dell’intervento dei rinforzi. Quest'opera è molto suggestiva e mischia in maniera eccelsa il thriller con l’horror prettamente tipico degli anni Ottanta non scordandosi di accompagnare tutto con colori peculiari, soprattutto al neon ed una selezione musicale che fa tanto ricordare quegli anni. Nella sua semplicità, il punto di forza è la struttura narrativa, capace di raccontare una grande porzione di lore cittadina, pur facendoci passare la maggior parte del tempo nella cabina di registrazione. I colpi di scena non mancano.


Il videogioco è disponibile su tutte le piattaforme.


2. Tormented Souls 2 (2025)


Dopo aver salvato Anna durante gli eventi del primo capitolo, Caroline Walker decide di recarsi con quest’ultima presso Villa Hess per cercare di dare un senso ai suoi strani comportamenti ed alle sue strane allucinazioni. Arrivate al convento, le due vengono accolte calorosamente da Sorella Angelica che le mette a proprio agio e le fa riposare in attesa di incontrare le cariche più alte del convento. Durante il riposino però, Anna sparisce inspiegabilmente, nel convento cala la notte e delle sorelle non sembra esserci più traccia.


tormented souls 2

Il sequel del certamente più blasonato Tormented Souls è uscito in sordina nell’ottobre del 2025 messo in ombra, purtroppo, dai rilasci in concomitanza delle produzioni più rinomate. Male, perché Tormented Souls 2 può tranquillamente dire di essere uno dei pochi survival horror veramente survival usciti negli ultimi anni, se non decenni.

Peculiarità del titolo sviluppato dai ragazzi di Dual Effect con pubblicazione PQube è quella di unire un gameplay retrò, stile Resident Evil, con delle atmosfere e degli sviluppi narrativi prettamente tipici di Silent Hill. Munizioni rilasciate col contagocce ed enigmi veramente impegnativi sono il dictact di quest’opera, in grado di mettere a disagio il giocatore non solo con la complessità dei puzzle - che però accentua notevolmente latmosfera claustrofobica - ma anche e soprattutto tramite un focus particolare sul sonoro, eccezionale, ed una colonna sonora in grado di sottolineare pregevolmente momenti di ansia e momenti di sollievo. Il cimitero e la scuola sono certamente le aree più difficili da superare per i giocatori più suggestionabili ma, in generale, il titolo è in grado di disturbare parecchio anche al di fuori di queste due sezioni. Alcuni risvolti narrativi e qualche boss fight un po’ frustrante principalmente per assenza di indicatori, invece, sono i punti meno ispirati di questo Tormented Souls 2.


Il videogioco è attualmente disponibile su Playstation 5, Steam ed Xbox Series X/S.


1. Crow Country (2024)


È il 1990 e l’agente speciale Mara Forest viaggia a tutta birra nel cuore della notte per raggiungere un parco di divertimenti in disuso di proprietà di Edward Crow, la cui figlia, Natalie, ne ha recentemente denunciato la scomparsa alle forze dell’ordine.


Nel 2024, SFB games, software house con un retaggio da sviluppatori di coloratissimi giochi per mobile, ha deciso di azzerare le proprie logiche per viaggiare a vele spiegate all’interno dell’universo dei survival horror. I colori che tanto contraddistinguono le opere di questi sviluppatori spariscono nei primi secondi di gioco, facendo spazio a luoghi abbandonati e inquietanti dove le tonalità scure e seppia sembrano le uniche rimaste di tutta la tavolozza.


crow country

Anche in questo caso, parliamo di un opera che si rifà all’estetica tipica dei classici giochi della prima Playstation, ma in maniera diversa. La visuale isometrica del titolo precedente lascia spazio alla tipica resa celebre dall’intramontabile Final Fantasy VII, quindi, con una rotazione a 360° decisamente più accessibile, mentre il menù di stato ricalca la resident-eviliana memoria. Anche la storia strizza l’occhio al colosso di casa Capcom, tuttavia una certa autorialità e qualche risvolto tutt’altro che banale la elevano notevolmente facendo sì che questo Crow Country tracci un sentiero proprio.


Ci sono anche vibe della fortunata serie Konami, Silent Hill, da ritrovarsi in alcuni punti psicologicamente ispirati. Anche in questo caso, gli enigmi sono di alta caratura seppur, fortunatamente, non raggiungano i livelli di frustrazione del titolo precedente. I punti di forza sono senza ombra di dubbio l’estetica, mostri inquietantissimi, i tratti mistery, la varietà delle sezioni ed cast di personaggi che viaggia tra l’ambiguo e il disturbante. L’atmosfera è di livello eccezionale e la scelta stilistica, ricaduta sulla grafica low-poly, rende tutto più suggestivo accentuando le tonalità di nero che rendono ancor meno sicuro il giocatore. La colonna sonora è molto affascinante e tiene bene il gioco sui binari del mistero.


Il videogioco è disponibile su tutte le piattaforme.

In conclusione, anche se il genere può aver dato l’impressione di essere in stallo in passato, in realtà gode di ottima salute per merito di quegli sviluppatori che sono in grado, più di altri, di intercettare i bisogni dei videogiocatori, stupendoli spesso con nuovi mix di meccaniche o facendo breccia nei loro cuori tramite il fattore nostalgia.

 

Ora, non resta altro che vedere che direzione prenderà il genere negli anni a venire, per scoprire se le tecnologie future potranno imporre la realtà virtuale come alternativa valida; un’alternativa della quale oggi non abbiamo parlato, nonostante essa vanti ottimi titoli, anche di serie famose, per via di dati di vendita scoraggianti o poco chiari.

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